Asti - 04 agosto 2026, 09:27

Mai sotto i 30 gradi dal 14 giugno: Asti soffoca nella lunga estate del caldo estremo

Oltre 27 giornate sopra i 35 gradi e piogge dimezzate: corsi d'acqua ai minimi, campagne in sofferenza e torna lo spettro della crisi idrica del 2022

Asti vive un'estate che rischia di entrare negli annali. Non soltanto per il caldo eccezionale, ma per gli effetti sempre più evidenti che le temperature record stanno producendo sul territorio. Da metà giugno il termometro non è più sceso sotto i 30 gradi durante il giorno e il picco stagionale ha raggiunto i 38,3 gradi l'8 luglio. Un'estate infinita, con 27 giornate oltre i 35 gradi, che ha prosciugato terreni, ridotto drasticamente la disponibilità d'acqua e riportato il Piemonte sull'orlo di una nuova emergenza idrica.

I dati diffusi da Arpa Piemonte nel bollettino di fine luglio descrivono una situazione che desta forte preoccupazione. L'indice sintetico di siccità colloca ormai quasi tutta la regione in condizioni di "siccità severa", con valori che non si registravano dalla drammatica estate del 2022. L'unica area che continua a resistere è il bacino della Dora Baltea, ancora alimentato dallo scioglimento dei ghiacciai.

Per l'Astigiano il quadro è particolarmente delicato. Dopo una primavera sempre più avara di precipitazioni, il caldo persistente ha accelerato l'evaporazione dell'acqua dal suolo, aggravando lo stress idrico di colture, vigneti e noccioleti proprio nel momento più delicato della stagione agricola.

La crisi idrica

A pesare è soprattutto la mancanza di pioggia. Nel mese di luglio, sul bacino del Po chiuso alla confluenza con il Ticino, sono caduti mediamente appena 33 millimetri, il 54% in meno rispetto alla media climatica del periodo 1991-2020. Ma il problema arriva da lontano: aprile, maggio e giugno avevano già chiuso con deficit pluviometrici compresi tra il 40 e il 56%, cancellando rapidamente le riserve accumulate durante l'inverno.

A peggiorare ulteriormente la situazione è stata anche l'anomalia termica. Luglio si è chiuso con temperature medie superiori di circa 3 gradi rispetto ai valori normali, risultando il secondo luglio più caldo dell'intera serie storica regionale, alle spalle soltanto del 2015. Tra la fine di maggio e la fine di luglio si sono inoltre susseguite ben quattro ondate di calore che hanno aumentato il fabbisogno idrico delle colture e accelerato la perdita di umidità dei terreni.

Le conseguenze sono evidenti anche nei corsi d'acqua. Oltre la metà delle stazioni idrometriche monitorate da Arpa Piemonte si trova ormai in condizioni di magra severa. Il dato simbolo arriva dal Po: alla sezione di Isola Sant'Antonio la portata media di luglio è stata di appena 47 metri cubi al secondo, il 79% in meno rispetto alla media storica. Anche le falde iniziano a mostrare segnali di sofferenza, mentre le riserve superficiali continuano a ridursi rapidamente.

Lo stato di emergenza regionale

Preoccupa anche il livello complessivo delle risorse idriche regionali. Tra invasi e Lago Maggiore il volume disponibile è inferiore del 62% rispetto alla norma stagionale, con punte vicine all'80% nel Piemonte settentrionale. Il Lago Maggiore, in particolare, ha perso circa mezzo metro nell'ultimo mese e dispone ormai soltanto del 5% della riserva irrigua utilizzabile.

La differenza rispetto al 2022 è nella rapidità con cui la crisi si è sviluppata. Quattro anni fa la siccità era stata il risultato di un lungo periodo asciutto iniziato già nell'autunno precedente. Quest'anno, invece, il deterioramento è stato improvviso: in appena quattro mesi il Piemonte è precipitato su livelli di disponibilità idrica paragonabili a quelli della peggiore crisi recente.

Di fronte a questo scenario, la Regione Piemonte ha dichiarato lo stato di emergenza per crisi idrica, applicando per la prima volta la normativa regionale approvata a giugno che consente di attivare rapidamente coordinamento, ordinanze e fondi straordinari per sostenere territori, agricoltori e amministrazioni locali.

Le prospettive non lasciano ancora spazio all'ottimismo. Le previsioni indicano una prima parte di agosto ancora caratterizzata da temperature superiori alla media e precipitazioni limitate a temporali isolati, insufficienti a ricostituire le riserve d'acqua. Solo nella seconda metà del mese potrebbe arrivare un graduale ritorno verso condizioni più vicine alla normalità. Per l'Astigiano, però, ogni giorno senza pioggia pesa sempre di più su agricoltura, disponibilità idrica e territorio.