Politica - 06 luglio 2026, 12:19

Roberto Marmo: "Serve un ampio tavolo di confronto per rilanciare l'Astigiano dopo anni di inerzia"

Intervista all'ex deputato che torna anche a chiedere le dimissioni di Rasero da sindaco: "Come potrà coordinare un Palio che vede la Banca che presiede tra i partner principali?"

Come noto, dopo un periodo di assenza dalla scena amministrativa attiva, Roberto Marmo — già sindaco di Canelli, presidente della Provincia di Asti e deputato — ha deciso di rimettersi in gioco come figura di riferimento per Azione, guidata a livello provinciale da Mario Bovino. In queste ore in cui si infittiscono le trame in vista delle elezioni Amministrative del 2027, l'ex parlamentare ci ha concesso un'intervista in cui analizza a 360° lo stato di salute delle istituzioni e della politica locale.

Cosa l'ha spinta a rimettersi in gioco in questo momento, dopo un periodo lontano dai palazzi della politica attiva?

A stimolarmi è stata soprattutto l'assenza di una politica amministrativa reale, capace di realizzare qualcosa per il bene concreto della città e del territorio. Se ci facciamo caso, abbiamo un presidente della Provincia (Simone Nosenzo, ndr.) che sembra essersi accorto solo ora del fatto che i piccoli comuni sono abbandonati e che mancano i servizi essenziali. Di recente un convegno ha fotografato il territorio di Asti descrivendolo in una situazione di emergenza strutturale. Di fronte a questa realtà è evidente che bisogna darsi da fare. Nel mio piccolo desidero fare del mio meglio per il futuro di questa terra, ed è per questo che ritengo indispensabile l'avvio immediato di un tavolo partecipato, uno spazio in cui tutte le forze vive si incontrino per definire insieme quale debba essere il destino della nostra città e della provincia
 

L'elezione di Simone Nosenzo ha però segnato una spaccatura evidente, culminata con il rifiuto delle deleghe operative da parte del Partito Democratico. Come valuta questa dinamica?

Credo che in quell'occasione abbia pesato una forte dose di ingenuità da parte delle opposizioni, che inizialmente si sono lasciate blandire dal centrodestra prima che questo le mettesse in campo per ottenere ciò di cui aveva bisogno per portare a compimento un'operazione a beneficio di Maurizio Rasero che, per quanto dimostratosi indubbiamente intelligente sul piano personale, non ha comportato alcun beneficio per la collettività. La gestione di un ente come la Provincia dovrebbe basarsi sulla condivisione di progetti comuni, mentre l'attuale assetto nasce invece dalla volontà del sindaco del Comune capoluogo di accreditarsi come "il sindaco dei sindaci". Nei fatti, però, si è tradotto in un progetto ritagliato su misura per sé e per la gestione delle proprie nomine, assumendo un carattere prevalentemente clientelare. Ma la vera politica è un'altra cosa, e dovremmo ricordarci l'insegnamento di un grande maestro come Mino Martinazzoli, secondo cui la politica è interessante per quel che vale, non per quel che rende.


 

Veniamo alla questione più calda, ovvero il doppio ruolo di Maurizio Rasero, primo cittadino e nel contempo presidente della Cassa di Risparmio di Asti. Lei in passato non ha risparmiato le critiche definendolo, quando era ancora anche presidente della Provincia, desideroso di essere "uno e trino"

Quella volta ho sbagliato a definirlo così, perché in realtà era ed è anche vicepresidente di REAM (acronimo che sta per Real Estate Asset Management, società che si occupa di fondi immobiliari, ndr.) Ma, al netto di ciò, esistono norme e principi di comportamento che risultano difficilmente conciliabili con la condotta di questi amministratori. Al di là dei passaggi formali che la Banca d'Italia compirà per valutare la regolarità della situazione, questa concentrazione di ruoli ha portato alle condizioni attuali. E l'accumulo di cariche finisce per danneggiare il territorio. Prendiamo il Palio di quest'anno: come farà Maurizio Rasero a coordinare l'evento? Ci sono degli interessi economici evidenti da parte della Banca, di cui oggi, a differenza di prima, lui è presidente. Questo pone un conflitto di interessi macroscopico mai avvenuto in precedenza, su cui qualcuno, e credo in primis la Banca d'Italia, dovrà fare chiarezza al più presto.

I sostenitori del sindaco ricordano però che in passato altre figure istituzionali hanno ricoperto ruoli di vertice nell'istituto di credito locale. Si tratta davvero di una situazione senza precedenti?

