Anche Asti si prepara a scendere in piazza. Sabato 23 maggio la FP Cgil chiama a raccolta la società civile per una mobilitazione regionale in difesa della sanità pubblica, “eguale, equa, universale”. Il corteo partirà alle 14 dal Palazzo della Regione a Torino, senza bandiere politiche, ma con al centro esclusivamente i bisogni della popolazione.
“Se vogliamo una Sanità pubblica che funzioni dobbiamo mobilitarci a partire dalla società civile”, è l’appello che arriva dal sindacato, che denuncia un sistema in progressivo sgretolamento. “Abbiamo ancora uno dei migliori sistemi sanitari del mondo e stiamo continuando a sgretolarlo con scelte politiche ed economiche sbagliate, frutto di governi di diverso colore, improntate al perseguimento degli interessi di pochi e non della collettività. In questo la Regione Piemonte si fa spesso capofila e sperimentazione nazionale purtroppo”.
I numeri dell’emergenza
I dati forniti dalla FP CGIL fotografano una situazione allarmante. In Piemonte sono quasi 400.000 le persone che hanno rinunciato a curarsi. Un fenomeno che si intreccia con un pericoloso cambio di paradigma: “all’indigenza che rende impossibile l’accesso alle cure, si aggiunge il fenomeno per cui sono le stesse esigenze di prestazioni sanitarie a creare indigenza a causa della difficoltà di accedervi attraverso il Servizio Sanitario. In buona sostanza, troppo spesso ormai, se ti ammali rischi di sprofondare in una condizione di povertà”.
Sul fronte dell’assistenza, oltre 15.000 persone non riescono ad avere sostegno per familiari non autosufficienti in condizioni gravi o gravissime, mentre 9.000 sono in attesa di un posto in convenzione nelle RSA.
La carenza di personale
Nelle strutture pubbliche il personale è sottoposto a turni massacranti e spesso decide di dimettersi, privando le ASL di competenze preziose. Si stima che le carenze complessive ammontino a circa 10.000 unità, di cui 800 medici ospedalieri, 6.000 infermieri e 2.600 tra OSS, amministrativi e tecnici. “Le carenze sono drammaticamente trasversali e vanno analizzate in ottica globale ed organica”, sottolinea il sindacato, che chiede investimenti seri per potenziare il reperimento di personale e l’attrattività del settore, oltre a strategie per rendere più appetibili le strutture pubbliche periferiche, lontane dai grandi poli universitari.
Gli stanziamenti regionali, denuncia la FP CGIL, coprono appena il 20% delle esigenze di personale delle nuove strutture territoriali previste dal DM 77 e finanziate dai fondi PNRR. “Ciò significa che le Asl piemontesi, Asl AT in testa, sono costrette a spostare repentinamente personale da un servizio territoriale ad un altro, limitandosi a spostare il problema”.
Salute mentale, consultori e RSA: le richieste
La salute mentale e le dipendenze sono “messe al margine”: mancano circa 1.000 psichiatri e i centri di salute mentale stanno riducendo servizi e orari di apertura, faticando ormai a gestire anche la sola emergenza. I consultori sul territorio piemontese sono la metà di quelli previsti in base al rapporto con il numero di abitanti, e per quelli esistenti “si sta mettendo a rischio di pregiudizio il cardine di laicità e libera scelta che li dovrebbe contraddistinguere”.
Sulle RSA, il sindacato chiede il superamento urgente della DGR 45 e parametri assistenziali tarati sulle effettive esigenze degli ospiti, oggi in maggioranza totalmente non autosufficienti, oltre all’avvio di un percorso che porti a una copertura del 70% della retta a carico del Servizio Sanitario Nazionale per i casi di aggravamento e allo stanziamento di risorse per le convenzioni.
“Depotenziare la domiciliarità a beneficio delle Case della Comunità non può essere una soluzione e non può essere spacciato come un servizio in più, ma nella realtà dei fatti è un servizio al posto di”, conclude il sindacato, evidenziando come l’intenzione di portare la sanità vicino alla collettività non si stia realizzando: intere aree, come il nord astigiano, sono state private di servizi sanitari necessari a causa della distanza dal Cardinal Massaia.