Il lavoro agli sportelli postali sta diventando sempre più logorante. A lanciare l'allarme sulle condizioni in cui opera il personale di Poste italiane applicato nella divisione di mercato privati è la Slc Cgil, che denuncia un clima di forte stress e disorganizzazione a danno dei lavoratori e delle lavoratrici del territorio.
A farsi portavoce del malessere è Patrizia Bortolin, Rsu e Rls in azienda, che punta il dito contro l'attuale gestione: "La prima problematica riguarda i continui distacchi che i dipendenti sono costretti ad affrontare. Alcuni di questi vengono comunicati dopo aver già iniziato il turno, oppure al pomeriggio, fuori dall'orario di servizio".
A complicare il quadro logistico sarebbe intervenuto il mese scorso un nuovo vademecum aziendale sulle trasferte, che di fatto non riconosce più il rimborso a chi lavora negli uffici della città e viene mandato a coprire le sedi delle frazioni cittadine. "Se già ritenevamo vergognoso lo spostamento continuo delle lavoratrici e dei lavoratori per sopperire alla carenza di personale", precisa la sindacalista, "con l'introduzione del nuovo vademecum siamo veramente preoccupati, visti i costi che devono sopportare i dipendenti a seguito anche dell'aumento dei carburanti".
Le pressioni commerciali e gli straordinari negati
C'è poi il nodo delle strategie aziendali. Da fine marzo, con l'avvio ufficiale dell'offerta pubblica di acquisto su Tim da parte dell'amministratore delegato, le riunioni commerciali sarebbero aumentate a dismisura, sia in presenza che in via telematica. Una frequenza che, secondo il sindacato, rende quasi impossibile la conciliazione tra il lavoro e la vita privata.
"Le riunioni su Teams puntualmente terminano 10 o 20 minuti dopo l'orario di lavoro", incalza Bortolin: "A pensar male, sembra che venga fatto ad arte per non riconoscere lo straordinario, che in Poste viene riconosciuto solo dopo la mezz'ora". La stessa dinamica si ripete sistematicamente con gli incontri pomeridiani in presenza, che sforano sempre l'orario dichiarato.
Disagi di rete e tensioni con il pubblico
L'ultimo fronte caldo riguarda l'operatività quotidiana, soprattutto negli uffici più piccoli, dove si registrano continui problemi di linea che trasformano anche il semplice pagamento di un bollettino in un'impresa. Nonostante questi limiti tecnici, agli operatori viene costantemente richiesto di proporre contratti per telefonia ed energia, scatenando spesso reazioni negative in coda.
Una spinta commerciale che finisce per esasperare gli animi allo sportello. "Proprio a causa di queste continue sollecitudini di proposizione pubblicitaria si ripetono parecchi casi di aggressioni verbali da parte della clientela nei confronti degli operatori", avverte la rappresentante della Slc Cgil.
A tutto ciò si aggiunge la questione della formazione obbligatoria, che nella maggior parte delle filiali non si riesce a svolgere all'interno del normale orario di lavoro. Una situazione complessiva che richiede un intervento immediato. "Come Rsu Slc Cgil riteniamo che questa situazione esasperante debba cessare ed essere rivista dall'azienda", conclude Patrizia Bortolin: "Il malessere non produce nulla di buono".