Se la memoria entra nei piatti
Questo locale non si chiama certo “osteria” per vezzo o per moda. Anche solo entrandoci, e osservando nel dehors dei ciclisti in pausa pranzo o qualche anziano del paese intento giocare a carte, si capisce immediatamente che l’intento di Marchetti non è stato affatto quello di dar vita a una finta "piola", magari contemporanea o di lusso, ma di creare un locale in linea con quel che Cocconato è stato. La cifra che caratterizza l’identità di questa singolare osteria, e sono i piatti stessi a dirlo, è dunque quella di una semplicità tutta giocata su essenzialità e qualità. E a raccontarcelo, più che le parole di Marchetti, sono stati i piatti stessi che, messi a punto dagli chef Fabrizio Cavassa e Serena Briozzo,
via via arrivavano in tavola: dalla deliziosa Robiola di Cocconato, esaltata dalle note pulite dell'olio Giachino,
all’intensa Albese col bagnetto verde ai funghi e insalatine primaverili; dall’essenziale insalata di peperoni, tonno e acciuga,
al vitello tonnato, in cui la qualità della carne e l’avvolgenza della salsa si armonizzano perfettamente;
dai forse fin troppo equilibrati “tomini elettrici” agli esplosivi batsoà, piedini di maiale fritti espressione di una cucina piemontese davvero remota,
al ben pensato tagliere di salumi, in cui a distinguersi è un prosciutto fumé, fino ad arrivare ai ben amalgamati ravioli con piselli fave taccole e robiola di Cocconato.
Mi sono perso l’agnello, che non /./ ci stava davvero più e che tornerò certamente ad assaggiare, non senza però sottrarmi a una coppa di gelato, ai gusti di zabaione e... robiola, evidentemente di Cocconato, gustati nella gelateria prossima all’osteria.
Tra prezzi giusti e belle bottiglie
Come ho già detto precedentemente, a fare il gioco in questa singolare osteria sono, per un verso, la qualità delle materie prime servite nella loro essenzialità o rielaborate con una cura che tuttavia non ha nulla di ricercato; per l’altro il prezzo decisamente onesto, specie se rapportato alla genuina eccellenza del cibo che arriva in tavola, sia delle singole portate sia di un pasto nel suo insieme; per l’altro infine dal servizio, ad un tempo veloce, empatico e professionale. E non manca nemmeno una carta dei vini di tutto rispetto, con bolle, bianchi, rosati e rossi. Ovviamente quasi tutta incentrata su quel Monferrato che è nel cuore di Alberto Marchetti e che, proprio col progetto di cui questa osteria è al momento un po’ il fulcro, egli intende valorizzare appieno. Il tutto con, forse, un unico limite: quello della distanza di Cocconato sia da Torino che da Asti. Un limite, però, del tutto superabile e che, quando sarete seduti al tavolo di questa osteria o vi farete un giro per il paese, dimenticherete in fretta.
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OSTERIA BELL’E BUONA
Tipologia locale: Osteria
Indirizzo: Piazza Camillo Benso Conte di Cavour, 9 - Cocconato (AT)
Telefono: (+39) 0141 1656565
Sito web: www.cocconatobellebuono.it
Prezzi: antipasti (10–12€), primi (12–14€), secondi (15–16€), dolci (6€). Servizi: proposte vegetariane, animali ammessi, dehors
Ultima visita (pranzo stampa): maggio 2026
Sensazioni al volo: Il profumo dei batsoà fritti, accompagnati da vini del Monferrato fermi e frizzanti, con l’eco lontano della passione di una partita a carte giocata nel dehors. All'Osteria Bell’e Buona si ritrova l'atmosfera di paese e il sapore quasi dimenticato di piatti autentici. La qualità al giusto prezzo, senza inutili giri di parole.