Prende il via da Piemonte e Lombardia la serie di incontri promossa da Cencora, realizzata con il contributo non condizionato di Bayer e con la collaborazione e il patrocinio di SIFO (Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie), Regione Lombardia, SISO (Società Italiana di Scienze Oftalmologiche) e FIASO (Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere). L’iniziativa, presentata a Torino il 13 luglio, punta a creare un contesto di confronto strutturato tra istituzioni regionali e nazionali per ottimizzare l’erogazione delle terapie destinate ai pazienti affetti da maculopatia, una delle principali cause di perdita della vista con un impatto rilevante sulla qualità della vita e sui costi sociali e sanitari.
Il progetto si articola in un percorso che prevede tre incontri regionali e un board istituzionale nazionale, con una duplice finalità: ampliare l’accesso alle cure, raggiungendo un numero sempre maggiore di pazienti, e migliorare la qualità della presa in carico, con benefici tangibili in termini di sostenibilità economica ed efficienza organizzativa del sistema sanitario.
Innovazione e sostenibilità: la sfida dell’oftalmologia
“Uno dei temi principali che si trova ad affrontare oggi il Sistema Salute è quello relativo all’equilibrio tra innovazione e sostenibilità in ambito farmaceutico”, afferma Anna Ponzianelli, Healthcare Policy and Public Affairs Director Cencora. “L’oftalmologia è uno dei segmenti interessati da questo fenomeno, nella fattispecie, le maculopatie rappresentano l’area che da oltre un ventennio è protagonista di innovazioni terapeutiche indicate per la gestione della prevenzione dei danni visivo correlati. Le tecnologie sanitarie innovative, già valutate alla luce della loro efficacia clinica, devono essere considerate per il valore complessivo che apportano all’intero ecosistema sociosanitario. In uno scenario caratterizzato dal progressivo invecchiamento della popolazione e dalla crescente incidenza di patologie croniche, come la maculopatia, l’innovazione rappresenta una leva strategica per rafforzare l’appropriatezza dei percorsi di cura e ottimizzare la presa in carico dei pazienti”. Ponzianelli ha inoltre sottolineato come, specificatamente per le maculopatie, “la possibilità di ridurre la frequenza degli accessi alle strutture ospedaliere si traduce non solo in miglioramento della qualità di vita e aderenza terapeutica, ma anche in un alleggerimento del carico assistenziale gravante su familiari e caregiver”.
Oltre la spesa: il nodo organizzativo
Il dibattito sulla gestione delle maculopatie si è concentrato a lungo sul tema della spesa sanitaria. Oggi emerge con sempre maggiore evidenza anche la necessità di affrontare le criticità organizzative legate a una patologia cronica e degenerativa, a partire dall’incremento delle liste d’attesa e dal crescente sovraccarico delle strutture assistenziali.
“In questo contesto, l’innovazione rappresenta un’opportunità strategica per coniugare appropriatezza clinica, accessibilità delle cure e sostenibilità del sistema, nell’interesse dei pazienti e della collettività”, afferma Andrea Zovi, Segretario regionale SIFO Lombardia. “Nel caso delle maculopatie, il tema non riguarda soltanto il valore terapeutico delle nuove opzioni disponibili, ma anche la capacità del sistema di governare percorsi complessi, cronici e ad alto impatto assistenziale, garantendo uniformità di accesso, continuità delle cure e riduzione delle disomogeneità territoriali. In questa prospettiva, il contributo del farmacista ospedaliero e delle competenze di governance farmaceutica è essenziale. Occorre lavorare su percorsi integrati più efficienti, processi semplificati, presa in carico multidisciplinare e uso ottimale delle risorse, affinché il progresso scientifico non si traduca solo in un avanzamento terapeutico, ma anche in un reale miglioramento della capacità del sistema di rispondere, in modo equo e tempestivo, ai bisogni di salute della popolazione”.
La prospettiva clinica: il valore per il paziente
Oggi lo standard di cura per molte forme della malattia sono le terapie intravitreali anti-VEGF, a cui si affiancano, in casi selezionati, i corticosteroidi intravitreali, mentre la laser terapia trova un impiego più limitato. L’innovazione terapeutica ha contribuito a migliorare la gestione della patologia, con l’obiettivo di preservare la vista, prevenire la cecità e favorire una maggiore aderenza alle cure.
