L'unione e la visione condivisa diventano il motore per il rilancio di un'eccellenza piemontese. Nei giorni scorsi, la sala conferenze della Banca di Asti a Canelli ha ospitato il primo incontro ufficiale tra la Francesco Cinzano & C.ia e i suoi conferitori storici. L'evento ha sancito un momento di coordinamento fondamentale per la valorizzazione della filiera dell'Asti Docg, basata su un rapporto di fiducia che lega il marchio a circa 170 aziende agricole del territorio, spesso da diverse generazioni.
L'iniziativa ha ricevuto il plauso istituzionale di Roberta Giovine, sindaca della cittadina spumantiera, che ha sottolineato come la sinergia tra una realtà industriale storica e i viticoltori locali sia un vitale per il comparto: "È un segnale importante per il nostro territorio perché valorizza il legame tra Cinzano e i viticoltori, custodi di una tradizione che rende Canelli la città delle bollicine", ha dichiarato la prima cittadina, evidenziando come simili progetti possano dare una prospettiva solida a tutto l'indotto.
[Foto, risalente al 1957, dei fornitori di Moscato per la Cinzano]
Il modello operativo di Cinzano si fonda sul controllo diretto della produzione, una scelta strategica per assicurare standard qualitativi elevati. Questo supporto non è solo commerciale ma anche tecnico: l'agronomo Gianni Malerba segue infatti costantemente le aziende nella gestione dei vigneti, nei trattamenti e nella scelta dei tempi di raccolta. A completare l'efficienza della filiera interviene il centro di raccolta e pigiatura di Calamandrana, gestito in partnership con la famiglia Rolando e dedicato esclusivamente ai conferitori del marchio.
Durante l'assemblea, il direttore tecnico Lorenzo Barbero ha presentato ufficialmente la nuova proprietà, rappresentata da Nuccio Caffo (nella foto sottostante), amministratore delegato di Gruppo Caffo 1915. L’ingresso della realtà calabrese, nota a livello internazionale e presente in oltre 100 mercati, segna un passaggio storico: per il Gruppo si tratta del debutto nel mondo del vino, con l'obiettivo di rilanciare un brand fondato nel 1757.
Il progetto industriale ha trovato terreno fertile tra i viticoltori, che hanno visto nella nuova gestione una continuità di valori. L'amministratore delegato Sebastiano Caffo ha ribadito la volontà di puntare sulla forza del brand e sulle radici locali: "Abbiamo scelto questo percorso con convinzione perché rappresentato da un marchio straordinario. In un momento complesso, crediamo che il legame con il territorio sia la base per un rilancio solido", ha affermato il manager.
Oltre alla struttura produttiva, l'incontro ha offerto una panoramica sull'andamento dei mercati globali. Giacomo Pondini, direttore generale del Consorzio di Tutela dell’Asti e del Moscato d’Asti, ha illustrato i dati del 2025, che vedono la Russia come primo mercato di riferimento con oltre 14 milioni di bottiglie. Nonostante alcune flessioni registrate in Germania, Polonia e Stati Uniti, la strategia per il futuro punta su nuove occasioni di consumo.
In questa direzione si muove il prossimo lancio dell'Asti Rosé Docg, pensato per intercettare i gusti contemporanei legati alla mixology e all'aperitivo. Un punto di forza intrinseco del prodotto resta la sua gradazione alcolica naturale di 7 gradi. Senza ricorrere a processi di dealcolazione, l'Asti Cinzano risponde nativamente alla crescente domanda di bevande "low alcohol", confermando la propria attualità in un mercato sempre più attento al benessere e alla qualità autentica.