Alba e Langhe - 01 giugno 2026, 08:23

I numeri dell'accoglienza nell'Astigiano allarmano Fratelli d'Italia, Ebarnabo: "Pressione sproporzionata sui servizi"

Il consigliere regionale commenta i dati sui migranti ospitati in provincia e chiede una stretta su controlli e legalità per tutelare le comunità locali

Immagine generica realizzata con ausilio di AI

Il primato dell'Astigiano sui numeri dell'immigrazione diventa terreno di acceso dibattito politico. Con 57 migranti ogni 10 mila abitanti e 103 strutture attive, la provincia registra cifre che sfiorano il doppio della media regionale.

 Un dato che Sergio Ebarnabo, consigliere regionale di Fratelli d'Italia, non considera affatto un traguardo positivo, bensì un campanello d'allarme per la tenuta del sistema locale.


L'esponente politico invita a una riflessione profonda sulle conseguenze di questa concentrazione: "Questi numeri vanno letti fino in fondo: sono davvero un primato di cui vantarsi o sono il segnale di una pressione sproporzionata scaricata su una provincia, sui piccoli Comuni, sui servizi sociali, sulla casa, sulla sanità, sul lavoro e sulla sicurezza?".
La posizione del partito non intende colpire chi si inserisce regolarmente nel tessuto sociale, come precisa lo stesso consigliere: "Chi arriva regolarmente, lavora, rispetta le leggi e contribuisce alla nostra comunità non è il problema"

La critica è invece rivolta al modello di gestione: "Il problema è l’idea che l’immigrazione possa essere gestita senza limiti, senza controlli, senza una vera capacità di integrazione e senza distinguere tra chi viene per costruirsi un futuro onestamente e chi invece vive nell’irregolarità o nella marginalità".
 

Il nodo della sicurezza e il rischio degrado
 

L'analisi di Ebarnabo si sposta poi sulle ricadute dirette che un'accoglienza non strutturata riversa sui cittadini e sulle attività economiche. Un fenomeno che, secondo l'esponente di FdI, genera contraccolpi evidenti: "Quando l’accoglienza non è governata, quando si concentrano persone senza un vero percorso di integrazione, lavoro regolare e controllo del territorio, i danni ricadono prima di tutto sulle comunità locali".
Tra gli effetti negativi elencati figurano l'aumento della marginalità, il degrado urbano e le difficoltà per il commercio di vicinato. 

A supporto della sua tesi, il consigliere regionale cita i dati sulle carceri piemontesi: "Gli stranieri residenti in Piemonte sono circa il 10,6% della popolazione, ma rappresentano oltre il 41% della popolazione detenuta"

Una statistica che lo porta a ribadire la necessità di interventi rigorosi: "Questo non significa criminalizzare una comunità, ma significa che legalità, controlli, espulsioni per chi delinque e stop all’accoglienza indiscriminata non sono slogan: sono condizioni minime di serietà".
 

Le priorità per il territorio astigiano
 

Nelle conclusioni, la nota traccia la linea delle priorità per Asti e la sua provincia, ponendo l'accento sulle necessità dei residenti storici e sulla sicurezza diffusa.
La visione del consigliere regionale non lascia spazio a compromessi sulle politiche sociali: "L’Astigiano ha bisogno di lavoro regolare, controlli efficaci e sicurezza. Ha bisogno di alloggi dignitosi per chi qua è nato e cresciuto". La chiusura dell'intervento è un attacco diretto all'attuale modello gestionale: "Non ha bisogno di retorica buonista né del business dell’accoglienza. Accogliere davvero significa integrare chi rispetta le regole. Tutto il resto non è accoglienza: è abbandono dei territori".

Redazione


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