A seguito delle problematiche riscontrate alla scuola Jona di Asti e delle conseguenti risposte da parte dell’amministrazione, a tornare sul caso e il consigliere di Ambiente Asti Mario Malandrone, attraverso un lungo messaggio pubblicato su Facebook in cui ha espresso forti perplessità sulla questione emersa.
“Dieci milioni di euro per scoprire che bisogna aprire le finestre”, scrive il consigliere. Nel mirino finiscono le dichiarazioni dell’amministrazione in merito alle criticità emerse all’interno dell’edificio scolastico inaugurato appena tre anni fa, e che puntavano su misure immediate come tende oscuranti, ventilatori, utilizzo degli spazi più freschi e l’invito ad arieggiare le aule aprendo le finestre nelle prime ore del mattino: “A leggere queste parole abbiamo avuto l'impressione di essere capitati non nella cronaca di una scuola del 2026, ma nel classico servizio televisivo che ogni estate accompagna le ondate di calore”.
Il punto, secondo il consigliere, non riguarda tanto i consigli forniti dall’amministrazione, quanto il fatto che le caratteristiche dell’edificio fossero già note fin dalla fase progettuale: “Un tecnico sa perfettamente che il sole non scalda soltanto l'aria. Esiste l'irraggiamento. Esistono gli apporti termici attraverso le superfici trasparenti. Esistono le verifiche sul comfort estivo. Esistono le simulazioni energetiche. Soprattutto, esiste il cambiamento climatico, che nel 2023 era già una realtà nota e non una scoperta dell'ultima settimana”.
Da qui la domanda posta dal consigliere: se oggi il Comune affida un incarico per progettare un impianto di climatizzazione, si ammette implicitamente l’esistenza di un problema strutturale. Perché, allora, una scuola così recente necessita già di interventi che avrebbero dovuto essere previsti in fase di progettazione?
“La Jona resta una scuola importante per la città e nessuno intende negarlo - conclude Malandrone - Ma dopo dieci milioni di euro di investimento pubblico, dopo anni di progettazione e inaugurazioni, ci saremmo aspettati qualcosa di più innovativo di una strategia basata su ventilatori, ricerca delle zone fresche e finestre aperte alle sette del mattino. Perché, francamente, se la risposta alla sfida climatica del XXI secolo è quella, allora rischiamo di aver costruito una scuola del futuro con il piano caldo delle nostre nonne”.