La difesa basata su presunti precedenti storici è del tutto infondata. In passato, sindaci e parlamentari astigiani hanno ricoperto ruoli apicali all'interno della banca o delle fondazioni bancarie, ma tali incarichi sono sempre giunti al termine del mandato politico, mai in contemporanea. L'unico precedente analogo fu quello di Fabrizio Brignolo, che si risolse con le dimissioni di quest'ultimo per incompatibilità. Lo stesso Rasero, nel 2017, dovette lasciare la vicepresidenza della banca subito dopo l'elezione a primo cittadino. Se fossi in lui, inizierei a pormi delle serie domande e farei un passo indietro spontaneo, prima che sia un organo di controllo a obbligarmi a farlo. Anche perché l'autonomia di giudizio politico richiede che il vertice di un'istituzione finanziaria così importante si astenga dall'intervenire direttamente nelle dinamiche della politica locale.

Lei ha spesso parlato di una carenza di visione progettuale a livello locale. Come si traduceva questo aspetto durante i suoi mandati amministrativi e cosa propone oggi?

Durante i miei mandati abbiamo potuto realizzare moltissime opere pubbliche non solo per meriti nostri, ma perché avevamo l'abitudine di tenere i cassetti pieni di progetti cantierabili, recuperandoli grazie al lavoro degli assessori e dei tecnici. Ogni volta che veniva pubblicato un bando di finanziamento, noi eravamo pronti a candidarli e a metterli in campo. Se invece si aspetta la pubblicazione del bando per iniziare a progettare, non si finisce mai. Oggi il programma per il capoluogo è semplicissimo: c'è tutto da fare. Dalla sicurezza al decoro urbano, fino allo sviluppo del polo universitario sfruttando le aree dell'ex ospedale civile per creare un campus urbano integrato che faccia dialogare giovani e anziani. Asti ha le potenzialità per trasformarsi in una Urbino piemontese, ma per farlo è necessario dare un indirizzo politico chiaro e lungimirante, capace di capovolgere l'attuale inerzia.

Guardando alle elezioni comunali del 2027, quale scenario si prospetta per la città? Il centro può davvero essere l'ago della bilancia rispetto ai due poli tradizionali?

Secondo me può succedere di tutto, anche perché l'effetto dell'estremismo di destra legato alle posizioni di Roberto Vannacci si farà sentire e allontanerà l'elettorato moderato. In questo scenario, attorno ad Azione si sta aggregando una realtà solida e strutturata, che unisce l'associazione Città Amica, il contributo del Movimento Popolare del Nord guidato da Roberto Castelli e la presenza di quasi due liste civiche animate da giovani professionisti. Oltre alla lista civica guidata da Marco Goria, figura di grande autorevolezza nel panorama cittadino, che però ho letto non avere intenzione di aprire un confronto con noi di Azione. Una scelta legittima, che rispetto, ma che sinceramente non comprendo. Guardando invece agli schieramenti principali, le fibrillazioni interessano sia il centro-destra sia il centro-sinistra. Appare tuttavia difficile immaginare che la futura campagna elettorale possa essere diretta da chi si trova al vertice del principale istituto finanziario del territorio. I cittadini chiedono un cambio di passo, e lo dimostrano anche i recenti dati del Sole 24 Ore, che registrano per il sindaco di Asti un calo dei consensi pari al 7,7%, con uno scivolamento all'ottantaduesimo posto a livello nazionale. Questo dato reale fotografa la stanchezza dell'elettorato nei confronti di un'amministrazione scaltra e intelligente, ma che non ha saputo imprimere quella spinta propulsiva che era stata promessa all'inizio del mandato.

Un'ultima battuta sulla "sua" Canelli. Come valuta l'attuale stato di salute della città della Valle Belbo?

Canelli sta vivendo una fase di transizione, con una maggioranza al lavoro e una minoranza consiliare che ha ritrovato compattezza e sta facendo la sua parte. Il mio auspicio è che la città possa ritrovare la strada della crescita economica e sociale. Negli ultimi anni si è assistito a un parziale travaso di dinamismo a favore della vicina Nizza Monferrato, facilitata anche da una differente conformazione del territorio e da una maggiore vivacità commerciale. Canelli è apparsa a tratti spenta, e per recuperare il terreno perduto è fondamentale rimettere in moto la macchina dei progetti. Alcuni segnali positivi si registrano sul fronte della valorizzazione delle tradizioni locali, come la ripresa, seppur in tono minore, della rievocazione storica dell'Assedio, che è un elemento identitario importante. Tuttavia, il vero banco di prova per il futuro urbanistico ed economico della città sarà la proposta che l'amministrazione comunale presenterà per il recupero dell'ex area industriale Riccadonna. Si tratta di un nodo strategico cruciale, che in passato ha fortemente orientato le scelte dell'elettorato canellese e che oggi richiede risposte concrete, sostenibili e di ampio respiro.


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