Intercettare il disagio prima che diventi una frattura irreparabile, prima che il silenzio prenda il posto delle parole. È da questa urgenza che nasce “Sentinelle”, il progetto promosso da ASL AT e dall’associazione “Un libro per Daniela – Amici di salvataggio”, pensato per formare figure adulte capaci di riconoscere i segnali di sofferenza nei più giovani e accompagnarli verso percorsi di aiuto.
L’iniziativa è stata presentata nel Salone della Provincia di Asti alla presenza del direttore generale Giovanni Gorgoni, del fondatore dell’associazione Luciano Cavallo, del questore Marina Di Donato e dell’assessore ai Servizi sociali del Comune di Asti Eleonora Zollo. A sottolineare il valore del progetto anche il videomessaggio dell’assessore regionale alla Sanità della Regione Piemonte Federico Riboldi, che ha richiamato l’importanza della collaborazione tra enti e associazioni del territorio.
Una rete “a maglie strette”
A raccontare la genesi del progetto è stato Luciano Cavallo: “L’esigenza di creare una rete che possa essere a maglie strettissime per evitare che nessuno possa cadere, ma anche in grado di accogliere e proteggere tutte le persone, anche quelle che hanno subito una perdita per suicidio”,.
Un’immagine che restituisce l’idea di una comunità vigile e responsabile, capace di farsi carico non solo della prevenzione, ma anche del sostegno nei momenti successivi al trauma.
“Accorgerci di chi non riesce a risplendere”
Il direttore generale Giovanni Gorgoni ha condiviso il tragico episodio che ha dato forma all’intuizione del progetto: “Tra immagini e ritagli di giornale aveva scritto una frase semplicissima: ‘Che voglia di risplendere’. Non l’ho mai dimenticata”,.
Da lì una riflessione che diventa impegno: “Il nostro compito è accorgerci di chi ha voglia di risplendere ma non ci riesce, di chi vede spegnersi lentamente quella luce senza trovare le parole per chiedere aiuto”.
Il suicidio come questione collettiva
A coordinare il progetto è la direttrice della struttura complessa di Psichiatria dell’ASL AT Mara Barcella, che ha invitato a superare una lettura individuale del fenomeno: “Per troppo tempo il suicidio è stato considerato un fatto privato. In realtà ogni suicidio coinvolge un’intera comunità”,.
Un impatto che si estende ben oltre la persona: “È come un sasso che cade nell’acqua e genera onde concentriche”, ha spiegato, ricordando come ogni episodio possa toccare direttamente o indirettamente almeno 135 persone.
Da qui la necessità di un cambio di paradigma: “La prevenzione richiede il coinvolgimento dell’intera comunità”,.
Le indicazioni dell’OMS e il ruolo dei media
Il progetto si inserisce nelle linee del programma LiveLife dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che individua nell’integrazione tra istituzioni, servizi sanitari, scuola e territorio la base per interventi efficaci.
Tra i punti evidenziati anche quello della comunicazione: “Esistono modalità di raccontare gli eventi suicidari che possono aumentare il rischio di fenomeni imitativi e altre che favoriscono la prevenzione”, ha sottolineato Barcella, aprendo alla collaborazione con il mondo dell’informazione e l’Ordine dei giornalisti.
Numeri che parlano chiaro
A delineare il quadro sono state le psicologhe Giorgia Arduino e Sonia Mazardis: ogni anno oltre 700 mila persone muoiono per suicidio nel mondo, circa 4 mila in Italia.
Tra i giovani si tratta di una delle principali cause di morte, mentre l’autolesionismo riguarda circa un adolescente su cinque. “Dall’evento Covid in poi osserviamo un aumento importante delle situazioni di rischio nelle fasce d’età più giovani”, hanno evidenziato.
Chi sono le Sentinelle
Le “Sentinelle” non sono specialisti, ma figure di riferimento quotidiane: insegnanti, educatori, allenatori, volontari. Persone che, grazie a una formazione specifica, imparano a osservare e riconoscere i segnali di sofferenza.
“Molti si accorgono che qualcosa non va, ma non sanno come comportarsi”, ha spiegato Mara Barcella. “Vogliamo fornire strumenti concreti per riconoscere il rischio e attivare tempestivamente la rete di supporto”,.
Un ruolo definito, non sostitutivo dei professionisti, ma fondamentale per accorciare le distanze tra il disagio e l’aiuto.
Il percorso formativo
Il progetto partirà in forma sperimentale con due gruppi da 20 partecipanti, suddivisi per fasce d’età degli studenti.
Quattro gli incontri in programma alla Caffetteria Mazzetti di Asti, dalle 15 alle 18:
28 settembre: “Riconoscere i segnali d’allarme”
12 ottobre: “Ruolo e compiti dell’operatore sentinella”
26 ottobre: “Affrontare le situazioni critiche”
9 novembre: “Gli aspetti emotivi che coinvolgono le sentinelle”
La partecipazione è gratuita. Per informazioni e iscrizioni è possibile scrivere a unlibroperdaniela@gmail.com o compilare il form sul sito www.unlibroperdaniela.eu.
Un progetto che prova a trasformare l’attenzione in responsabilità condivisa, per intercettare quel momento fragile in cui qualcuno, spesso in silenzio, smette di chiedere aiuto.