Attualità - 04 agosto 2026, 17:26

Stato di emergenza idrica, l'attacco di Deambrogio: un pretesto per coprire l'inazione della Regione

Il segretario di Rifondazione Comunista contesta la decisione della giunta Cirio e le deroghe al deflusso ecologico per fiumi come Po e Tanaro

​La gestione dell'emergenza siccità in Piemonte si trasforma in un aspro terreno di scontro politico. L'attivazione dello stato di emergenza da parte della giunta regionale ha infatti sollevato le dure critiche di Alberto Deambrogio, segretario regionale di Rifondazione Comunista.
​Attraverso una nota ufficiale, l'esponente politico punta il dito contro le tempistiche e le reali motivazioni del provvedimento: "L'attivazione dello stato di emergenza regionale da parte della giunta Cirio non è un atto di responsabilità, ma il maldestro tentativo di usare la nuovissima legge sull'autonomia della Protezione Civile come uno scudo politico". Aggiungendo subito dopo un'accusa precisa: "Vogliono nascondere le colpe di anni di totale e cronica inazione di fronte al collasso climatico".
 

​I dati allarmanti ignorati e la crisi idrica dei Comuni
 

​Il cuore della critica si basa sui segnali d'allarme lanciati negli scorsi mesi dagli enti di monitoraggio, che secondo il segretario non sarebbero stati colti con la dovuta prontezza da chi governa la Regione.
​"Siamo di fronte a un paradosso inaccettabile", attacca Deambrogio. Riferendosi ai bollettini climatici, sottolinea: "I dati dell'Arpa Piemonte parlavano chiaro da mesi, con un luglio che ha registrato un drammatico -54% di piogge e risorse idriche complessive ridotte al lumicino".
​La situazione sul territorio, intanto, si fa sempre più critica per molti cittadini: "Eppure, la Regione ha preferito ignorare la realtà, riducendosi a gestire una crisi strutturale e ampiamente prevedibile con la solita e fallimentare logica dell'urgenza, mentre oltre 70 Comuni piemontesi dipendono ormai dalle autobotti anche solo per bere".
​Il nodo del deflusso ecologico e i rischi legali
​La preoccupazione maggiore del partito riguarda però le ventilate deroghe che andrebbero a intaccare la tutela degli ecosistemi fluviali, cedendo il passo alle esigenze dell'agricoltura intensiva.
​"Il vero casus belli è il vergognoso tentativo della destra, guidata dalle pressioni di Fratelli d'Italia e dei grandi consorzi irrigui, di posticipare a fine anno l'applicazione del deflusso ecologico", dichiara il segretario. Un'operazione che metterebbe a repentaglio il delicato equilibrio idrografico piemontese: "Sotto il ricatto della produttività a ogni costo, la giunta Cirio si prepara a svuotare e uccidere definitivamente corsi d'acqua storici come il Po e il Tanaro. Trasformare fiumi ed ecosistemi in canali artificiali asciutti è un crimine ambientale intollerabile che non permetteremo".
​L'azione di piazza Castello presterebbe inoltre il fianco a possibili rilievi di natura costituzionale. A ricordarlo è lo stesso esponente politico, citando giurisprudenza recente: "La Corte Costituzionale, con la sentenza numero 57 di quest'anno, è stata chiarissima: Le Regioni non possono abbassare i livelli di tutela dell'ambiente decisi dallo Stato". E avverte: "La strada imboccata dalla giunta è non solo ecologicamente devastante, ma palesemente contra legem ed esposta a profili di incostituzionalità. Non si può abusare dei poteri straordinari per sanare l'illegittimità dei favori concessi al comparto produttivo".
 

​Un modello agricolo da rivoluzionare

​L'ultima stoccata è rivolta all'impianto stesso dell'economia agricola locale, giudicato non più sostenibile alla luce dei drammatici cambiamenti climatici in corso.
​"È l'intero modello agricolo regionale a essere obsoleto e fuori dal tempo", sostiene Deambrogio, che invoca un cambio di paradigma radicale: "Continuare a finanziare a pioggia colture idroesigenti massive nelle aree padane e cuneesi, senza imporre una transizione forzata verso tecniche a risparmio idrico profondo come l'irrigazione a goccia, significa negare la realtà".
​La chiusura è un appello alla difesa del patrimonio naturale e un annuncio di lotta a fianco delle realtà ecologiste del territorio: "La risorsa idrica è un bene comune e la priorità deve andare alla sopravvivenza dei territori e dei cittadini, non ai profitti di pochi grandi industriali della terra. Rifondazione Comunista sostiene la mobilitazione delle associazioni ambientaliste e dei comitati locali: Giù le mani dai nostri fiumi!".

Redazione