Attualità - 04 giugno 2026, 08:37

Un flashmob in piazza per rompere il silenzio sui volontari italiani bloccati in Libia

Sabato 6 giugno presidio in piazza San Secondo a supporto della richiesta di liberazione della delegazione bloccata mentre tentava di portare aiuti a Gaza

La mobilitazione civile per chiedere l'immediata liberazione di Leonarda Alberizia e Domenico Centrone si sposta nelle piazze. Sabato 6 giugno, in piazza San Secondo ad Asti, dalle 18 alle ore 19 si terrà un presidio con flashmob organizzato dalla rete Welcoming Asti. L'evento, aperto a tutta la cittadinanza, nasce con l'obiettivo prioritario di mantenere alta l’attenzione sulla drammatica vicenda della ex insegnante ed educatrice astigiana, originaria di Albugnano, ancora trattenuta in stato di detenzione in Libia. I promotori intendono così manifestare solidarietà alla flotilla umanitaria e ribadire il sostegno al popolo della Palestina.

Undici giorni di silenzio e apprensione

I due cooperanti italiani mancano da casa da ormai undici giorni. Il fermo è scattato domenica 24 maggio, quando Alberizia, 67 anni e una lunga carriera come educatrice a Torino, e Centrone, trentatreenne di Molfetta, si sono staccati dal convoglio principale della missione umanitaria Global Sumud Land Convoy. Il loro obiettivo era negoziare un lasciapassare con la Mezzaluna Rossa per consentire alla carovana – composta da circa 400 persone di 25 Paesi diversi con ambulanze e beni di prima necessità – di raggiungere Gaza a piedi attraversando l'Egitto.

Il gruppo è stato invece bloccato in un'area controllata dalle milizie del generale Khalifa Haftar. L'accusa formale provvisoria mossa dalle autorità della Libia est nei confronti dei due italiani e di altri otto attivisti stranieri è di ingresso clandestino per mancanza di un permesso speciale di sicurezza. Da quel momento, le notizie sono state pochissime e frammentarie, localizzando la loro detenzione in un carcere a Bengasi. Nonostante il console italiano abbia chiesto ripetutamente di incontrare i due connazionali, non ha ancora ricevuto risposte concrete, sebbene fonti interne abbiano riferito che entrambi si trovino in buone condizioni.

Le tensioni sul campo e il rientro degli altri attivisti

Mentre per Alberizia e Centrone i tempi di rilascio rimangono indefiniti, gli altri attivisti della Flotilla di terra sono rientrati in Italia dopo aver vissuto momenti di forte tensione. Le milizie locali hanno infatti sgomberato con la forza il campo dei volontari a Sirte. Il coordinatore romano della delegazione, Marco Contadini, ha raccontato lo sconcerto dei volontari, che erano regolarmente dotati di visto umanitario: "Ad un certo punto hanno iniziato a spintonarci e chi ha provato a fare resistenza passiva è stato maltrattato", ha spiegato al suo arrivo all'aeroporto di Fiumicino. Testimonianza confermata anche dall'attivista bolognese Martina Cannatà, la quale ha ribadito che il gruppo ha dovuto abbandonare l'area per raggiungere un posto più sicuro.

Il caso politico e l'appello al Governo

La vicenda ha sollevato una forte reazione politica sia a livello locale sia nazionale. In Piemonte, i consiglieri regionali e comunali Alice Ravinale, Mauro Bosia e Vittoria Briccarello hanno firmato un appello urgente indirizzato al governatore Alberto Cirio, al presidente della Provincia Simone Nosenzo e al sindaco di Asti Maurizio Rasero, chiedendo un'attivazione immediata presso il Ministero degli Esteri. Sulla stessa linea si è mosso il Coordinamento Asti Est.

A livello parlamentare, la deputata del Movimento 5 Stelle ed ex sindaca di Torino Chiara Appendino ha sollevato formalmente il caso chiedendo un deciso cambio di passo nelle trattative diplomatiche. "Chiedo al ministro Tajani di intervenire immediatamente con un’azione diplomatica concreta e urgente", ha affermato la deputata, ricordando come una donna anziana e incensurata, andata in una terra di guerra disarmata per portare aiuto, meriti il massimo impegno delle istituzioni italiane. 

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato che l'esecutivo sta seguendo il dossier da vicino, auspicando una rapida risoluzione della magistratura libica. Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, cardinale Matteo Maria Zuppi, esprimendo profonda preoccupazione per le violenze e i blocchi subiti dai cooperanti in Nord Africa.