Attualità - 14 luglio 2026, 14:53

Asti, il carcere si apre alla città: la delegazione dell'Alleanza per l'articolo 27 in visita alla Casa di Reclusione

Sovraffollamento, carenza di educatori e isolamento geografico: le criticità emerse durante l'incontro con la stampa al Fuoriluogo

Le immagini della visita e della conferenza stampa (Merphefoto)

Questa mattina una delegazione di dodici persone ha varcato i cancelli della casa di reclusione di Asti nell'ambito dell'iniziativa "Alleanza per l'articolo 27", il progetto nazionale che punta a ricostruire un legame tra la società civile e il mondo penitenziario. Il gruppo era composto da Michele Miravalle e Carlo Mustaro (Antigone), Lorenzo Camoletto (Cnca), Giuseppe Passarino (Ass. Effatà), Francesco Marzo (Csvaa), Davide Gioda e Luca di Giandomenico (Confcooperative-Federsolidarietà), Seck Mamadou (Cgil), Mauro Ferro (Acli), Claudia Rozzo e Vittoria Briccarello (Arci) e il consigliere comunale Valter Saracco, accompagnati dal Garante comunale dei detenuti Domenico Massano.

Al termine del sopralluogo — che ha toccato l'area verde per i colloqui con i familiari, le sezioni di media sicurezza, l'area sanitaria, quella trattamentale e una sezione detentiva — la delegazione ha incontrato i cronisti al Fuoriluogo.

"Il carcere è un servizio per la rieducazione"

"Ho cercato di favorire i contatti, la costruzione del gruppo", ha spiegato Massano, ricordando che il senso dell'iniziativa è tenere aperta una porta tra dentro e fuori dal carcere, perché chi lo abita e chi ci lavora "fanno parte della nostra comunità".

A tracciare il quadro più critico è stato Michele Miravalle di Antigone, che ha ricordato come la casa di reclusione di Asti fosse tra i 34 istituti visitati nell'ultimo rapporto annuale dell'associazione. Questa mattina erano presenti 252 detenuti su 207 posti disponibili, mentre gli educatori in servizio sono appena tre contro i sette previsti in organico. Miravalle ha richiamato anche la storia dell'istituto, tornato tristemente alla cronaca nel 2004-2005 per fatti di violenza poi giudicati equiparabili alla tortura, e segnato nel 2025 da un suicidio dietro le sbarre. "Il ponte tra il carcere e la città, ad Asti, è piuttosto pericolante", ha detto, denunciando l'assenza di un collegamento con i mezzi pubblici per i familiari in visita.

Lorenzo Camoletto (Cnca) ha sottolineato come molte criticità non dipendano da mancanza di risorse o da cattiva volontà, ma da veri e propri colli di bottiglia burocratici, e da una tendenza collettiva a rimuovere il carcere dallo sguardo della città.

Sul fronte del lavoro e del volontariato, Francesco Marzo (Csvaa) ha parlato di un tasso di sovraffollamento intorno al 20-30% oltre la capienza regolamentare, mentre Davide Gioda, di Confcooperative-Federsolidarietà, ha ricordato i progressi compiuti dalla cooperativa che gestisce le serre e il panificio interni, pur denunciando la cronica carenza di spazi dedicati alle attività lavorative.

Diversi interventi hanno acceso i riflettori sulla sezione dei "nuovi giunti", dove secondo alcuni componenti della delegazione mancherebbero le misure di prevenzione del rischio suicidario già in uso nelle altre aree dell'istituto. Un appello condiviso è arrivato anche sul ruolo del volontariato, che "non può sopperire da solo" alle carenze strutturali, ma resta un pilastro, insieme alle cooperative sociali, per costruire percorsi di reinserimento.

Un tavolo per attuare interventi concreti

Sul fronte della cooperazione sociale, Davide Gioda (Confcooperative-Federsolidarietà) ha ricordato il protocollo d'intesa firmato due anni fa con il Dap per accompagnare i detenuti dal lavoro in cooperativa verso contratti con aziende esterne, un percorso reso più lento dalla necessità di adattare gli spazi carcerari — pensati per attività individuali più che collettive — e dalla lentezza tipica delle procedure amministrative rispetto ai tempi delle imprese. Giuseppe Passarino, per l'associazione Effatà, ha rilanciato la richiesta di un protocollo condiviso tra volontariato e amministrazione penitenziaria, ricordando che l'ordinamento penitenziario riconosce al volontariato un ruolo di collaborazione strutturale, non accessorio.

A chiudere il confronto è stato un appello alla coprogettazione tra i soggetti che già operano sul territorio — istituto, Dap, Provveditorato, Regione Piemonte, Comune di Asti, Asl e privato sociale — per evitare che le tante risorse disponibili si disperdano in interventi scoordinati. In questa cornice è stato citato lo "sportello lavoro carcere" della Regione Piemonte come esempio di collaborazione già attiva, e il "tavolo carcere" cittadino come lo strumento su cui la delegazione ha concordato di investire, per trasformare le criticità emerse questa mattina in interventi concreti e monitorabili nel tempo.

Le immagini della visita e della conferenza stampa (Merphefoto)

Le immagini della visita e della conferenza stampa (Merphefoto)

Le immagini della visita e della conferenza stampa (Merphefoto)

Le immagini della visita e della conferenza stampa (Merphefoto)