Nel prossimo fine settimana, 6 e 7 giugno, ad Asti torna La Diabolica, evento ciclistico, alla sua seconda edizione, che unisce passione, sfida e storia. Un tuffo nel racconto del ciclismo astigiano per ricordare Giovanni Gerbi, il Diavolo Rosso, grande campione del passato, e Luciano Cerrato, anima organizzativa della storica “Coppa Città di Asti”.
Prima di scrivere qualcosa su un evento che si è magicamente e magistralmente tramutato nella visione di un territorio che pedala compatto, con il diavolo nel cuore, ho dato un’occhiata alle previsioni meteo. Le temperature correnti non aiuterebbero di certo ad affrontare la prova del Gerbido di Montemarzo, mistica salita con picchi di pendenza del 32%, diabolica come quel Diavolo, Rosso, che nel 1931, per sfida, l’aveva scalata con il fuoco nelle gambe. Comunque, tutto bene sul fronte prossime temperature: dai 32-33 gradi di questi giorni, nelle due giornate d’evento si passerà agli assai più consoni 24-25.
Rassicurati dai meteorologi, facciamo però un passo indietro. Il bilancio della prima edizione ha visto strade vive, persone motivate e un clima che ha mescolato fatica, divertimento e voglia di tornare a casa con una storia da raccontare. 270 atleti da tutta Italia, una ventina di aziende partner, tra cui gli amici della rivista Astigiani che negli anni hanno dedicato pagine e pagine al grande ciclismo locale, sei enti patrocinanti e la collaborazione con altre associazioni. Tanto e tanti da far sorridere di piacere gli organizzatori della Polisportiva Cassa di Risparmio di Asti per un evento di successo, andato indubbiamente ben oltre il concetto e i risultati, di partecipazione e di pubblico, della classica manifestazione sportiva locale.
Come l’anno scorso, La Diabolica proporrà due percorsi ciclistici: la “Coppa Città di Asti”, che rievoca la storica corsa disputata fino al 2007, e il tracciato “Diavolo Rosso”, da sessanta chilometri, in gran parte sterrati, tra le vigne del Sud Astigiano. Sarà poi possibile affrontare il mitico Gerbido di Montemarzo: 1.300 metri di salita imbarazzante, cronometrati, con attestato per chi scenderà sotto il tempo di 4 minuti e 59 secondi, raggiunto da un non più cosi giovane Gerbi, in sella alla sua bici senza cambi, a pignone fisso, su una strada, al tempo, ancora sterrata.
Evento a parte, dove, se appassionati del genere vi sarete già iscritti, La Diabolica è comunque da vedere, assieme al piacevole borgo di Montemarzo abbarbicato lungo il crinale di una collina da cui si ammirano i panorami della città e delle vallate circostanti. Paese carico di storia e testimonianze, come la notevole chiesa dei Santi Marcello e Defendente, di origine trecentesca, e la chiesetta di San Marcello, costruita nel luogo del cosiddetto Miracolo di San Marcello. Leggendario miracolo del 1155, quando il Barbarossa, dopo aver distrutto Asti, mise a ferro e fuoco Azzano per poi dirigersi a dar stessa sorte a Montemarzo, ma a metà strada un grande turbine di sabbia lo fece tornare indietro ed il paese fu risparmiato.