La Tari si conferma uno dei temi più caldi e dibattuti della politica locale, storicamente al centro di forti polemiche a causa di tariffe particolarmente esose. Un nuovo capitolo rischia ora di appesantire ulteriormente le tasche dei contribuenti astigiani, già alle prese con bollette decisamente salate. Al centro dell'attenzione è finita la gestione dei bollettini di pagamento, una questione sollevata formalmente dai consiglieri di minoranza Vittoria Briccarello e Mauro Bosia, esponenti del gruppo Uniti si può.
I rappresentanti dell'opposizione hanno depositato un'interpellanza per fare luce su una presunta anomalia che colpirebbe chiunque si trovi a saldare il tributo. Secondo quanto evidenziato da Briccarello e Bosia, numerose segnalazioni documentano come il pagamento avvenga ormai quasi esclusivamente tramite gli avvisi PagoPa, un sistema che comporta l'applicazione automatica di commissioni aggiuntive da parte di banche, poste o tabaccherie. Una prassi che, stando alla tesi dei consiglieri, si scontrerebbe con le tutele previste dall'autorità nazionale.
La normativa in materia è in effetti chiarissima: l'articolo 24 del Testo unico per la regolazione della qualità del servizio di gestione dei rifiuti urbani (Tqrif), approvato da Arera con la delibera 15 del 2022, stabilisce l'obbligo per i Comuni di garantire ai cittadini almeno una modalità di pagamento del tutto gratuita. Il Garante nazionale ha introdotto questa regola proprio per evitare che l'adempimento di un obbligo fiscale comporti un esborso ulteriore per le famiglie.
Fino a qualche tempo fa, questo salvagente a costo zero era rappresentato dal modello F24, storicamente esente da commissioni. I consiglieri di Uniti si può fanno però notare che questo modello non risulta più recapitato a casa dei contribuenti astigiani. Per l'opposizione, se venisse confermato che ogni via d'accesso al pagamento della Tari ad Asti prevede un costo di commissione, ci si troverebbe di fronte a una palese violazione delle regole Arera.
Con il documento presentato, il gruppo consiliare chiede quindi risposte precise al sindaco e alla giunta. L'obiettivo è capire quale sia l'esatta modalità gratuita attualmente messa a disposizione dal Comune di Asti, quanti cittadini abbiano effettivamente pagato commissioni extra nell'ultimo anno e se l'amministrazione non ritenga doveroso ripristinare immediatamente il modello F24 o un'alternativa analoga, così da uniformarsi ai regolamenti già adottati in molti altri municipi d'Italia, tutelando i contribuenti da ulteriori e ingiustificati rincari.
In allegato il testo dell'interpellanza presentata.