Cultura e tempo libero - 24 maggio 2026, 10:09

La storia non era finita, era solo stata ignorata: Gabriele Segre presenta il suo nuovo libro ad Asti

Venerdì 29 maggio alla Fondazione Goria l’incontro con l’autore organizzato da Ethica. Dialoga con Marco Aime. Ingresso libero

La storia non era finita, era solo stata ignorata: Gabriele Segre presenta il suo nuovo libro ad Asti

Per trent’anni ci siamo cullati in una narrazione rassicurante: dopo la caduta del Muro di Berlino, il futuro sembrava una strada in discesa verso democrazia, benessere e diritti per tutti. Poi la realtà ha fatto irruzione con attentati, crisi economiche, pandemia, nuove guerre, catastrofi ambientali e ondate d’odio. Di questo parla “La fine della fine della storia. Abitare la scomodità del mondo”, il nuovo volume di Gabriele Segre edito da Bollati Boringhieri, che sarà presentato venerdì 29 maggio alle 17.30 presso la Fondazione Goria in Piazza San Martino 11 ad Asti. Un appuntamento che rientra nel ciclo di incontri che Ethica dedica nel 2026 alla geopolitica, con il sostegno della Fondazione CrAsti.

Con l’autore dialogherà Marco Aime, antropologo e scrittore, già docente di Antropologia culturale all’Università di Genova e autore di numerosi saggi e opere narrative. L’ingresso è libero.

Un libro per smettere di inseguire la normalità

Per trent'anni in Occidente ci siamo raccontati una storia rassicurante: la storia era finita. Dopo la caduta del Muro di Berlino, il futuro sembrava una strada in discesa verso democrazia, benessere e diritti per tutti. Poi la realtà si è fatta sentire: attentati, crisi economiche, pandemia, nuove guerre feroci, catastrofi ambientali, ondate d'odio. La parte maggioritaria del mondo ci ha detto, molto chiaramente, che quel sogno era solo nostro, la storia non era affatto finita, avevamo solo smesso di guardarla. Davanti a questa disillusione abbiamo scelto la rimozione. La politica si è ridotta ad amministrazione di emergenze, gestione del presente, manutenzione di algoritmi. Al posto delle visioni insegue i sondaggi, ossessionata dai dati in tempo reale. Il linguaggio politico – incapace di elaborare il trauma della fine delle certezze – si è ridotto a puro fatto tecnico.

Così Gabriele Segre – direttore della Fondazione Vittorio Dan Segre, esperto di identità e convivenza, già funzionario delle Nazioni Unite – analizza il fallimento della politica senza cedere al catastrofismo. Non si tratta di rimpiangere un mondo immaginato e mai realizzato, ma di accettare che “abitiamo un luogo scomodo, nel quale volenti o nolenti dovremo restare”. Se la storia è ricominciata, la domanda non può più essere “quando torneremo alla normalità”, ma “come faremo ad abitare un tempo che non promette certezze”. È questo, per l’autore, il compito della politica: recuperare la capacità di sentire, desiderare insieme, dare speranza.

Redazione

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