Il direttore generale Asl At Giovanni Gorgoni, dopo le accuse tramite stampa del Comitato Art. 32 (Qui la lettera) su Ospedale Valle Belbo, hospice, ex maternità, risponde attraverso lo stesso mezzo.
La lettera aperta inviata dai Comitati Art.32 agli organi di stampa contiene imprecisioni, affermazioni con corrispondenti al vero e lacune.
In premessa, mi sia consentito un richiamo al “galateo” istituzionale. La missiva è stata spedita a tutte le testate giornalistiche, e dunque all’opinione pubblica, ma non al diretto interessato, che l’ha letta a mezzo terzi.
Quando si ha l’ambizione di rappresentare la cittadinanza, richiamando esplicitamente i valori costituzionali, la forma è anche sostanza. Tanto più che non è mai stata negata una richiesta di confronto diretto.
Gli incontri con i rappresentanti del Comitato sono stati 4 (febbraio e dicembre 2025, gennaio e marzo 2026) e non 2 come indicato dagli scriventi. L’ultimo risale al 31 marzo, data in cui si è svolta la visita al cantiere dell’Ospedale della Valle Belbo, occasione per testimoniare visivamente quanto si sta facendo, inclusa la localizzazione dei servizi.
Era una giornata molto ventosa (verba volant), ma camminando nei corridoi e visitando le future camere di degenza sono state chiaramente indicate le destinazioni degli spazi, incluso l’Hospice, inon previsto nella Delibera del Consiglio Regionale 253 del 2022 su cui si è basata la progettazione dell’opera.
Questa direzione ha pianificato che l’Hospice, oggi localizzato nel vecchio presidio nicese, sia trasferito nel nuovo Ospedale della Valle Belbo dove, in linea con il documento di indirizzo, saranno presenti anche il reparto di medicina e la radiodiagnostica. Con l’avvallo dell’Assessore regionale alla Sanità, Federico Riboldi, è stato inoltre previsto l’inserimento della chirurgia ambulatoriale complessa: il progetto innovativo verrà implementato con un finanziamento dedicato.
Sull’Ospedale di Comunità e la Casa di comunità nella ex-Maternità di Asti sono state fatte affermazioni non veritiere. Più volte l’Assessore Riboldi e questa stessa Direzione hanno precisato che l’opera conserva tutta la sua ratio e i relativi finanziamenti perché si realizza con Fondi UE Sviluppo e Coesione (FSC) e con i fondi PNRR già assegnati.
L’insufficienza di questi ultimi è stata rilevata e fatta emergere dall’attuale Direzione agli inizi del 2025 visto che l’opera presentava già a settembre 2024 – data della stipula del contratto – una complessità, un cronoprogramma e degli imprevisti pesantemente incompatibili con le scadenze del PNRR.
La strategia messa in atto di concerto con la Regione Piemonte va esattamente nella direzione opposta alla perdita di finanziamenti data per certa dai Comitati Articolo 32.
L’Ospedale di Comunità di Nizza Monferrato viene realizzato in “overbooking”, con l’acquisizione di uno specifico Codice Unico di Progetto, offrendo il servizio programmato secondo i parametri del PNRR, anche se su una sede differente, e conservando il finanziamento per i lavori della sede originaria all’ex Maternità. Si tratta di una prassi condivisa da altre ASR che avevano necessità di tempi aggiuntivi per completare le strutture originarie; è previsto che le strutture “overbooking” si integrino alla rete territoriale.
Sarà una questione di pura programmazione regionale la destinazione dei 20 posti residenziali da realizzare all’ex Maternità che rimangono aggiuntivi: potrebbero essere il secondo Ospedale di Comunità della ASL (il DM77/2022 ne consente effettivamente due per una popolazione di circa 200.000 abitanti), potrebbero essere l’agognato Hospice per Asti o un altro setting assistenziale residenziale. E quanto alla Casa della Comunità ad Asti si tratta di struttura aggiuntiva che serve abbondantemente visto che l’Ospedale Massaia ha bisogno di dirottare altrove molti servizi tipicamente territoriali.
I fondi FSC in integrazione a quelli PNRR servono per sopperire ai vari imprevisti intervenuti (dalla presenza di amianto e al rifacimento di coperture deteriorate anche a causa di atti vandalici) e alla realizzazione delle centrali energetiche e tecnologiche per il funzionamento dell’Ospedale e della Casa di Comunità.
Per evitare strumentalizzazioni, come ricordato più volte al Comitato nei vari incontri, ricordiamo che le uniche opere finanziate da sempre riguardano la Centrale Operativa Territoriale (già attiva al Cardinal Massaia in attesa di completamento dei lavori all’ex Maternità), Casa di Comunità e Ospedale di Comunità previsti su una porzione dell’intera struttura e non sull’intero edificio che avrebbe bisogno di provvista finanziaria ben più cospicua.
