Tenero, dolce e senza spine, il fantastico Carciofo Astigiano sta per tornare in Sagra. Seconda Sagra dl’Articiòch a Costigliole d’Asti, che inaugura oggi, sabato 16 maggio, nel tardo pomeriggio. Festa dedicata ad un eccezionale prodotto tipico, piccolo, grande carciofo, dalle antiche origini, oggi coltivato da una manciata di encomiabili agricoltori, solo in un areale del Sud Astigiano. Carciofo ricco di gusto e di affascinanti storie, per la Regione Piemonte è il Carciofo della Valtiglione PAT, acronimo di Prodotto Agroalimentare Tipico, a testimonianza della sua antica storia produttiva, concentrata in una particolare zona territoriale. Più recentemente è entrato anche nel mondo Slow Food diventandone Presidio, con sei produttori in elenco e una variante di denominazione: Carciofo Astigiano del Sorì.
La Sagra di Costigliole d’Asti, a cui suggerisco caldamente di non mancare, è il piacevole risultato del percorso tra le tipicità locali, intrapreso anni fa dall’amministrazione comunale del posto, con la promozione del Peperone Quadrato della Motta di Costigliole d’Asti, consapevoli del forte valore distintivo dell’agroalimentare “dimenticato”. Sagra indubbiamente imperdibile per l’appetitosa proposta culinaria a tema, questa sera a cena e domani a pranzo, preparata ad arte dalla locale Pro Loco, e per il mercato dei produttori, dove fare scorta di piacere, per godere, ancora e ancora, di tutta la loro bontà una volta a casa.
Dicevo antiche origini: le prime attestazioni sono della fine del XV secolo, contenute in alcune farse di Giovan Giorgio Allione, dove si ricordano i festion d’archicioc, grandi feste a base di carciofi. Nel Seicento era considerato una delle cinque eccellenze di Asti e dintorni, assieme al cardo gobbo, ai tartufi, ai vini e, strano, ma vero, al melone, come riporta Francesco Agostino Della Chiesa nella sua "Relazione dello stato presente del Piemonte" del 1635. Relazione che segnalava nell’area compresa tra i fiumi Tanaro, Belbo e Tiglione la coltivazione di abbondanti "chiarchiofoli". A partire dai più recenti anni Cinquanta la sua coltura da reddito scompare, a causa della raccolta tardiva e della forte concorrenza di altre varietà. Se è sopravvissuto bisogna solo dire grazie ad un ottuagenario agricoltore di Mombercelli, Egidio Gagliardi, che, mai abbandonata la sua carciofaia, anni fa ha cominciato a donare carducci ad alcuni produttori della zona, permettendo a noi tutti di goderne ancora oggi.
Nel degustare e scegliere i carciofi in Sagra, provate a pensarne le lontane origini, presumibilmente legate alla permanenza dei Romani e al loro sviluppo agricolo del territorio, piuttosto che alle successive contaminazioni arabe, favorite dal commercio basso medioevale. Agli effetti gustativi cambia poco da dove arrivi, ma immaginarlo così antico lo arricchisce di ulteriore fascino. Fascino con cui si era fatto conquistare anche Cavour, sostenitore ante litteram dell’odierno marketing territoriale, convinto dell'importanza non solo del territorio e dei suoi prodotti, ma anche della loro promozione. In cucina era di gusti sofisticati, ma decisi. Amava piatti ricchi di sapore e di condimenti. Tra i vari, adorava anche i carciofi, meglio se dell’area astigiana, lessati e passati al forno con burro fuso e tanto parmigiano, insaporiti con una salsa di uova sode, prezzemolo e acciughe. Una vera esplosione di gusto che diventa suggerimento di consumo, una volta passati a farne scorta al mercato agricolo dell’evento costigliolese, aperto dalle 18 odierne, fino alle 24, e domani dalle 10 alle 19.