Sanità - 30 giugno 2026, 11:33

La cultura come parte della cura: l'Asl annuncia un progetto per adolescenti fragili dal palco del Festival Pavese 2026

Sabato 27 giugno il convegno con i massimi esperti di welfare culturale. Gorgoni: "Investire sulle relazioni e sulle risorse del territorio significa promuovere benessere e salute". Anticipata una sperimentazione per giovani tra i 16 e i 25 anni con fragilità cognitive

Ammirare un capolavoro d'arte, immergersi nella trama di un romanzo o nell'atmosfera di un museo, di un concerto, di una performance teatrale o di danza può contribuire alla cura. Non è filosofia, sono le evidenze scientifiche a testimoniare quello che l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha richiamato nel Rapporto 67 del 2019, ovvero il "valore delle arti e della partecipazione culturale nel promuovere benessere, contrastare la solitudine e migliorare la qualità della vita".

Il tema è stato approfondito sabato 27 giugno al Festival Pavese in occasione del convegno che ha fatto il punto sui progetti più innovativi di "prescrizione sociale" a livello internazionale e italiano e sulle iniziative che vedranno collaborare ASL AT e ASL CN2. L'incontro, moderato da Pierluigi Vaccaneo, direttore della Fondazione Cesare Pavese, ha visto intervenire i direttori generali Giovanni Gorgoni (ASL AT) e Paola Malavasio (ASL CN2), la direttrice della Psichiatria ASL AT Mara Barcella, la direttrice della Psicologia ASL CN2 Ileana Agnelli, Mario Grimaldi (Gestione Operativa Territoriale ASL CN2), Catterina Seia, presidente del Cultural Welfare Center, e Pier Luigi Sacco, docente dell'Università "G. d'Annunzio" di Chieti-Pescara e socio del Cultural Welfare Center.

Il welfare culturale e l'impegno dell'ASL AT

"La cultura fa fiorire le persone. Le arti, la partecipazione culturale e la creatività non sono soltanto strumenti di intrattenimento, ma risorse capaci di promuovere benessere, rafforzare le relazioni, contrastare le disuguaglianze e migliorare la qualità della vita delle persone e delle comunità", ha esordito Catterina Seia, presidente del Cultural Welfare Center che ha la sua sede nazionale a Torino. Il CCW ha contribuito al percorso che ha portato al riconoscimento ufficiale della "prescrizione sociale" come modello innovativo di presa in carico che integra alle cure sanitarie le risorse presenti nella comunità: attività culturali, sociali, educative e di volontariato. La conferma è arrivata nel febbraio di quest'anno, quando la Conferenza Stato-Regioni ha approvato lo schema di Protocollo d'intesa tra il Ministero della Cultura e il Ministero della Salute sulla prescrizione dell'arte e sul welfare culturale. In Italia è già presente una rete composta da 918 organizzazioni impegnate nella costruzione di percorsi di benessere e i dati illustrati da Seia durante il convegno evidenziano un tasso di completamento del 97%, segno di un'elevata adesione e soddisfacimento dei partecipanti. Tre quarti delle esperienze sono rivolte alla promozione del benessere mentale e delle relazioni sociali, ambiti che vedono impegnate le due aziende piemontesi, unite anche dal nuovo Dipartimento interaziendale funzionale per la Longevità e l'Invecchiamento attivo.

Il direttore generale dell'ASL AT Giovanni Gorgoni ha spiegato come la prescrizione sociale nasca dall'incontro tra necessità e opportunità. "Molte delle patologie di cui ci occupiamo non dipendono soltanto da deficit organici o biologici, ma affondano le loro radici in determinanti sociali. L'isolamento, la solitudine e la fragilità delle reti relazionali sono oggi fattori che incidono profondamente sulla salute e ai quali il sistema sanitario, da solo, non è in grado di dare una risposta. Per questo è indispensabile costruire un percorso condiviso con le amministrazioni comunali, il volontariato, il Terzo settore, risorse che abbondano nel nostro territorio come in pochi altri. La strategia Communit-Action, che abbiamo lanciato un anno fa, ha già prodotto risultati incoraggianti e, per certi aspetti, superiori alle aspettative: dagli Ambulatori di Comunità alle Palestre della Memoria, le esperienze sviluppate dimostrano che investire sulle relazioni e sulle risorse del territorio significa promuovere benessere e salute. Non si tratta di un progetto imposto da una norma né sostenuto da finanziamenti dedicati. È una scelta che abbiamo compiuto consapevolmente, perché riteniamo che questa sia la direzione giusta per costruire una sanità sempre più vicina alle persone".

