Qual è stato il tuo percorso all’interno della Pro Villafranca?
Arrivai nel secondo anno dopo la rifondazione, avvenuta nel 1978/79. Tra l’altro, non avevo nessuna intenzione: una sera sbagliai porta e mi trovai in una riunione in cui si parlava della squadra. Mi coinvolsero e lì iniziò il mio percorso, che durò, in qualità di dirigente tuttofare, sino al 1987/88, l’anno della Seconda Categoria.
Negli anni ’90 fui poi eletto presidente della Pro Loco, che allora gestiva anche il calcio; durante il mio mandato, arrivammo alla divisione dei compiti tra Pro Loco e Polisportiva Villafranchese, alla quale fu affidata la gestione di calcio, tennis e bocce, con tre sezioni dedicate.
Sei stato uno dei protagonisti della promozione in Seconda Categoria, quest’anno è il 40esimo anniversario, che ricordi hai di quella stagione
Ricordo che feci il possibile, dando tutto me stesso, per trasmettere entusiasmo a un gruppo formato da giocatori e dirigenti, legati tra loro anche da una forte amicizia. All’epoca la rosa era composta interamente da giocatori villafranchesi o strettamente legati al paese, come Roberto Rasero e Gigi Mensio, che poi divenne allenatore della Pro. Recuperammo ben 9 punti al Pecetto e lo battemmo nello spareggio di Villastellone, grazie alla rete di un giovanissimo Vittorio Menzato. Fu una gioia immensa, il giusto premio alla grande voglia di vincere che c’era in ognuno di noi. Colgo l’occasione per ricordare chi ha indossato quella maglia e oggi non è più con noi: da Galazzi a Biscaro, da Crepaldi a Seia, fino a Claudio Demaria, il nostro capitano, e a Pinuccio Guida, il più forte di tutti. Tutti sempre nel nostro cuore.
Hai anche un ruolo nella vita amministrativa del paese: che legame vedi tra sport e comunità?
Innanzitutto, come già anche 40 anni fa, lo sport - soprattutto a livello giovanile - ha un forte impatto sociale. È bellissimo vedere tanti bambini e ragazzini sul campo in sintetico, mentre iniziano a praticare e ad amare il calcio, seguiti da bravissimi allenatori-educatori. Mi ricordano i miei tempi, quando con pochissime risorse, arrivammo ad avere ben 8 squadre tra Terza Categoria, amatori e giovanili. E poi, per un piccolo comune come il nostro, calcare i campi dell’Eccellenza è un biglietto da visita ed un orgoglio indescrivibile.
Hai visto la Pro Villafranca partire dalla Terza Categoria fino ad arrivare all’Eccellenza: ti saresti mai immaginato un percorso del genere?
Sicuramente no: sarebbe stato impossibile immaginarlo per noi che abbiamo frequentato le serie inferiori del calcio dilettantistico. E qui non si può far altro che applaudire ed essere riconoscenti al presidente Josi Venturini per questo autentico miracolo sportivo, che ci ha permesso di vedere un calcio di grande livello e di incontrare quasi tutte le formazioni storiche piemontesi. Non parliamo poi della finale play-off disputata a Cuneo nel primo anno di Eccellenza, né del match con l’Alessandria di quest’anno, sul terreno del mitico Stadio Giuseppe Moccagatta.
La tua presenza al Villa Park è quasi sacra, cosa provi oggi nel vedere i ragazzi che indossano questa divisa gloriosa?
È senza dubbio una forte emozione, che si accentua quando vedo attaccamento alla maglia e senso di appartenenza. Un esempio di cui il paese, oggi, ha davvero bisogno.
E quando vedo i “Villans” lottare e dare l’anima per i nostri colori, vivo la partita come allora: mi lascio trascinare dall’entusiasmo e rivivo emozioni indimenticabili.
Se dovessi chiudere gli occhi e rivivere un solo momento della tua storia con la Pro Villafranca, quale sceglieresti
Impossibile sceglierne uno solo. Da tifoso, la finale allo Stadio Augusto Manzo (San Cassiano) di Alba contro la Cheraschese, che ci valse la promozione in Eccellenza.
Da dirigente, lo spareggio di Villastellone con il Pecetto, che costituì la prima vera vittoria della storia recente. Da Villafranchese, quando organizzammo una cena 30 anni dopo la prima vittoria in un campionato nel 1949/50, una serata nella quale riunimmo i giocatori della Pro Villafranca e i “pionieri” che iniziarono la nostra storia, che dura da 80 anni.