Per quanto riguarda la realizzazione dell’Hospice per Asti e Nord Astigiano, si precisa che gli unici finanziamenti previsti a disposizione dell’attuale Direzione erano e sono quelli PNRR per realizzare COT, Casa della Comunità e Ospedale di Comunità. Esisteva agli atti solo una proposta aggiuntiva, a valere sui fondi FSC, per completare tutto l’edificio, includendo l’Hospice.
Nelle more, abbiamo proposto - è agli atti della Regione Piemonte - di realizzare temporaneamente la struttura all’interno dell’ospedale Massaia, nelle stanze adiacenti agli attuali ambulatori delle cure palliative. Non si sottrarrebbero posti letto alla Lungodegenza, sarebbe necessario il solo investimento in arredi e quello più robusto di personale aggiuntivo fra palliativisti, infermieri e OSS.
L’aver fatto cenno ad una minore occupazione di posti letto nelle chirurgie non aveva attinenza con l’hospice ma si inseriva in un discorso più ampio relativo alla maggiore capacità di ospitalità dell’ospedale anche grazie al minor numero di giornate di degenza post-operatoria delle chirurgie grazie all’incremento di procedure mini-invasive e a protocolli ERAS (Enhanced Reecovery After Surgery).
Sui trasporti ospedalieri per malati oncologici e non autosufficienti, la Direzione è tenuta ad applicare le normative nazionali e regionali e non si è impegnata in nessuna soluzione alternativa a quelle consentite dalla legge. Risponderemo in via formale alle richieste specifiche notificate su questo tema dal Comitato Articolo 32, con lettera del 20 aprile. In sintesi anticipiamo qui, che l’Asl di Asti, come tutte le Aziende sanitarie del Piemonte, copre a proprie spese il trasporto in ambulanza quando ricorrono congiuntamente quattro criteri: necessità clinico‑assistenziale documentata, inserimento del paziente in un percorso di cura/assistenza a carico del SSR (ricoverati o assistiti in cure domiciliari o in strutture residenziali socio-sanitarie con quota sanitaria a carico ASL e quota alberghiera integrata dall’Ente Gestore delle Funzioni socio-assistenziali); impossibilità o non appropriatezza dell’uso di mezzi ordinari; prescrizione o disposizione sanitaria. Le Direzioni Mediche di Presidio e di Distretto Sanitario, secondo competenza, valutano la sussistenza dei requisiti e autorizzano o respingono le richieste di trasporto sanitario.
Ai rilievi sul prericovero rispondiamo che attualmente l’Azienda ha tempi di prericovero medi di 18 giorni circa antecedenti la data di ricovero, ed eseguono il prericovero in un solo giorno l'87% circa degli utenti. Avevamo verbalmente e operativamente accolto il suggerimento di consentire almeno ai residenti fuori Asti, di sbrigare in una sola giornata le procedure di prericovero; non sempre ci si riesce: le tecnologie e soprattutto il personale impiegato sono le stesse che si occupano di liste di attesa con volumi superiori rispetto al 2019 ma a ranghi inferiori vista l’insufficiente risposta dei concorsi espletati.
Il “generale malcontento” richiamato dai Comitati non è supportato da evidenze statisticamente rilevanti: in assenza di dati rappresentativi, resta una contrapposizione di opinioni.
Al contrario, l’Azienda riceve numerosi attestati formali di elogio da parte degli utenti.
Sul tema Newsweek, è necessario chiarire che l’Ospedale Massaia rientra tra i 140 migliori ospedali italiani su 1.117 monitorati da Agenas (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari in seno al Ministero della Salute).
In Piemonte si colloca al quarto posto, dopo strutture di grande rilievo.
Un risultato che rappresenta motivo di orgoglio per i professionisti e non elemento di critica.
Il ranking si basa su quattro fattori: qualità delle cure, opinione dei clinici, esperienza dei pazienti e utilizzo dei PROMs (strumenti che misurano i risultati delle cure dal punto di vista dei pazienti).
Sulla qualità delle cure, i dati Agenas confermano performance elevate e in crescita, senza aree critiche.
L’esperienza dei pazienti è positiva (4,1/5), seppur su un numero limitato di valutazioni.
Il calo in classifica potrebbe dipendere dall’opinione dei clinici, non analizzabile senza dati dettagliati.
Nel complesso, si tratta di un riconoscimento prestigioso che non può essere trasformato in elemento negativo.
Concludendo, se per i rappresentanti del Comitato gli incontri sono risultati sterili, per la Direzione hanno sottratto tempo prezioso alla presenza nei luoghi di cura e al confronto diretto con gli operatori sul campo.
D’ora in avanti, ogni richiesta riceverà riscontro esclusivamente in forma scritta, anche a garanzia di chiarezza e tracciabilità.
Giovanni Gorgoni