La mobilitazione nazionale dei coltivatori ha preso il via in tredici capoluoghi di regione, dove migliaia di agricoltori si sono riuniti davanti alle Prefetture. Al centro della protesta ci sono le manovre speculative dei trafficanti che stanno causando un pesante crollo dei prezzi di due pilastri dell'agroalimentare italiano e della Dieta Mediterranea: il grano e l'olio extravergine d'oliva. La denuncia punta il dito contro inganni e dinamiche di mercato poco trasparenti che minacciano la salute dei consumatori e la stabilità economica delle aziende agricole, già colpite dai rincari dei costi produttivi conseguenti alla guerra in Iran.
Il settore cerealicolo si trova in una situazione drammatica. Nelle regioni del Sud, il grano sotto trebbiatura viene pagato ai produttori la cifra irrisoria di 19 centesimi al chilo, mentre sui banchi della grande distribuzione la pasta tocca un prezzo minimo di 2 euro al chilo e il pane sale a 3 euro. Sulla vicenda è intervenuta la presidente di Coldiretti Asti, Monica Monticone, esprimendo la massima fermezza: "Diciannove centesimi è un prezzo che rappresenta un insulto intollerabile a tutti gli agricoltori", ha dichiarato.
La presidente ha poi denunciato i tentativi di nazionalizzare fittiziamente il prodotto estero attraverso fatturazioni compiacenti e l'arrivo nei porti di carichi contenenti grano al glifosato, una molecola chimica vietata in Europa per le operazioni di essiccazione in preraccolta. "I trafficanti speculatori vanno bloccati applicando la legge contro le pratiche sleali a partire dal divieto di vendita sotto il costo di produzione", ha aggiunto Monticone, invocando l'applicazione del principio di reciprocità commerciale, l'esclusione dalla Cun Grano dei commissari in conflitto di interessi e lo stanziamento immediato di 40 milioni di euro per abbattere le spese delle imprese inserite nei contratti di filiera.
Lo scenario non è migliore per l'olio extravergine d'oliva, il cui valore di mercato ha registrato una flessione del 50% nell'ultimo anno, a fronte di un incremento dei costi colturali superiore ai 200 euro per ettaro. Il mercato italiano mostra forti anomalie nei flussi commerciali: con una produzione interna di circa 234 milioni di litri e consumi nazionali pari a 461 milioni, l'Italia esporta 318 milioni di litri ma ne importa ben 545 milioni ogni anno.
Il direttore di Coldiretti Asti, Giovanni Rosso, ha commentato duramente questi dati evidenziando le storture della filiera: "I conti non tornano perché c'è chi trucca l'origine ingannando consumatori e agricoltori", ha evidenziato Rosso, segnalando le scappatoie offerte dall'attuale formulazione del Codice Doganale sull'ultima trasformazione sostanziale, che permette di etichettare come italiano un olio importato.
Per porre un freno a queste derive, l'associazione ha presentato ai Prefetti un manifesto con precise rivendicazioni operative. Il piano prevede l'intensificazione dei controlli antifrode attraverso l'uso di tecnologie avanzate, quali la risonanza magnetica e la mappatura isotopica, e il rispetto rigoroso della normativa contro le pratiche sleali. Viene richiesto il divieto di miscelazione tra olio extravergine e sottoprodotti trattati termicamente, insieme all'introduzione della fatturazione obbligatoria delle olive per garantire una tracciabilità completa del prodotto. Tra le misure doganali invocate figurano infine lo stop alle importazioni a dazio zero dalla Tunisia e l'interruzione del meccanismo del traffico di perfezionamento attivo sull'olio estero, giudicato una frequente fonte di irregolarità.