Economia e lavoro - 23 maggio 2026, 19:10

Konecta ridisegna la presenza in Piemonte e si accende la tensione

Il piano industriale prevede lo svuotamento degli uffici periferici, concentrando i servizi documentali nella sede torinese

Un momento di un precedente presidio sindacale

La stabilità occupazionale all’interno della filiale astigiana di Konecta torna a vacillare. A meno di un mese dagli accordi che sembravano aver rimosso lo spettro della chiusura definitiva dei centri periferici piemontesi, una nuova riorganizzazione aziendale minaccia la continuità operativa di una parte significativa del personale di via Guerra. La multinazionale specializzata nei servizi di gestione della clientela e call center ha infatti formalizzato l'intenzione di concentrare nel quartier generale di Torino tutte le attività legate alla gestione documentale e ai servizi d'ufficio non telefonici.

Il provvedimento interessa da vicino settantasei lavoratori della sede di Asti, divisi tra i quarantasette addetti ai servizi d'ufficio e i ventinove impiegati nel reparto di digitalizzazione dei documenti cartacei. Per queste categorie si profila l'obbligo di fare rotta verso gli uffici di strada del Drosso nel capoluogo piemontese, una prospettiva che per molti dipendenti, impiegati con contratti a tempo parziale e retribuzioni medie di circa settecento euro mensili, rischia di rivelarsi economicamente insostenibile e di tradursi in dimissioni forzate.

La svolta segue una prima fase di forte riduzione del personale che ha modificato i piani iniziali della multinazionale, subentrata a Comdata nel corso del 2022. Il piano industriale presentato il 5 dicembre 2025 prevedeva originariamente il totale accorpamento a Torino dei tre presidi regionali di Asti, Ivrea e Torino, scatenando una mobilitazione sindacale e istituzionale. Quello scenario era stato congelato ad aprile grazie a una massiccia adesione alle procedure di esodo incentivato, che hanno registrato l'uscita volontaria di duecentotredici dipendenti in tutto il Piemonte, di cui ben novantatré nella sola filiale astigiana. Sebbene quel ridimensionamento avesse spinto la dirigenza a confermare l'apertura formale degli uffici di via Guerra, le persistenti difficoltà strutturali del comparto dei servizi in outsourcing hanno indotto l'azienda a centralizzare i comparti d'ufficio e di archiviazione informatica.

Le tappe del nuovo piano di ristrutturazione prevedono l'avvio formale delle procedure di trasferimento collettivo entro la prima settimana di giugno. Il calendario degli incontri è già fissato per il 9 giugno presso l'Unione industriale di Ivrea, dove la dirigenza e i rappresentanti dei lavoratori avvieranno l'esame congiunto previsto dal contratto nazionale di lavoro delle telecomunicazioni per definire i perimetri delle attività coinvolte e valutare le contromisure. Sul tavolo delle trattative i rappresentanti dei lavoratori cercheranno di fare leva sull'estensione del lavoro agile, attualmente fissato al cinquanta per cento in azienda, come strumento per mitigare l'impatto del pendolarismo sui dipendenti dei servizi d'ufficio. Discorso differente riguarda invece il reparto di digitalizzazione documentale, dove la natura prettamente fisica delle mansioni, legate alla scansione dei materiali cartacei, impedisce il ricorso alle prestazioni a distanza.

Nel frattempo la situazione di via Guerra, dove attualmente rimangono in servizio duecentonovantanove operatori inclusi ventinove lavoratori somministrati da agenzie interinali, continua a essere monitorata attentamente dalle istituzioni locali per l'elevato impatto sociale sul territorio. I primi spostamenti del personale d'ufficio potrebbero scattare già a luglio, seguiti a ottobre da quelli del settore documentale, dimezzando di fatto la forza lavoro che lo scorso inverno contava circa quattrocento addetti. Parallelamente ai tavoli di concertazione sul futuro dei rimasti, l'assessorato comunale alle attività produttive ha avviato i piani di reinserimento professionale per i novantatré fuoriusciti che hanno scelto l'esodo incentivato. Attraverso la collaborazione con il Centro per l'impiego sono partiti i primi percorsi di orientamento e formazione, che hanno già visto la sottoscrizione del patto di servizio da parte di trenta ex dipendenti, mentre proseguono i contatti per intercettare e supportare la restante parte dei lavoratori coinvolti nella prima ondata di esuberi.

Redazione