Sono passati cinque anni dall’encomiabile tentativo portato avanti, nel giugno del 2021, dal trimestrale di storia e storie Astigiani, a firma di Luigi Florio, di scuotere l’indifferenza su un autentico gioiello architettonico, oltre che un pezzo importante di storia astigiana, Il Chiossetto, antica dimora degli Artom, famiglia tra le più rilevanti nel panorama storico e scientifico del capoluogo e d’Italia. L
Tenuta immersa nella quiete del tempo e della memoria, poco fuori Asti, in via Vallarone, non distante dalla strada che porta ad Alba, che ancora affascina, non poco. Gioiello d'origine inizio settecentesca, acquistato nel 1848 dal banchiere Raffaele Beniamino Artom, all’asta degli immobili costituenti l’eredità di Giuseppe Maria Bono, ultimo discendente dell’omonima famiglia di commercianti e banchieri, originari del Lago Maggiore, arrivati ad Asti all’inizio del diciottesimo secolo. Più che dimora storica e testimone silenzioso della grandezza di una famiglia, è un incredibile condensato d'alta estetica, sia esterna che interna, distribuita in abbondanza su 1.800 meri quadri di superficie, tra la villa padronale e i fabbricati agricoli, arricchiti da qualche ettaro di verde terrazzato. Antica e grandiosa villa di campagna, in cui svariate generazioni di Artom hanno trascorso le belle stagioni, occupandosi con i mezzadri dell’azienda agricola.
Nelle sue stanze, cariche di memorie e affacci che scrutano le colline dell’Astigiano, aveva vissuto Isacco Artom, figura chiave del Risorgimento italiano, collaboratore fidato di Camillo Benso Conte di Cavour e protagonista delle delicate trattative che portarono alla Pace di Vienna del 1866. Ambasciatore, Ministro Plenipotenziario e intellettuale raffinato, Isacco è stato una voce autorevole nel costruire un’Italia unita e moderna. La villa è anche il luogo dove brillò l’ingegno di Alessandro Artom, figlio di Isacco, scienziato e innovatore che contribuì in modo pionieristico allo sviluppo delle telecomunicazioni. Inventore, tra l’altro, del radiogoniometro, alla base dei sistemi di telecomunicazione radiofonica e televisiva, di navigazione marittima, aerea e spaziale, di radioastronomia e radarastronomia.
In ogni stanza risiede qualche cenno del passato pieno di significato storico, nonostante non più abitata da oltre un ventennio e oggetto negli anni di numerosi furti e vandalismi, con gli interni in stato di grande abbandono e solo alcuni degli eleganti affreschi che abbellivano ogni ambiente, conservati, più o meno, integri. Stessa sorte anche per l’attiguo grande rustico in mattoni, disabitato dal Duemila, quando era andato in pensione l’ultimo mezzadro, per non parlare di parco e giardini.
Lasciare all’abbandono un tale tesoro è come cancellare una parte del patrimonio culturale italiano. La proprietà è in vendita, da anni, affidata all’agenzia immobiliare “Case di Collina”, che spero possa toccare nuovo interesse attorno a Il Chiossetto, confidando che, nel ricordarne esistenza e valore dopo un lustro dal tentativo di Astigiani, possa evitarci la tristezza di vedere un simile patrimonio così abbandonato e cadente.