Il Piano Casa entra nella sua fase decisiva. Dopo il via libera della Camera dei deputati, ottenuto lo scorso 23 giugno con il voto di fiducia, il decreto-legge è passa all’esame del Senato per la conversione definitiva, prevista per il 6 luglio.
Tra i punti del programma figurano la realizzazione di 100 mila nuovi alloggi, il recupero di 60 mila abitazioni ERP attualmente sfitte e l’introduzione di strumenti a sostegno delle famiglie, come il fondo per la morosità incolpevole e misure per favorire gli affitti a canone calmierato; inoltre, si prevede l'utilizzo di commissari straordinari e il coinvolgimento di capitali privati.
Nonostante gli obiettivi dichiarati, il provvedimento si scontra con le dure critiche delle rappresentanze sindacali degli inquilini, preoccupate che l'impianto della legge possa prestarsi a operazioni speculative e a una progressiva privatizzazione del patrimonio pubblico.
“È una legge inadeguata all'emergenza abitativa reale - ha dichiarato il Segretario Generale SICET Alessandria-Asti Gian Paolo Demartini - Il provvedimento non potrà consentire un rilancio delle politiche abitative coerente con il fabbisogno abitativo effettivo e più grave del Paese, ma apre al mercato la strada per operazioni speculative e processi di privatizzazione del patrimonio pubblico. Infatti, il Piano Casa è stato accolto favorevolmente dai fondi d'investimento immobiliari e dai costruttori edili. L’aumento dei costi dell’affitto, delle spese condominiali, delle bollette energetiche, l’insufficienza di disponibilità di alloggi pubblici ERP e privati, gli sfratti/decadenze emessi o in corso di pronunciamento e la difficoltà nell’acquisto della prima casa stanno mettendo a dura prova le famiglie. Per queste ragioni riteniamo che questo Piano Casa non risponda alle esigenze del Paese”.