Agricoltura - 19 luglio 2026, 15:03

Stretta sul logo bio per i prodotti extra Ue, Coldiretti Asti: "Bene la trasparenza, ma serve meno burocrazia"

Il voto del Parlamento Europeo limita l'uso del marchio per le importazioni. Il vignaiolo astigiano Torelli e i vertici di Coldiretti chiedono regole certe e parità di indicazioni d'origine in etichetta

Giovanni Rosso e Monica Monticone (Coldiretti Asti)

Un passo avanti fondamentale per la tutela dei produttori e dei consumatori, ma la strada per una vera semplificazione burocratica rimane ancora lunga. Il recente voto della Commissione per l'Agricoltura e lo Sviluppo Rurale del Parlamento Europeo sulla revisione del regolamento per la produzione biologica trova il favore di Coldiretti, anche se dall'Astigiano si leva un chiaro richiamo alla necessità di riforme più incisive per proteggere le eccellenze del nostro territorio.

Il provvedimento introduce norme più restrittive sull'utilizzo del logo bio europeo per le merci in arrivo dai Paesi extra Ue. Un intervento strategico se si considera la crescita record delle importazioni da Paesi terzi, che nell'ultimo anno ha registrato un balzo del 26 per cento. Accolte con favore anche le novità sulla certificazione di gruppo, pensate per agevolare l'accesso al settore per i piccoli agricoltori.

L'eccellenza astigiana e i nodi dei mercati esteri

Il tema tocca da vicino il tessuto economico e agricolo astigiano. In Piemonte gli ettari coltivati a biologico superano quota 50 mila, concentrati in prevalenza su foraggi, cereali, frutta e vigneti. Il vino biologico rappresenta una delle punte di diamante dell'export locale, con oltre 3 mila operatori piemontesi certificati tra produttori, trasformatori e importatori. Una storia d'eccellenza che trova le sue radici proprio nell'Astigiano: a Bubbio, presso l'azienda agricola di Gianfranco Torelli, è stato prodotto il primo vino biologico d'Italia.

Proprio il vignaiolo Torelli, oggi vicepresidente di Coldiretti Asti, evidenzia le incongruenze che ancora penalizzano le imprese locali: "Bene questo primo risultato, ma di nodi da sciogliere ne restano ancora". L'attenzione dell'imprenditore si focalizza sui mercati internazionali: "In primis, urge definire un allineamento globale dei sistemi di certificazione, in quanto, ad oggi, i vini biologici europei non sono riconosciuti dai sistemi di importazione della terra del Sol Levante. Per esportare in Giappone è paradossalmente necessario ri-certificare come convenzionali i prodotti biologici".

Un'altra stortura riguarda la trasparenza per chi acquista: "Un altro importante allineamento riguarda l'indicazione d'origine in etichetta, oggi obbligatoria per i prodotti biologici ma non per quelli convenzionali. Non se ne comprende la ratio. I consumatori hanno il dovere e il diritto di conoscere la provenienza di tutto ciò che portano alla tavola".

L'appello per ridurre la burocrazia

A farsi carico delle esigenze del settore sono la presidente di Coldiretti Asti Monica Monticone, con delega alla viticoltura nella giunta regionale, e il direttore Giovanni Rosso. La priorità per le aziende astigiane resta l'abbattimento dei costi e dei tempi di gestione, considerato che oggi il biologico deve affrontare un carico burocratico stimato nel 30 per cento in più rispetto all'agricoltura tradizionale.

"È apprezzabile lo sforzo dimostrato verso la semplificazione, ma occorre intervenire in maniera ancora più significativa" spiegano Monticone e Rosso. "L'auspicio è che nei successivi passaggi di confronto tra le istituzioni europee possano essere stralciati elementi di scarsa chiarezza e di ulteriore complicazione. Il biologico ha necessità di norme stabili e ben definite, per garantire la corretta concorrenza tra i produttori dei diversi Paesi e per mantenere elevate le garanzie verso i cittadini".

Redazione