L'abbattimento di nove platani in viale Pilone ad Asti, resosi necessario per contenere l'infezione del cancro colorato, ha riaperto il dibattito sulla gestione delle piante in città e sull'efficacia delle attuali misure di compensazione ambientale. Di fronte alle misure sanitarie obbligatorie previste dalla legge, l'associazione SEquS Asti - che in passato si era aspramente battuta contro l'abbattimento di alcuni alberi, ad iniziare dai platani all'imbocco di corso Savona - sceglie di non contestare la necessità dell'intervento fitosanitario, ma di porre l'attenzione sul modo in cui la collettività recupera le risorse naturali perse.
L'attuale modello di sostituzione, basato sul calcolo puramente numerico che prevede di piantare uno o due alberi per ogni pianta abbattuta, viene giudicato insufficiente dall'associazione. Un albero adulto, infatti, non è un semplice elemento di arredo urbano, ma garantisce benefici fondamentali come l'assorbimento dell'anidride carbonica, il filtraggio delle polveri sottili, l'attenuazione del calore estivo e la produzione di ossigeno.
A chiarire la posizione del circolo sono i portavoce Giuseppe Sammatrice e Patrizia Montafia, che sottolineano come "tutti questi benefici, definiti servizi ecosistemici, non possono essere ripristinati piantando semplicemente uno o due giovani alberi".
Per superare questo limite, SEquS propone di calcolare il ripristino ambientale in base alla superficie della chioma perduta. La proposta trae origine dagli studi svolti dall'agronomo Lorenzo Tinacci, che ha redatto la Carta dei diritti degli alberi per la gestione del verde pubblico e privato. Durante i rilievi svolti su piante con dimensioni analoghe a quelle di viale Pilone, è emerso che i grandi platani presentano un raggio della chioma tra i nove e i dieci metri, a fronte del raggio di un metro e mezzo tipico di un giovane albero appena piantumato.
In base ai dati elaborati dal tecnico, il punto sette della Carta suggerisce un criterio che garantisca il ripristino di almeno il 50% della superficie complessiva delle chiome eliminate. Applicando questa regola ai nove esemplari di viale Pilone, la compensazione richiederebbe l'inserimento di circa 150 nuove piantumazioni.
Dall'associazione precisano che "questo dato non vuole rappresentare una richiesta irrealistica, ma dimostrare in modo semplice quanto il tradizionale sistema di compensazione 'uno a uno' sia lontano dal compensare realmente la perdita dei servizi ecosistemici prodotti da alberi adulti".
Oltre alla nuova metodologia di calcolo, SEquS chiede che l'Amministrazione comunale riprenda in mano il Regolamento del Verde, strumento già strutturato al termine di un percorso partecipativo con i tecnici e le associazioni durante la consiliatura del sindaco Maurizio Rasero, ma non ancora approvato ufficialmente dal Consiglio comunale.
La posizione finale dell'associazione punta ad aggiornare la visione strategica sulla natura in città: "la sfida non consiste nel piantare un numero simbolico di nuovi alberi, ma nel restituire alla città, per quanto possibile, le funzioni ecologiche perdute. Gli alberi non si contano: si valuta il contributo che offrono alla qualità della vita delle persone e agli equilibri dell'ecosistema urbano".