La polemica sul possibile nuovo centro governativo per migranti nell’Astigiano non si chiude. Dopo le reazioni dei giorni scorsi e le repliche arrivate dal centrodestra, il Partito Democratico torna sull’argomento e rilancia la richiesta di chiarimenti sulle ricadute che una trasformazione della struttura potrebbe avere sul territorio.
A intervenire sono Elena Accossato, segretaria provinciale del PD, ed Enrico Panirossi, coordinatore del Circolo città di Asti, che rivendicano il senso della segnalazione fatta nei giorni scorsi e respingono l’accusa di avere alimentato un allarme infondato.
"A parlare di Asti come nuovo punto destinato a ricevere migranti non è il Partito Democratico, ma il titolo sul documento del Ministero dell’Interno che abbiamo scovato nei giorni scorsi", affermano Accossato e Panirossi.
Il nodo non è solo dove, ma che cosa diventerà il centro
Secondo i due esponenti dem, la questione non riguarda semplicemente la presenza di persone migranti nel territorio, né il fatto che una struttura sia già oggi attiva.
"È noto a tutti che il luogo probabilmente interessato già oggi ospita migranti", spiegano Accossato e Panirossi, precisando però che, al momento, si tratterebbe di un CAS o di un centro di prima accoglienza, quindi, nella loro lettura, di una realtà diversa dai nuovi centri governativi.
La preoccupazione espressa dal PD riguarda soprattutto la possibile trasformazione della funzione del centro. "La notizia è che ci attende una trasformazione i cui impatti sono tutti da valutare", sottolineano i firmatari.
Il riferimento politico è all’attuazione del Patto Europeo su Migrazione e Asilo, che secondo Accossato e Panirossi sarebbe stato "voluto dalle destre e rivendicato dal ministro Piantedosi come un successo del Governo italiano".
I due ricordano anche la posizione assunta dal loro partito in sede europea: "Gli eurodeputati del PD non lo avevano votato, perché quel patto riduce le garanzie per i migranti senza risolvere le difficoltà di quei territori dove l’integrazione resta un percorso tutto sulle spalle delle amministrazioni locali".
Castello d’Annone e le domande al Governo
Il cuore della questione, per il Partito Democratico, resta quindi il ruolo futuro della struttura e il rapporto con le istituzioni locali.
"La questione che ci preoccupa non è tanto dove il Ministero vorrà aprire questo nuovo centro: Asti, Alessandria o Cuneo fa poca differenza", dichiarano Accossato e Panirossi. "La questione che poniamo, casomai, è che cosa sarà questo nuovo centro? Che regole avrà? Che strumenti avranno le istituzioni locali per prevenire e gestire le conseguenze sociali sul territorio?".
Parole che riportano il confronto sul piano amministrativo e politico: non solo l’indicazione di una sede, ma le modalità di gestione, le competenze, il coinvolgimento degli enti locali e le possibili ricadute sull’Astigiano.
La replica a Coppo e Giaccone
Nel loro intervento, i firmatari tornano anche sulle dichiarazioni dei deputati Marcello Coppo, di Fratelli d’Italia, e Andrea Giaccone, della Lega, che nei giorni scorsi avevano respinto la lettura del PD.
La risposta dei dem è netta: "Per quanto riguarda i commenti dei deputati Coppo e Giaccone ripetiamo le domande, perché le loro risposte sono state l’equivalente di un pallone buttato in tribuna", affermano Accossato e Panirossi.
Poi la richiesta politica: "Cosa sapevano di questa decisione del Governo e come hanno pensato di preparare il territorio?".
La questione approda in Regione
Il tema arriverà ora anche in Regione Piemonte. Il Partito Democratico annuncia infatti che porterà la questione in aula con un question time richiesto dal consigliere regionale Fabio Isnardi.
La giunta regionale dovrà rispondere martedì. Per il PD, si tratta di capire se il territorio sia stato coinvolto, quali informazioni siano già disponibili e quali strumenti verranno messi in campo per affrontare gli eventuali cambiamenti nel sistema di accoglienza.
La polemica, dunque, si sposta dal piano della replica politica a quello delle risposte istituzionali. Con una domanda che Accossato e Panirossi pongono come centrale: Non solo se ci sarà un nuovo centro, ma quale sarà la sua natura e con quali garanzie per il territorio.