Cultura e tempo libero - 03 agosto 2026, 10:49

Il Premio Asti d’Appello accoglie Insolia e Jona tra i finalisti dell’edizione 2026

Selezionati “La vita giovane” dal Viareggio e “Quattro donne” dall’Alassio, i libri saranno presto disponibili per i soci alla Biblioteca Astense

Si arricchisce di due nuovi nomi la rosa dei finalisti del Premio Asti d’Appello 2026. Il sesto e il settimo titolo selezionato provengono da altrettanti riconoscimenti letterari di prestigio: “La vita giovane” di Mattia Insolia, edito da Mondadori e reduce dal Premio Viareggio, e “Quattro donne” di Emilio Jona, pubblicato da Neri Pozza e segnalato dal Premio Alassio.

“La vita giovane”: il ritorno alle radici di una generazione spezzata

Il romanzo di Mattia Insolia segue le tracce di Teo, ventottenne che tra sé e la propria adolescenza ha messo molti chilometri e altrettanti silenzi. Milano gli ha concesso l’anonimato, avventure sessuali e soprattutto la possibilità di dimenticare. Quando però due dei suoi migliori amici del liceo, Giorgio e Matilde, si sposano, Teo decide di tornare a casa, nella città di provincia in cui è cresciuto, dopo quasi dieci anni di assenza. Qui ritrova il gruppo di amici dell’epoca: oltre agli sposi – monade a due teste fin dalla terza superiore – ci sono Sofia, il suo amore mancato, Tommaso, l’indomabile, e Marta, la più fragile e misteriosa del gruppo. Dal primo all’ultimo anno di liceo sono stati loro sei: sempre insieme, visceralmente legati, inseparabili. A tenerli uniti erano forse le ferite da cui ognuno, così giovane, era già segnato, ma anche la sete di vita, amore, allegria sfrenata e, in qualche modo, di futuro. Finché, l’ultimo anno di liceo, un incidente non ha spezzato violentemente la loro amicizia: insieme, hanno fatto qualcosa di irreparabile, e quell’evento ha scavato in ognuno di loro un’insaziabile voglia di fuggire. Che adulti sono diventati? Che fine hanno fatto i loro sogni?

Mattia Insolia è nato a Catania nel 1995 e oggi vive a Milano. Ha scritto racconti per diverse antologie e collabora con testate come “Domani”, “D” e “U” di “Repubblica” e “L’Espresso”, oltre a lavorare come editor per Nutrimenti. Ha pubblicato due romanzi: “Gli affamati” (Ponte alle Grazie, 2020) e “Cieli in fiamme” (Mondadori, 2023), quest’ultimo vincitore del Premio Comisso Under 35. Entrambi i libri sono stati tradotti in Germania.

“Quattro donne”: fedeltà e coraggio nell’Italia del 1943

“Quattro donne” di Emilio Jona è ambientato nel 1943, quando i membri della famiglia Jona comprendono che la parvenza di normalità che hanno finora cercato di mantenere rischia di metterli in pericolo. Decidono di entrare in clandestinità, ma non possono farcela da soli, anche perché la madre è gravemente malata. Saranno quattro figure femminili a dimostrare loro una fedeltà e un coraggio tali da renderne imperituro il ricordo. Cecilia è arrivata dal Veneto per occuparsi del più piccolo di casa, Cianino; con sé aveva solo una valigia di cartone e un unico abito, continuamente rammendato. Quel lavoro per lei è vita, ma al putel, come usa chiamarlo, si è affezionata come fosse suo figlio. E da madre si comporta, mentendo e dissimulando pur di metterlo in salvo. Teresa, casalinga, e il marito Fiorenzo, professore di lettere, sono invece i salvatori di Giulio, che nascondono nella loro casa modesta ma allegra. Per il bambino quelli trascorsi con loro sono giorni lieti in un tempo di drammatici abbandoni, finché un delatore rovinerà ogni cosa. Marì, sguardo schietto e voce ferma, dal canto suo si prende cura di Emilio. Lo nasconde in montagna, raccontando poco di sé, della sua infanzia in Brasile proseguita in quella valle ruvida e remota a cui lei tanto somiglia. L’ultima, ma non per importanza, è Delfina, l’impiegata dello studio dell’avvocato Jona che, caricatasi sulle giovani spalle il peso di quella famiglia dispersa, tesse i fili di affetti lontani e li lega saldamente alla propria esistenza.

Emilio Jona, nato a Biella nel 1927, è scrittore, poeta, drammaturgo, musicologo e librettista. Dagli anni Cinquanta al 2020 ha svolto l’attività di avvocato civilista nel più antico studio legale di Biella. Dal 1958 al 1962 è stato uno degli iniziatori del gruppo “Cantacronache”, la prima esperienza in Italia di canzone d’autore in opposizione a quella di consumo. Negli stessi anni, e successivamente con Sergio Liberovici, ha condotto un’ampia attività di ricerca in Italia e anche all’estero sull’espressività popolare urbana e contadina. Ha collaborato a note riviste di cultura italiane, soprattutto con saggi di cultura popolare, e ha partecipato a molte pubblicazioni collettanee.

Le copie dei libri saranno a breve disponibili per i soci del Premio alla Biblioteca Astense. Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito ufficiale: https://www.premioastidappello.org/

Redazione