Al Direttore - 03 luglio 2026, 17:13

Libano quarant'anni dopo, la storia si ripete: l'Italia torna in prima linea con la nuova forza multinazionale

Il parallelo tra la missione del 1983 e l'accordo tra Roma e Parigi nei ricordi di Enrico Cavallero, oggi sindaco di Costigliole d'Asti, all'epoca giovane bersagliere a Beirut

Cavallero in missione

Un parallelismo storico drammatico che unisce il passato al presente, proprio nelle ore in cui la diplomazia internazionale tenta di ridisegnare il futuro del Medio Oriente. A seguito degli accordi siglati ieri, con cui Italia e Francia hanno annunciato la volontà di costituire una nuova forza multinazionale di pace per ridefinire l'impegno nel Paese dopo la scadenza del mandato Unifil a dicembre, le lancette della storia sembrano tornare al 1983.

Nelle parole di Enrico Cavallero, oggi sindaco di Costigliole d'Asti e nel 1983 giovane militare di leva in Libano, la crisi odierna si specchia nei fantasmi di quarant'anni fa: "Cambiano i nemici, ma la terra dei cedri resta un ostaggio della storia. Noi allora eravamo l'unico scudo per una popolazione stremata".

Lo spartiacque del 1983 e la Croce di guerra

Quella del 1983 non fu una missione qualunque. Per l'Italia rappresentò un vero e proprio spartiacque geopolitico: per la prima volta dalla fine della Seconda guerra mondiale, la Repubblica inviò i propri militari fuori dai confini nazionali all'interno di una zona di guerra attiva. Durante il servizio di leva nel 6° Reggimento Bersaglieri, Cavallero ha vissuto in prima linea la missione di pace a Beirut. Aggregato come pilota di carro a un reparto operativo della Compagnia Mortai, è rimasto in Libano da settembre a novembre del 1983, un impegno che al termine della missione, su proposta del generale Angioni, gli è valso la Croce di guerra conferita dal ministro della Difesa Spadolini.

Il contingente italiano (Italcon) operava nel contesto della forza multinazionale di pace insieme a Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna, con il compito di garantire la sicurezza dei civili dopo i tragici massacri nei campi profughi di Sabra e Shatila.

"La memoria di quei mesi è indelebile", ricorda il sindaco. "Ricordo l'impegno nei villaggi e nei campi profughi di Sabra e Shatila, luoghi già profondamente segnati da tragedie immani. L’odore acre dei morti nelle fosse comuni è qualcosa che non si cancella. Portavamo cibo, acqua, assistenza medica; cercavamo di restituire un briciolo di dignità a donne, anziani e bambini che non avevano più nulla".

Il sistema Angioni e la linea tra la vita e la morte

Il comando italiano si caratterizzò allora per un’impostazione originale e profondamente umana, passata alla storia come il "sistema Angioni", dal nome del generale a capo della missione: un approccio basato sulla prossimità e sulla comprensione della cultura locale. Questa strategia si dimostrò vincente in un contesto in cui altri contingenti pagarono un tributo altissimo: il 23 ottobre 1983, un tragico duplice attentato suicida colpì le basi dei marines americani e dei legionari francesi, provocando la morte di 241 militari statunitensi e 56 francesi.

L’Italia, pur affrontando scontri armati, riuscì a contenere le perdite grazie alla capacità di mediazione sul terreno.

"Ricordo i miei 19 anni, le notti infinite passate nei rifugi o ai checkpoint sotto il fragore costante dei bombardamenti, con il fiato sospeso e la consapevolezza che l'imprevisto era la norma", aggiunge Cavallero. "Uno dei momenti più drammatici fu l'assalto alla polveriera: attimi di altissima tensione in cui capivi che la linea tra la vita e la morte era sottilissima. Eravamo lì come forza di pace, ma eravamo immersi in una guerra totale. Sono molto orgoglioso dell’onorificenza ottenuta con merito e non certo regalata, credo di essere fra i pochi alla mia età a potersi fregiare di una decorazione come la Croce di guerra".

Un monito per la diplomazia del futuro

Il parallelo tra il 1983 e il 2026 tracciato da Enrico Cavallero suona come un monito per la diplomazia che verrà. Con la scadenza del mandato Unifil a dicembre e la preannunciata nascita della nuova coalizione franco-italiana, l'Italia si appresta a scrivere una nuova pagina della sua storia militare e diplomatica, una sfida che oggi si preannuncia cruciale per gli equilibri del Mediterraneo.

"Guardando le immagini che arrivano oggi da Beirut del bombardamento su alcuni edifici scolastici, provo una stretta al cuore", confessa il primo cittadino costigliolese. "Rivedo gli occhi di quei bambini nei campi di Sabra e Shatila, e so che oggi altri bambini stanno provando lo stesso identico terrore. Quella Croce di guerra che custodisco con orgoglio mi ricorda ogni giorno che la pace ha un prezzo altissimo, spesso pagato da giovani ventenni inviati al fronte. L'auspicio è che la nuova missione internazionale non debba contare altri martiri e che la diplomazia trovi finalmente la forza di spezzare questo tragico ciclo ripetitivo, restituendo al Libano la dignità e la sovranità che merita".

Redazione