“Nelle patologie retiniche, il principio che deve guidare il clinico nella scelta terapeutica per ogni singolo paziente è l’individuazione dell’opzione più efficace in termini di risultati clinici”, spiega Michele Reibaldi, Direttore Clinica Oculistica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino. “Accanto a questo, esistono inevitabilmente fattori di sistema che possono influenzare il processo decisionale, tra cui la sostenibilità e la razionalizzazione delle risorse. Tuttavia, la scelta terapeutica non può essere spostata a causa del costo della singola somministrazione, bensì deve essere governata dal valore complessivo generato per il paziente. L’obiettivo deve essere garantire il controllo e la stabilizzazione della malattia nel tempo, preservando la funzione visiva e prevenendo la perdita evitabile della vista”.
Sulla stessa linea Giovanni Staurenghi, Direttore UOC Oculistica dell’Ospedale Luigi Sacco, ASST Fatebenefratelli Sacco di Milano, che aggiunge: “In questo ambito, è necessario adottare una prospettiva che consideri l’intero percorso di cura, valutando non solo i costi diretti, ma anche gli esiti clinici, eventualmente individuando degli indicatori condivisi, l’impatto organizzativo sui centri e il carico assistenziale per pazienti e caregiver. Le scelte devono essere orientate da una valutazione complessiva del valore generato dalla terapia, lungo tutto il percorso assistenziale. Solo un approccio di questo tipo consente di coniugare innovazione, sostenibilità e qualità delle cure”.
I modelli virtuosi di Piemonte e Lombardia
La prima tappa del ciclo di incontri, dedicata a Lombardia e Piemonte, rappresenta un momento chiave per l’analisi delle differenze organizzative e gestionali nella presa in carico della maculopatia. Due contesti particolarmente rilevanti e virtuosi, che offrono esperienze utili per individuare un modello ottimale a livello nazionale.
“Il modello piemontese per la gestione delle maculopatie si fonda su un principio semplice: garantire a ogni paziente il percorso di cura più appropriato, nel momento giusto e il più vicino possibile al proprio contesto di vita”, chiarisce Fabrizio Priano, Responsabile dell’Ufficio di Comunicazione dell’Assessorato Sanità della Regione Piemonte. “La Rete Clinico-Assistenziale di Oftalmologia del Piemonte coordina strutture e professionisti per garantire percorsi di cura omogenei, appropriati e di elevata qualità su tutto il territorio regionale. In particolare, la DGR. 26-801 del 17/02/2025 ribadisce l’importanza della governance nell’attività prescrittiva nell’ambito delle maculopatie, promuovendo appropriatezza prescrittiva degli anti-VEGF, monitoraggio dei risultati e definizione di un PSDTA dedicato per assicurare efficacia, sicurezza e sostenibilità delle cure. La governance regionale deve creare le condizioni affinché innovazione terapeutica, sostenibilità organizzativa ed equità di accesso procedano insieme, migliorando concretamente gli esiti di salute, soprattutto nell’ottica di salvaguardare la vista ed evitare una grave disabilità, come la cecità”.
Da parte sua, Marco Alparone, Vicepresidente e Assessore al Bilancio e Finanze di Regione Lombardia, dichiara: “Regione Lombardia sostiene il percorso di evoluzione nella gestione della maculopatia, perché tutelare la vista significa preservare autonomia, qualità di vita e partecipazione sociale delle persone. Le reti assistenziali integrate e l’innovazione tecnologica all’interno di nuovi modelli organizzativi validati e uniformi sul territorio nazionale permettono di garantire diagnosi tempestive, accesso equo ai trattamenti e sostenibilità del servizio sanitario”.
Attraverso il confronto tra esperienze regionali e il coinvolgimento di tutti gli attori della filiera sanitaria, l’iniziativa mira a contribuire concretamente alla riduzione delle disuguaglianze territoriali e al rafforzamento del Servizio Sanitario Nazionale.