Cultura e tempo libero - 02 giugno 2026, 12:00

Montechiaro d’Asti, un’estate tra pievi romaniche, tartufi e mezzo secolo di Palio

Dal 7 giugno all’8 novembre il borgo fondato nel 1200 svela il Codex duecentesco, le chiese che legano il paese a Papa Francesco e Don Bosco, la tartufaia didattica e la mostra per i 50 anni del debutto in piazza Alfieri

Un viaggio nel tempo e nella spiritualità, attraversando secoli di storia, arte e tradizioni. Montechiaro d’Asti, fondato nel 1200, si presenta come un autentico scrigno di tesori romanici, memorie francescane e un profondo legame con le radici di due figure che hanno segnato la cristianità: Papa Francesco e San Giovanni Bosco. La comunità locale invita a scoprire il proprio patrimonio con un programma culturale che si snoda dal 7 giugno – data di apertura del tour della Rete Romanica in Collina – fino all’8 novembre, quando si svolgerà la Fiera Nazionale del Tartufo Bianco del Monferrato.

Le pievi, custodi di memoria e fede

Il percorso parte dalla Pieve di San Nazario, un gioiello romanico del XII secolo che attira ogni anno numerosi visitatori, inserita in itinerari di svago e nei sentieri del turismo religioso che forse seguivano un tratto della Via Francigena. Accanto ad essa, la Chiesa di San Bartolomeo (XIV secolo) custodisce un legame straordinario con il Papa: proprio qui, il 26 marzo del 1857, venne battezzato Bergoglio Francesco, bisnonno di Jorge Mario Bergoglio, Papa Francesco. Proseguendo nel centro storico, si incontra la Chiesa Confraternita della SS. Annunziata, sorta nel XVI secolo con la sua sagrestia ricavata in una torre semicilindrica e la “macchina” della Madonna Addolorata, portata in processione. In fondo alla via maestra sorge la Chiesa Parrocchiale di Santa Caterina, nel cui battistero nel 1752 fu battezzata Domenica Bossone, nonna di San Giovanni Bosco. Tra le altre chiese degne di nota figurano quelle dedicate a San Rocco, Sant’Anna, San Carlo, San Sebastiano, Sant’Antonio Abate; mentre sulle colline circostanti si trovano la Pieve di Pisenzana, antica chiesa parrocchiale prima della fondazione di Montechiaro e culla del cristianesimo della zona, e la Chiesa Comunale di San Antonino, dove è custodito il patrono San Bernardo da Mentone.

Il Codex e mezzo secolo di passione paliesca

Tra i tesori di Montechiaro spicca il Codex Montechiarensis, un manoscritto risalente all’anno della fondazione del paese, che conserva regole, patti e statuti di inestimabile valore. Una copia in PVC, curata da Team Service editore, è in esposizione presso il Cenacolo d’Arte, sede storica del primo comitato “Montechiaro al Palio di Asti”, nato in un giorno di marzo del 1976. Proprio quest’anno si celebrano i 50 anni della prima partecipazione alla corsa di Asti, con una mostra fotografica intitolata “Gente del mio paese al Palio 1976” a cura di Domenico Binello. L’esposizione propone costumi palieschi degli anni Trenta, un omaggio ai *“sette anni di Gloria, la superba rinascita della Corsa del Palio (1929-1935)”*, e un ricordo del rettore storico e vincente Gianmarco Rebaudengo, che guidò la contrada al successo nel Palio 1981.

La Tartufaia didattica e “Il Grande Bosco”

Montechiaro è anche terra di tartufi. La Tartufaia didattica accoglie scuole, famiglie e turisti per far conoscere il mondo del prezioso fungo ipogeo attraverso dimostrazioni di cerca con cane e trifulau, in una zona caratterizzata da un’alta vocazione tartufigena. Qui si trova una tra le più estese riserve di tartufo d’Italia, “Il Grande Bosco”, circa 50 ettari di terreno che si estendono nelle valli Bariello, Beronco e Seria, dove regna incontrastato “Re tartufo”.

Redazione