Ultim'ora - 20 maggio 2026, 14:33

Flotilla, ministro Ben Gvir tra attivisti detenuti e inginocchiati. Meloni-Tajani: "Inaccettabile". Convocato ambasciatore

(Adnkronos) - Tensione diplomatica e reazione ufficiale del governo italiano dopo il caso degli attivisti della Global Sumud Flotilla fermati da Israelee le immagini diffuse dal ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir. In una dichiarazione congiunta, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani hanno chiesto “scuse immediate” per il trattamento riservato ai manifestanti e annunciato la convocazione dell’ambasciatore israeliano per chiarimenti formali. 

“L’Italia pretende le scuse per il trattamento riservato a questi manifestanti e per il totale disprezzo dimostrato nei confronti delle esplicite richieste del Governo italiano”, si legge nella nota, in cui si sottolinea inoltre che la Farnesina procederà “immediatamente” alla convocazione diplomatica. 

 

Nel documento viene definita “inaccettabile” la diffusione delle immagini che mostrano il ministro Ben-Gvir al porto di Ashdod, dove sarebbero stati trattenuti attivisti della Flotilla. "È inammissibile che questi manifestanti, fra cui molti cittadini italiani, vengano sottoposti a questo trattamento lesivo della dignità della persona", si legge. 

Nel filmato Ben Gvir deride gli attivisti, alcuni dei quali sono stati messi in ginocchio con le mani ammanettate dietro alla schiena, facendosi largo tra loro. "Benvenuti in Israele, qui siamo noi a comandare", dice come si vede in un video che lui stesso ha condiviso sui social. "Sono venuti con molto orgoglio e guardate come sono ridotti ora. Non eroi, niente. Sostenitori del terrorismo", aggiunge Ben Gvir sventolando una bandiera israeliana. 

 

"Ottimo lavoro. E' così che si fa", dice Ben Gvir rivolgendosi agli agenti mascherati, come si sente nel video. "Ottimo lavoro" dice ancora il ministro israeliano mentre passa accanto ad agenti che mettono una donna con la testa a terra. 

Il video mostra gli attivisti costretti a inginocchiarsi su un pavimento di metallo mentre viene suonato l'inno nazionale israeliano, circondati da container e filo spinato, sotto la sorveglianza di agenti armati della polizia di frontiera. Alla fine del video, come riporta il sito di Haaretz, si sente una donna implorare e urlare. Ma Ben-Gvir, rivolto alla telecamera, afferma: "Non lasciatevi turbare dalle loro urla". 

 

Anche il ministro degli Esteri Gideon Sa'ar ha attaccato pubblicamente il collega di governo: "Tu non sei il volto di Israele. Hai volontariamente causato danno al nostro Stato in questa vergognosa messinscena e non è la prima volta. Hai vanificato sforzi enormi, professionali e di successo compiuti da così tante persone, dai soldati dell'Idf al personale del ministero degli Esteri e molti altri". 

Non si è fatta attendere la replica di Ben Gvir, che in un post su X ha contrattaccato sostenendo che “c’è chi nel governo ancora non ha capito come ci si deve comportare con i sostenitori del terrorismo”. Il ministro ha poi aggiunto che “Israele ha smesso di essere un bambino da prendere a schiaffi” e che “chi arriva nel nostro territorio per sostenere il terrorismo e identificarsi con Hamas prenderà una sberla e non gli daremo l’altra guancia”. 

 

Sul fronte degli attivisti, emergono le parole di uno dei partecipanti alla missione, che ha raccontato di essere stato fermato e trattenuto durante un’operazione precedente, denunciando presunti maltrattamenti e condizioni di detenzione difficili a bordo delle imbarcazioni. “Sono una delle persone che è stata fermata, la mia barca è stata presa il 29 (aprile, ndr) notte e siamo molto preoccupati per le condizioni dei nostri compagni e delle nostre compagne che in questo momento si trovano in stato di detenzione”, ha raccontato Giulio oggi davanti a Montecitorio per chiedere il rilascio immediato dei compagni rapiti. “Nel momento in cui ci hanno fermato e poi effettivamente queste 36 ore all'interno di questa nave carcere, siamo stati picchiati, abbiamo ricevuto minacce e vessazioni di vario genere, non c'è stato consentito il sonno, non avevamo nessuna condizione di comfort. Non può più essere che un paese che si definisce democratico, come Israele, continua ad avere l'impunità totale - continua - e si può permettere questi atteggiamenti nei confronti soprattutto di cittadini e cittadine che viaggiano all'interno dei confini legali che il mare permette e che la terra permette". 

"Siamo molto preoccupati e pretendiamo che i nostri compagni e le nostre compagne che sono ora dentro le carceri israeliane vengano immediatamente restituiti. Abbiamo visto delle scene allucinanti, abbiamo visto buttare granate stordenti all'interno della nave, abbiamo visto usare, come ora durante gli abbordaggi, pistole e mitra per sparare sulle barche, abbiamo visto la gente tornare a casa con fratture al naso, fratture alle costole, traumi cranici importanti. Che cosa dobbiamo aspettare, che ci scappi il morto, che Israele uccida qualcuno per muoverci? Se fosse stato un altro paese a fare tutto questo, forse l'Italia e l'Europa si sarebbero mosse?”. 

 

Dura anche la posizione di Amnesty International. Il portavoce Riccardo Noury ha definito l’operazione contro la Flotilla “un atto predatorio”, chiedendo la liberazione immediata di tutte le persone fermate. “Ci siamo trovati di fronte all'ennesimo atto predatorio da parte delle autorità israeliane, che hanno per l'ennesima volta assaltato illegalmente imbarcazioni di persone solidali, inermi, disarmate, inoffensive, con un'azione militare illegale israeliana nutrita anche di pallottole di gomma: armi che vengono definite non letali, pur sapendo bene che tra il non letale e il letale passa un attimo. È un elemento ancora più preoccupante rispetto al solito. C’è un numero molto elevato di persone che sono nelle mani delle autorità israeliane. Amnesty international ha chiesto che siano immediatamente scarcerate e non c'è una ragione perché siano detenute in Israele”, afferma il portavce Riccardo Noury. 

Secondo l’organizzazione, si tratterebbe dell’ennesimo episodio legato al blocco e alle operazioni militari nella regione, con un appello rivolto ai governi affinché intervengano per la tutela dei propri cittadini coinvolti. 

 

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