Sanità - 08 giugno 2026, 09:19

Tumore dell’endometrio, l’appello dei ginecologi astigiani: "Il sanguinamento anomalo non va mai sottovalutato"

Incontro promosso da Fondazione Salute del Territorio e Utea. Il dottor Di Serio: "Oltre 10mila diagnosi l'anno, fondamentale la diagnosi precoce". Il Cardinal Massaia è hub di riferimento per il Sud Piemonte

I relatori

Con circa diecimila nuove diagnosi ogni anno in Italia, il tumore dell’endometrio è una delle neoplasie femminili più diffuse, con un picco di incidenza tra i 50 e i 70 anni. Sabato scorso, al polo universitario Uni-Astiss, la patologia è stata al centro dell’ultimo incontro della rassegna “Parliamo di salute”, promossa dalla Fondazione astigiana per la salute del territorio e dall’Utea.

A guidare l'approfondimento sono stati gli specialisti della struttura di Ginecologia e ostetricia dell’Asl At, diretta dal dottor Maurizio Di Serio.

Il campanello d’allarme e il percorso diagnostico

“Per il carcinoma dell’endometrio non esiste un programma di screening – ha spiegato Di Serioma fino al 90% dei casi la malattia si manifesta con un sintomo preciso: il sanguinamento anomalo. È fondamentale riconoscerlo e non sottovalutarlo, perché permette di arrivare a una diagnosi in fase precoce”.

Il dottor Carlo Bocci ha illustrato come la neoplasia sia legata all’iperestrogenismo, ovvero un’eccessiva esposizione agli estrogeni, con fattori di rischio che includono obesità, diabete, ipertensione e alterazioni ormonali.

Sul percorso clinico si è soffermata la dottoressa Isabella Gazzani: si parte da visita ed ecografia vaginale, essenziale per valutare l'estensione del sospetto tumore, per poi passare all’isteroscopia e alla biopsia, che consentono di ottenere la diagnosi definitiva tramite esame istologico.

La presa in carico e il ruolo del Cardinal Massaia

Confermata la patologia, si attiva il percorso della Rete oncologica Piemonte e Valle d’Aosta. La dottoressa Michela Villa ha spiegato il ruolo del Centro accoglienza e servizi (Cas), che garantisce la prima visita entro 5 giorni dalla richiesta, attivando l'esenzione e il supporto multidisciplinare (medici, psicologi, assistenti sociali).

Il caso clinico viene poi discusso dal Gruppo interdisciplinare cure (Gic). L'ospedale Cardinal Massaia di Asti, in questo ambito, opera come hub di riferimento per tutto il quadrante del Sud Piemonte, definendo la strategia terapeutica per ogni paziente.

Chirurgia mini-invasiva e terapie personalizzate

“Oggi circa il 95% degli interventi viene eseguito con tecniche mini-invasive laparoscopiche, riducendo il trauma chirurgico e i tempi di recupero a parità di risultati oncologici”, ha sottolineato il ginecologo Enrico Badellino.

Tra le tecniche d'avanguardia utilizzate ad Asti c'è la ricerca del “linfonodo sentinella” con speciali traccianti, che permette di scovare micro-metastasi invisibili agli esami radiologici. In reparto vengono inoltre applicati i protocolli Eras, che favoriscono una rapida ripresa post-operatoria grazie al controllo ottimale del dolore e alla mobilizzazione precoce.

La dottoressa Elisa Forno ha infine affrontato il tema dei controlli successivi (follow-up) e della sindrome di Lynch, condizione genetica associata al 2-3% di questi tumori, per la quale si attivano percorsi di sorveglianza intensiva estesi anche ai familiari.

In chiusura, la presidente della Fondazione astigiana per la salute del territorio, Luisa Amalberto, ha ricordato l'impegno per dotare l'ospedale di nuove tecnologie. Da gennaio a oggi sono stati portati a termine cinque progetti a favore di Radioterapia, Radiodiagnostica, Laboratorio analisi, Geriatria e Pediatria. “La nostra missione è aiutare il personale sanitario acquistando apparecchiature non coperte dai finanziamenti nazionali. Ogni cittadino può contribuire destinando il 5x1000 alla Fondazione (codice fiscale 92078480057)”, ha ricordato Amalberto.

All'incontro sono intervenute anche Nadia Miletto, presidente della Commissione pari opportunità del Comune, e Gabriella Saracco, presidente provinciale dell'Associazione italiana donne medico. Luisa Amalberto e Angela Motta, vicepresidente dell'Utea, hanno confermato la collaborazione tra i due enti anche per l'edizione 2027 della rassegna.

Redazione