Scuola - 28 agosto 2026, 09:32

Scuola, l'ex preside Calcagno: "Meno annunci e più empatia tra i banchi"

Alla vigilia del nuovo anno scolastico, l'ex dirigente dell'Artom analizza il divario tra le riforme annunciate dal Ministero e la realtà quotidiana delle aule: "Nessun protocollo ha mai fatto sentire accolto uno studente"

Primo giorno di scuola (MerfePhoto)

Con l'avvicinarsi di settembre si rinnova puntuale il rito della presentazione di novità e riforme per il mondo dell'istruzione. Dall'ingresso dell'intelligenza artificiale al divieto degli smartphone in aula, passando per la stretta sul voto in condotta e la riforma degli istituti tecnici, l'elenco delle promesse ministeriali appare imponente, ma rischia di rivelarsi l'ennesima operazione di cosmesi burocratica?

A tracciare un quadro disincantato è Franco Calcagno, storico ex dirigente scolastico dell'istituto cittadino Artom: "C’è un rituale stancante che si ripete ad ogni avvio d'anno: scambiare i titoli per riforme reali. Parlare di intelligenza artificiale nei convegni mentre nelle classi reali si fatica ad avere una connessione stabile o si perdono venti minuti per rianimare un computer di cattedra obsoleto fa sorridere amaramente. L'innovazione vera non è inserire un algoritmo nel programma, ma mettere i docenti in condizione di guidare i ragazzi a un uso critico".

Divieti e burocrazia contro le relazioni

La riflessione dell'ex preside investe anche l'illusione di risolvere questioni educative complesse attraverso divieti formali o inasprimenti disciplinari calati dall'alto. Secondo Calcagno, l'autorevolezza non si recupera con una sanzione sul registro o con la moltiplicazione di carte e adempimenti amministrativi.

"Proibire il telefono o stringere sul voto in condotta può tamponare una distrazione, ma non forma la coscienza di un giovane", evidenzia l'ex dirigente. "Abbiamo riempito le aule di acronimi e protocolli tra PEI, PDP e monitoraggi continui, dimenticando che nessun documento firmato ha mai fatto sentire accolto un ragazzo in difficoltà. L'abbandono comincia mesi prima che lo studente smetta di varcare il portone: comincia quando si sente invisibile. La burocrazia non salva nessuno; la presenza di un adulto significativo sì".

Il nodo del reclutamento dei docenti

Al centro del funzionamento dell'intero sistema resta la figura dell'insegnante, spesso selezionato con modalità che trascurano la componente umana fondamentale per la gestione della classe.

"La scuola non è una catena di montaggio e chi la manda avanti sono le persone, rimarca Calcagno. I concorsi a crocette continuano a misurare solo nozioni teoriche, ma l'empatia e la capacità di gestire un conflitto non si possono quantificare con un test a risposta multipla. Un docente può risultare impeccabile sulla carta e non saper comunicare, mentre un altro, con meno formalismi, possiede la sensibilità per riaccendere la motivazione di chi stava per arrendersi".

Le priorità per ripartire davvero

Per trasformare l'istruzione in una comunità viva e formativa, Calcagno indica interventi concreti di natura strutturale, lontani dalla fretta di piegare gli istituti alle sole logiche produttive immediate.

"Innovare significa mettere gli istituti nelle condizioni di fare bene ciò che serve: ridurre il numero di alunni per classe, stabilizzare il personale precario per dare continuità e restituire dignità al lavoro educativo. Dietro ogni studente che ritrova la propria strada non c'è mai una circolare ministeriale, ma un educatore che ha creduto in lui. Questa capacità non si acquista con un finanziamento: si chiama etica dell'insegnamento".

Redazione