Al Direttore - 27 aprile 2026, 10:16

Carlo Cerrato sulla Banca di Asti: "Non solo nomi, ora le strategie"

Continuano le prese di posizione sul futuro dell'istituto bancario cittadino

Merphefoto

Riceviamo e pubblichiamo le riflessioni del giornalista Carlo Cerrato in merito alle recenti vicende che coinvolgono la Cassa di Risparmio di Asti. 

In questi giorni di dibattito (giustamente) vivace, da semplice osservatore di professione noto una attenzione focalizzata piu su nomi, sigle e formule che su contenuti, programmi, visioni e strategie. L'osservazione vale sia che si tratti di Fondazione, Banca o elezioni prossime venture.
Da un lato stracciamento di vesti, a volte del tipo Alice nel paese delle meraviglie, dall'altro nulla su contenuti e ruoli, ipotesi di cambiamento delle regole di governance onde evitare il ripetersi di situazioni deprecate nell'immobilismo delle idee più totale.
Con pragmatismo estremo, anche a costo di passare per una sorta di Don Chisciotte fuori tempo massimo, proverei a guardare un po' oltre.
La data di lunedì 27 aprile 2026, nel nostro piccolo, resterà come il giorno di una svolta, comunque.
Penso che a questa svolta debbano seguire delle strategie.
Per questa ragione mi piacerebbe che si calasse l'analisi dai nomi e dalle bandiere ai fatti concreti.
Mi soffermo su alcuni punti:

Ruolo di Fondazione e Banca, l'azionista decide e deve pretendere risultati. E' sempre stato così? Che fare affinchè ciò avvenga in osservanza del quadro normativo nazionale? Con quali tempi?
Si potrebbe cominciare, ad esempio con l'inquadrare più correttamente e spiegare con chiarezza il rapporto, previsto dalla legge, tra azionisti e partecipata e con la messa a fuoco, a beneficio di tutti i cittadini, dei rispettivi ruoli e relative strategie.
L'azionista decide nomine e strategie, la partecipata fa banca per crescere e produrre utili da distribuire.

La Banca, a ridosso delle nomine, annuncia un piano da tre milioni in tre anni per le Asl di Asti, Vercelli e Biella. Utile? Come dire di no, con i buchi che ci sono nella Sanità? Corretto? No, operazione smaccatamente clientelare e vera e propria invasione del campo di intervento delle Fondazioni azioniste. La Banca deve fare la Banca, non beneficenza per coprire i buchi della Sanità, che è prerogativa costituzionale delle Regioni.

Quasi in contemporanea si apprende che in Regione si ipotizza un piano di microcredito a sostegno del commercio.
Non sarebbe più logico che la Regione pensasse alla Sanità e la Banca al credito (accessibile)?

A questo proposito sarebbe da chiarire anche un altro concetto che vale in generale: la filantropia, come il volontariato, sono preziosissimi, ma gli interventi devono contribuire a creare vere soluzioni ai problemi; non possono essere sempre solo rattoppi a situazioni negative o estreme. In ogni caso la filantropia è prerogativa delle Fondazioni e non delle Banche. Perchè,  anzichè a palliativi, non pensare a qualche investimento che generi lavoro restituendo qualche immobile degradato alla città? Fatte le dovute proporzioni, il grattacielo di Intesa-San Paolo di Torino voluto da Enrico Salza è un esempio. Ad Asti non ci sarebbe che l'imbarazzo della scelta: dal vecchio ospedale cadente, basta guardarsi attorno. C'è una città da risollevare. C'è urgente necessità di lavoro qualificato che induca i giovani a fermarsi.

C'è poi il tema del cosiddetto territorio con la paventata riduzione della presenza capillare della Banca nei paesi, sventolata come un babau. Perchè non dire chiaro che è già in corso? Basta dare un'occhiata al sito.
Solo in Provincia di Asti: in città Agenzia 4 assorbe Revigliasco, Montechiaro prende Settime, Canale d'Alba aggrega Cisterna, Costigliole prende Boglietto e Incisa Scapaccino assorbe Castelnuovo Belbo. Negli uffici delle filiali aggregate servizi ridotti a due/tre giorni la settimana. Il piano prevede l'accorpamento di altre 14 filiali solo in Piemonte. Realtà di oggi, non minaccia di nemici immaginari.

E poi, a costo di ripetermi la lamentela sul deprezzamento (gravissimo) delle azioni.
Infine, occorre prestare una attenzione diversa anche ai 25000 piccoli azionisti che hanno avuto fiducia nella loro banca ma restano delusi e disorientati. Meritano più attenzione.
Buon lavoro. Con l'augurio che l'opinione pubblica locale possa essere partecipe di tutte le fasi della vita delle sue storiche istituzioni finanziarie e, in prospettiva di quelle da rinnovare. Un saluto a chi lascia e a chi arriva. E a chi si prepara.
 

Carlo Cerrato