Un asse viario strategico per il traffico locale interrotto da oltre un anno, decine di famiglie costrette a lunghe deviazioni quotidiane e un braccio di ferro giudiziario che tiene congelato ogni intervento definitivo. È la complessa vicenda che interessa strada Cricca, arteria collinare che mette in comunicazione diretta la direttrice di Portacomaro Stazione e la periferia nord di Asti con i territori di Portacomaro, Scurzolengo e San Desiderio.
La situazione di stallo ha spinto i residenti e gli utenti abituali del tragitto a costituirsi in comitato e a depositare un dettagliato esposto-denuncia indirizzato alla Procura della Repubblica di Asti e al prefetto, oltre che al sindaco e al comando di Polizia Municipale. L'iniziativa, accompagnata da una raccolta firme sottoscritta da numerosi residenti, chiede alle autorità di verificare eventuali profili di responsabilità penale e amministrativa legati alla mancata esecuzione delle opere e all'interdizione prolungata del passaggio.
All'origine della vicenda vi sono le intense precipitazioni del 17 aprile 2025, che hanno provocato dissesti lungo il versante all'altezza del civico 96. Secondo quanto lamentato dagli utenti nella segnalazione, a fronte di un cedimento che ha intaccato la sede viaria, l'ordinanza formale di chiusura al transito da parte della Polizia Municipale è giunta il 19 settembre 2025, lasciando poi il tracciato privo di cantieri di consolidamento. Una paralisi che si traduce in un aggravio quotidiano stimato in circa otto chilometri supplementari per almeno trenta nuclei familiari, oltre a complicare i tempi di intervento per eventuali mezzi di soccorso.
Il quadro tecnico e giuridico, tuttavia, presenta profili articolati. Dalla documentazione e dai chiarimenti forniti dal dirigente dell'assessorato ai Lavori Pubblici del Comune di Asti in risposta a una richiesta di chiarimenti inoltrata dai residenti, emerge come gli eventi meteorologici dell'aprile 2025 abbiano originato due distinte problematiche: un primo sfondamento della carreggiata nella parte a monte e il contestuale crollo di un muro di contenimento di proprietà privata nel tratto situato più a valle.
Per quanto riguarda il dissesto a monte, di competenza prettamente municipale, l'amministrazione comunale è intervenuta ripristinando l'area attraverso la procedura di somma urgenza. La criticità a valle ha invece richiesto l'emissione di una specifica ordinanza sindacale, con cui si intimava alla proprietà privata confinante di provvedere alla messa in sicurezza e alla ricostruzione delle strutture di sostegno.
Il provvedimento è stato tuttavia impugnato dal privato dinanzi al Tribunale Amministrativo Regionale, contestualmente all'apertura di un procedimento di accertamento tecnico preventivo presso il Tribunale di Asti per stabilire l'esatta dinamica e le cause dello smottamento. In pendenza del contenzioso e in attesa dei riscontri peritali, gli uffici comunali hanno confermato la necessità di mantenere il divieto di transito veicolare e pedonale a tutela della pubblica incolumità, provvedendo all'installazione e al monitoraggio periodico della segnaletica.
Dal canto loro, i firmatari dell'esposto sostengono che l'ente pubblico avrebbe dovuto procedere all'esecuzione dei lavori in via sostitutiva per poi rivalersi eventualmente sul privato, evitando che le tempistiche della giustizia civile e amministrativa ricadessero interamente sui cittadini. Con la formale segnalazione inoltrata in Procura e la richiesta di un'ispezione prefettizia, il comitato auspica ora lo sblocco dei fondi necessari o l'adozione di soluzioni provvisorie, come l'istituzione di un senso unico alternato, per restituire la regolare viabilità alla vallata.