Nizza Monferrato - 30 maggio 2026, 16:33

Il diritto di viaggiare: il territorio si compatta per la linea Alessandria-Cavallermaggiore

A Nizza Monferrato sindaci e comitati rilanciano la tratta chiusa dal 2012: ora la decisione spetta alla Regione

Fulvio Bellora, Maurizio Carcione, Giacomo Massimelli

La linea Alessandria-Cavallermaggiore torna al centro del dibattito e lo fa a Nizza Monferrato, dove, ieri, si è tenuta una conferenza pubblica per discutere della riapertura di questo tratto ferroviario, sospeso nel 2012.

Poco più di un anno fa, infatti, i sindaci dei Comuni presenti su questa linea si erano riuniti ad Alba per discutere delle possibilità e della volontà di riportare un servizio che manca ormai da tempo sul territorio. Era il 28 marzo 2025 e 15 sindaci su 17 si sono espressi favorevolmente, firmando il documento inviato nell’aprile scorso alla Regione Piemonte, all’Agenzia Mobilità Piemontese e all’associazione dei Paesaggi vitivinicoli di Langhe - Roero e Monferrato. Una richiesta accompagnata da oltre 4 mila firme di cittadini raccolte negli anni dai comitati.

Alessandria - Cavallermaggiore: il treno come presidio sociale e demografico

In attesa di una risposta da parte delle istituzioni regionali, l’associazione Politeia, il comitato Strade Ferrate “Bartolomeo Bona” di Nizza Monferrato, i comitati Pendolari di Alba e Bra, insieme al Co.M.I.S (Coordinamento Mobilità Integrata e Sostenibile) hanno evidenziato le potenzialità presenti sul territorio, dall’opportunità finanziaria all’impatto sulla qualità della vita delle persone.

“Negli anni passati ci siamo impegnati più volte, senza però ottenere riscontri. L’iniziativa di oggi dovrebbe consentire un salto di qualità e merita di essere valutata dalle istituzioni competenti - ha dichiarato il presidente di Politeia, Maurizio Carcione, dando il via agli interventi - Abbiamo ritenuto doveroso promuovere questa iniziativa, per senso civico e per tutelare, in particolare, le fasce più deboli”.

Insieme a Maurizio Carcione e all’avvocato Giacomo Massimelli (comitato Strade Ferrate), era presente il presidente del Co.M.I.S Fulvio Bellora, che ha definito la riattivazione del servizio un "diritto fondamentale" per il territorio, garantito dalla Costituzione per l'accesso a studio, salute e giustizia, ma anche un'alternativa concreta alla mobilità privata per andare incontro alle fasce più deboli: “Bisogna dare un'alternativa alle persone - ha spiegato Bellora - e aumentare l'offerta che c'è attualmente in servizio, andando a inserire quello che manca".

(In foto:  il presidente del Co.M.I.S Fulvio Bellora e il presidente di Politeia Maurizio Carcione)

Si arriva, così, all’idea di un “servizio integrato”, in connessione con gli autobus, che dalla stazione raggiungano i vari paesi del territorio, con le piste ciclabili e coi servizi turistici, come ha recentemente dimostrato il caso della Val Venosta. Ma non solo questo: il servizio ferroviario e lo sviluppo di una rete di trasporti funzionale avrebbero un impatto anche sulla tenuta demografica: “Se si osserva la progressione demografica dei paesi e delle città in cui l’offerta ferroviaria è calata, emerge una connessione strettissima - ha spiegato l'ingegnere Angelo Marinoni, presente all'incontro e autore di una relazione proprio su questa tratta - Laddove il servizio di trasporto funziona, funziona anche il sistema demografico”.

Un caso esempio, riportato ieri, è quello di Bra, che ha registrato un calo delle iscrizioni scolastiche a seguito della sospensione della linea verso Cavallermaggiore; oppure il disagio che si riscontra nella mancanza di trasporti pubblici il sabato e la domenica.

Un segnale di speranza, però, è arrivato dalla Asti-Acqui, dove è stata ottenuta la reintroduzione di una corsa mattutina per permettere l'arrivo a Torino entro le 8.

Il nodo economico

Dal punto di vista finanziario, invece, il discorso gira attorno al costo per riattivare il servizio: i lavori sull'infrastruttura sono di competenza della Rete Ferroviaria Italiana, mentre la Regione ha il compito di finanziare l'esercizio, ovvero far circolare i treni. Il totale per il ripristino dell’intera tratta Cantalupo-Nizza-Castagnole richiede investimenti per circa 30,7 milioni di euro, come riportano i dati pubblicati dall'Agenzia Mobilità Piemontese.

Tuttavia, a partire dal prossimo anno, la Regione Piemonte avrà disponibili 20 milioni di euro in più. Somma che negli ultimi anni ha dovuto pagare a seguito di una causa persa contro Trenitalia e che quest’anno volgerà al termine. Se queste risorse liberate venissero mantenute all'interno del comparto trasporti, infatti, si aprirebbero margini reali per finanziare il servizio sulle tratte oggi in stallo.

(In foto: l'ingegnere Angelo Marinoni e il consigliere regionale Fabio Isnardi)

Ora la palla passa alla Regione che dovrà esprimersi sulla richiesta; mentre, come ha detto l'ingegner Marinoni, non resta che chiedersi: “Quanto ci sta costando, in termini sociali ed economici, averla tenuta chiusa per quattordici anni?".