Agricoltura - 27 giugno 2026, 09:39

Prezzi in calo e giacenze, l'allarme di Confagricoltura Asti per i vini rossi

L'accordo sul moscato soddisfa i produttori, ma per le altre denominazioni serve un piano strutturale contro la crisi di mercato

Il recente via libera sulle rese del moscato porta una ventata di ottimismo nelle campagne astigiane, ma non basta a diradare le nubi che si rincorrono sul comparto vitivinicolo locale. La soddisfazione per l'intesa raggiunta nel consiglio di amministrazione del Consorzio dell'Asti cede subito il passo a una riflessione più severa e preoccupata sulla tenuta complessiva del settore, in particolare per quanto riguarda i vini rossi.

Il traguardo del moscato

A esprimere il proprio compiacimento per l'esito della trattativa è Gabriele Baldi, presidente di Confagricoltura Asti, che sottolinea il valore della coesione dimostrata dalla sponda agricola: "Soddisfatti per l'accordo raggiunto per le uve moscato ieri sera nel CdA del Consorzio dell'Asti. La compattezza del mondo agricolo, grazie anche all'azione collante dell'assessore regionale all'Agricoltura, Paolo Bongioanni, che non possiamo non ringraziare, ha portato i suoi frutti". Un risultato che arriva dopo il delicato tavolo di confronto della scorsa settimana, che ha visto sedersi di fronte organizzazioni agricole, cooperative, comuni e parte industriale sotto la regia della Regione Piemonte.

L'ombra della crisi sui vini rossi

L'intesa sul comparto spumantistico non spegne però i riflettori sulle criticità che stanno soffocando altre storiche produzioni del territorio. "Ma non basta! Il nostro territorio conta una grande quantità di viticoltori coinvolti nel mondo dei vini rossi e comunque di altre denominazioni, la cui situazione è molto preoccupante, corrispondente purtroppo ad una reale crisi di mercato, seppur con qualche sfumatura speculativa", incalza Gabriele Baldi.

I numeri e le dinamiche degli ultimi mesi descrivono un quadro complesso, in cui si registra un forte squilibrio tra la domanda e l'offerta. La conseguenza diretta è una marcata contrazione dei prezzi dei vini e un progressivo accumulo di giacenze invendute nelle cantine, che rischiano di ingolfare la prossima vendemmia.

Oltre la logica dell'emergenza

A tracciare la linea della spinta tecnica e politica dell'associazione è il direttore di Confagricoltura Asti, Mariagrazia Baravalle, che analizza i possibili correttivi immediati senza perdere di vista l'orizzonte futuro: "Sappiamo che qualcosa si sta muovendo, sia sul lato della definizione di una resa vendemmiale adeguata al difficile periodo, sia sul lato di verificare la possibilità di coinvolgere gli acetifici nonché di una possibile contribuzione della Regione Piemonte". Tuttavia, secondo la dirigenza di via Monti, i tamponi congiunturali non possono essere la sola risposta a un mutamento che appare ormai profondo. "Con sempre maggiore convinzione riteniamo che la regione Piemonte debba al riguardo farsi promotrice di una riflessione più ampia e strategica di lungo periodo, superando una logica esclusivamente emergenziale. Le difficoltà del comparto non sono infatti contingenti, ma derivano da cambiamenti strutturali dei mercati e dei consumi che richiedono una visone chiara e interventi programmati nel tempo", aggiunge Mariagrazia Baravalle.

Le proposte sul tavolo regionale

La richiesta principale che muove l'organizzazione è quella di rimettere al centro la sostenibilità economica delle aziende agricole, l'anello più esposto della filiera. "Innanzitutto preme porre l'accento sul fatto che la viticoltura deve essere "impresa" e quindi necessita puntare attenzione e risorse sulle aziende che con questa attività mantengono le proprie famiglie e quelle del tessuto sociale lavorativo all'intorno", ribadisce il presidente della compagine astigiana.

Per uscire dalle secche di un mercato bloccato, Confagricoltura Asti ha formalizzato una serie di proposte concrete destinate a incidere sul potenziale produttivo, sul modello di quanto già si sta sperimentando all'estero. Tra i punti cardine figurano la limitazione delle autorizzazioni per i nuovi impianti, la proroga delle idoneità già assegnate e la riformulazione della misura legata alla ristrutturazione e riconversione dei vigneti. A queste si aggiungono la richiesta di attivazione della vendemmia verde e, come misura estrema, il varo di un piano di estirpazione dei vigneti sul modello francese.

L'obiettivo dichiarato è quello di governare la riduzione delle quantità per dare ossigeno ai listini e salvaguardare il valore economico del lavoro in vigna.

Redazione