Per raggiungere gli standard minimi previsti dall'OCSE, il Piemonte dovrebbe assumere subito circa 5 mila infermieri. Ed invece negli ultimi anni, tra il personale sanitario, sono la categoria dove si registrano meno assunti. "Dati allarmanti", li ha definiti il segretario del Nursing Up Piemonte Claudio Delli Carri, che questa mattina insieme al collega del Nursind Francesco Coppolella ha scattato una fotografia della situazione sulla base dei numeri dell’Osservatorio Regione Piemonte, aggiornato a marzo 2026.
I numeri
Mentre i medici e gli amministrativi registrano incrementi significativi, quello degli infermieri è in stallo. O meglio cresce pochissimo rispetto ai vertici. Andando a guardare nel dettaglio i dottori sono passati da 8.322 a 8.952 (+630 pari al + 8%), i dipendenti negli uffici da 6.576 a 6.868 (+292 pari al + 5%), la dirigenza sanitaria da 937 a 1.068 (+131 pari a + 14%), gli OSS da 7.768 a 8.312 (+544 pari al + 7%), gli infermieri rappresentano il fanalino di coda.
Questo settore passa da 21.213 a 21.606: un +393 che equivale appena al + 1.8%. E la maggior parte dei nuovi infermieri, come chiarisce Coppolella, si "concentra al Mauriziano e Città della Salute, perché hanno fatto processi di re-internazionalizzazione. Di fatto le nuove risorse sono pochissime".
"Assistenza a rischio"
Se il target internazionale prevede un infermiere ogni tre pazienti, nella nostra regione è di 2.4. "A breve - hanno spiegato Nursind e Nursing Up - questo dato scenderà ulteriormente arrivando a 2.1: sarà molto pericoloso, perché non saremo in grado di erogare".
"Le prospettive - ha chiarito Coppolella - non sono rosee. A partire dal 2026, nel prossimo quinquennio ogni anno andranno in pensione mille infermieri, a fronte di duecento/250 ingressi. Avremo una perdita di 500-600 unità ogni anno".
Attività improprie
Alla carenza di personale, si sommano le attività improprie a chi sono spesso "costretti" gli infermieri, chiamati spesso a svolgere mansioni da amministrativi e tecnici, ma anche a cambiare le gomme.