Il Progetto Ponte e la nuova sperimentazione per i giovani

Il Progetto Ponte dell'ASL CN2, presentato da Ileana Agnelli, direttrice della Psicologia, ha mostrato l'efficacia di un modello di prescrizione sociale rivolto agli over 65, basato sulla collaborazione tra servizi sanitari, servizi sociali, Comuni e 24 realtà del Terzo settore. Proprio questa esperienza, implementata con il supporto di una piattaforma digitale, costituirà la base per una sperimentazione che l'ASL AT svilupperà sul proprio territorio, declinandola su una specifica fascia giovanile particolarmente fragile. Mara Barcella, direttrice della Psichiatria dell'ASL AT, ha anticipato che il percorso si concentrerà sui giovani tra i 16 e i 25 anni con funzionamento cognitivo limite o disabilità cognitiva lieve, che al termine del percorso scolastico e raggiunta la maggiore età, perdono spesso i punti di riferimento costruiti negli anni e rischiano di rimanere senza un'adeguata rete di sostegno. Attualmente la Neuropsichiatria Infantile segue 274 giovani con queste caratteristiche.

"Per questi ragazzi e ragazze è fondamentale costruire un percorso graduale di preparazione all'età adulta. Un training che permetta di sviluppare autonomia personale, competenze relazionali e capacità di partecipazione alla vita della comunità. L'obiettivo non è esclusivamente sanitario, ma riguarda l'intero progetto di vita. Per questo il percorso si fonda sull'integrazione tra interventi educativi, sociali e culturali, valorizzando le opportunità offerte dal territorio", ha spiegato Barcella.

Il progetto è sostenuto da un gruppo di riferimento promosso dall'azienda sanitaria coinvolgendo Enti gestori dei servizi socioassistenziali, Centro Servizi per il Volontariato e Ufficio Scolastico Provinciale. I prossimi passi prevedono la definizione di un piano di lavoro condiviso a settembre 2026, la mappatura delle risorse presenti nella comunità e la formazione degli operatori che saranno chiamati a realizzare i percorsi di prescrizione sociale a partire dal 2027.

Le esperienze territoriali e il ruolo degli Infermieri di Comunità

Dal fronte della ricerca, il professor Pier Luigi Sacco ha presentato il protocollo Pre-Texts, metodologia sviluppata da Harvard che utilizza la lettura e la creatività come strumenti di benessere, apprendimento e inclusione sociale. Un esempio concreto di integrazione tra cultura e salute arriva anche da Asti. Alessia Conti, direttrice della Biblioteca Astense, ha presentato il progetto realizzato con l'ASL AT per sostenere la genitorialità e prevenire il disagio post partum.

A chiudere la sessione dedicata alle esperienze territoriali è stato l'intervento di Chiara Boero, della Direzione delle Professioni Sanitarie dell'ASL AT, che ha illustrato il ruolo degli Infermieri di Famiglia e Comunità, 60 già attivi in ASL AT, che operano come "link worker" tra cittadini e risorse del territorio. "La prescrizione sociale non è uguale per tutti – ha sottolineato Boero – per qualcuno la risposta potrà essere un gruppo di cammino, per altri un'attività fisica adattata, un laboratorio culturale, la Palestra della Memoria o un'esperienza di volontariato. Il nostro compito è conoscere la persona e il contesto in cui vive per individuare e indirizzare l'opportunità più adatta, integrando la prescrizione sociale nella presa in carico territoriale".

Redazione