Lo stop dell’Unione Europea alle importazioni di carne e altri prodotti di origine animale dal Brasile, in vigore da domani, deve rappresentare un punto di svolta per la politica commerciale europea. È quanto afferma Cia-Agricoltori Italiani, secondo cui il principio di reciprocità non può più essere un’eccezione, ma deve diventare la regola in tutti gli accordi di libero scambio.
La Commissione Ue ha deciso di sospendere l’import dal Brasile di bovini, equini, pollame, uova, miele e prodotti dell’acquacoltura, dopo aver riscontrato garanzie insufficienti sul rispetto degli standard comunitari, in particolare per quanto riguarda l’impiego di antimicrobici e ormoni della crescita negli allevamenti, pratiche non consentite agli agricoltori europei.
La posizione di Cia
“È una decisione importante che va nella direzione che Cia sostiene da tempo”, ha dichiarato il presidente nazionale Cristiano Fini. “L’Europa deve garantire parità di regole e condizioni per tutti: solo così gli accordi commerciali possono essere strumenti di crescita e non di crisi per le nostre aziende”.
Per Cia, la reciprocità significa pretendere dagli operatori dei Paesi terzi gli stessi standard di produzione, sicurezza alimentare e ambientale, tutela dei lavoratori e benessere animale richiesti alle aziende europee. Non è accettabile che agli agricoltori dell’Ue vengano imposti obblighi sempre più rigorosi, mentre sul mercato comunitario entrano prodotti ottenuti con regole diverse.
“Quanto accaduto con il Brasile può fare da apripista”, ha concluso Fini. “Gli agricoltori europei non chiedono protezionismo, ma parità di condizioni: la reciprocità deve essere il criterio guida in tutti i futuri accordi commerciali. Solo così l’Europa potrà affrontare la sfida della competitività globale senza sacrificare la propria agricoltura, tutelando al tempo stesso consumatori e imprese”.
Commenta l’allevatore Cia Marco Capra: “Le nostre carni si distinguono per qualità e per salubrità, in molti casi all’estero i controlli sono meno severi. Anche dal punto di vista economico, l’import incide sul mercato, attraverso i suoi grandi quantitativi, svalutando anche il prezzo del prodotto italiano. Ma soprattutto, abbiamo qualche dubbio sul sistema usato all’estero per rilevare le sostanze che in Italia ed Europa sono proibite nell’attività zootecnica: sappiamo che sul vitello vivo è possibile svolgere delle analisi di controllo, mentre sulla carne che arriva macellata è difficile tracciare le sostanze che possono essere state utilizzate per l’accrescimento del capo”.
Conclude la presidente Cia Alessandria-Asti Daniela Ferrando, apicoltrice: “Il miele è un prodotto naturale che non subisce alcuna trasformazione. Cia insiste da tempo sulla necessità di avere gli standard di sicurezza, a tutela del lavoro degli agricoltori e della salute dei consumatori. Gli accordi di reciprocità devono essere la regola a cui tendere sin da ora, per vivere nel mercato sempre più globale”.