Riceviamo e pubblichiamo.
"Spettabile redazione de La Voce di Asti,
il Circolo Numismatico Langhe, Monferrato, Roero e Astesana - Comitato Permanente per la Divulgazione Numismatica, desidera esprimere il proprio fermo appoggio alla partecipazione di S.A.R. Emanuele Filiberto di Savoia alle celebrazioni del Palio di Asti 2026. Riteniamo che il dibattito pubblico debba elevarsi oltre le polemiche legate esclusivamente alla storia del Novecento. La storia di Asti è un mosaico millenario e il legame tra la città e la Casa Savoia affonda le sue radici in secoli di amministrazione e prestigio che hanno plasmato l'identità del nostro territorio ben prima dell'epoca contemporanea. In particolare, per semplice omonimia, desideriamo ricordare la figura storica di Emanuele Filiberto di Savoia (1528-1580), che fu Conte di Asti fin dal 1538, ereditando la contea dalla madre Beatrice del Portogallo. Questo legame non fu solo formale, ma estremamente concreto e testimoniato proprio dalla nostra amata numismatica. Sotto il suo dominio, la Zecca di Asti visse un periodo di rinnovata attività, coniando monete che portavano impresso, con orgoglio, il titolo di "COMES AST" (Conte di Asti) nelle loro leggende. Tra queste emissioni spiccano per valore artistico e storico i testoni, i mezzi testoni e il celebre cavallotto che si ricollega al Palio. Proprio il cavallotto fu oggetto di specifiche ordinanze di battitura per la zecca cittadina, a dimostrazione della centralità di Asti nel sistema economico e politico del Ducato dell'epoca. La presenza di un discendente della Real Casa al Palio non è dunque un'ingerenza politica, ma un richiamo simbolico a una tradizione che affonda le radici nella storia profonda della città. Già nel 1931 la presenza dei Savoia (Umberto II e Maria Josè) conferì prestigio alla manifestazione, nel solco di un legame che ha visto la Zecca di Asti protagonista della circolazione monetaria sabauda per lungo tempo. Appoggiamo dunque l'invito del Rione Santa Caterina, convinti che celebrare queste memorie storiche, documentate in modo inconfutabile dalle monete che ancora oggi studiamo e collezioniamo, sia un atto di arricchimento culturale per tutta la comunità astigiana".