Asti - 01 settembre 2026, 12:15

Addio a Enzo Bianchi: dalle colline dell’Astigiano al silenzio che parla al mondo

Il fondatore della comunità monastica di Bose aveva 83 anni. Dal 2014 era cittadino onorario di Nizza Monferrato

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E’ morto  Enzo Bianchi, fondatore della comunità monastica di Bose. Aveva 83 anni.

C’è un filo invisibile che lega le nostre colline, con i loro vigneti ordinati e le pievi romaniche, al monastero di Bose, luogo di silenzio e dialogo. Quel filo si annoda al fondatore della Comunità Monastica di Bose, uomo di frontiera tra la spiritualità contadina dell’Astigiano e le grandi domande del mondo contemporaneo. Nato a Castel Boglione il 3 marzo 1943, Bianchi ha vissuto una vita in bilico tra il richiamo del cielo e la concretezza della terra, portando con sé, ovunque andasse, l’odore del mosto e la saggezza delle sue radici astigiane.

Dalle Langhe a Bose: un’avventura spirituale

Cresciuto tra le colline di Castel Boglione, dove la fede si respirava tra i filari di Barbera e le processioni alle cappelle campestri, Bianchi maturò una vocazione che lo portò lontano, ma mai del tutto staccato dalla sua terra. Nel 1965 fondò a Bose una comunità monastica ecumenica, un’oasi di preghiera e accoglienza che divenne presto un punto di riferimento internazionale. "La spiritualità delle Langhe", amava dire, "mi ha insegnato che Dio si nasconde nel quotidiano: nel gesto del contadino che pota la vite, nel silenzio della nebbia che avvolge le colline".

L’Astigiano nel cuore: radici e ritorni

Pur immerso negli impegni di Bose, non dimenticò mai le origini. Tornò spesso nell’Astigiano, partecipando a eventi come il Pellegrinaggio delle Langhe e collaborando con la diocesi di Asti. Fu vicino a  Monsignor Francesco Ravinale, vescovo emerito di Asti, con cui condivise riflessioni sulla spiritualità rurale e la sfida della secolarizzazione. Con loro, sostenne progetti di valorizzazione del patrimonio religioso locale, dalle piccole chiese romaniche ai sentieri di spiritualità contadina. Dal 2014 è cittadino onorario di Nizza Monferrato

Le controversie e l’addio a Bose

La sua storia con Bose, però, non fu priva di ombre. Nel 2020, dopo anni di tensioni interne sulla gestione della comunità, la Santa Sede intervenne con una visita apostolica, che portò all’allontanamento di Bianchi e di altri membri storici. Una pagina dolorosa, che scosse la comunità monastica e suscitò reazioni contrastanti. Bianchi, pur ferito, accettò la decisione con spirito di obbedienza, rifugiandosi nella preghiera e nella scrittura. «Anche nelle prove», disse in un’intervista, «si impara a riconoscere il volto di Dio».

Nonostante le difficoltà, la sua eredità intellettuale e spirituale resta immensa. Autore prolifico, ha scritto decine di libri tradotti in tutto il mondo, affrontando temi come il dialogo ecumenico, la spiritualità laica e la crisi della Chiesa contemporanea. Un pensiero che affondava nelle radici astigiane, ma che sapeva parlare a tutti, come dimostrano i suoi interventi su temi sociali e politici, sempre conditi da una profonda umanità.

L’eredità: una comunità senza confini

La Comunità di Bose, oggi guidata da nuove generazioni di monaci, resta il suo testamento più vivido. Ma per l’Astigiano, Enzo Bianchi fu soprattutto un “figlio” che seppe tradurre la saggezza della sua terra in un messaggio universale. Ai monaci ripeteva: "Non dimenticate mai da dove veniamo: anche Cristo parlava in parabole legate alla terra".