A poche ore della corsa abbiamo provato a fare una cosa che, fino a qualche anno fa, sarebbe sembrata uscita da un film di fantascienza: abbiamo chiesto all'AI di studiare il Palio di Asti. Monte, cavalli, prove, batterie, risultati, precedenti, sensazioni raccolte nei giorni della vigilia. Tutto dentro al grande frullatore dell'intelligenza artificiale.
La domanda, alla fine, era semplicissima.
"Chi vince il Palio?"
Risposta altrettanto semplice.
"Tanaro".
E non è stato un tentennamento da intelligenza artificiale, quelle risposte prudenti in cui alla fine tutti hanno ragione. Niente "potrebbe essere", "non si può escludere", "dipenderà dalla partenza". Alla richiesta di scegliere un solo nome, l'AI ha indicato Federico Arri detto Ares su Chimera da Clodia.
Motivazione? Un insieme di elementi che, messi tutti insieme, fanno di Tanaro il candidato preferito: la qualità dell'accoppiata, l'esperienza di Arri, le indicazioni delle prove e una batteria che sulla carta sembra offrire una buona occasione per conquistare la finale.
Insomma, l'algoritmo ha fatto i suoi calcoli.
Adesso vedremo se ha fatto bene i conti.
Perché c'è un piccolo problema che l'AI, per quanto intelligente, non può ancora risolvere: il Palio non è un foglio Excel.
Non sa cosa succederà al canapo. Non può prevedere una partenza falsa, una girata stretta, un cavallo che cambia traiettoria, un avversario che si mette di traverso o quei cinque secondi nei quali in Piazza Alfieri può cambiare tutto.
E soprattutto non può conoscere quella variabile misteriosa che da sempre governa il Palio: la fortuna.
Per questo, più che una sentenza, il nostro è un esperimento. L'AI ha scelto Tanaro.
Domani pomeriggio sapremo se ha visto giusto oppure se, come molti pronosticatori umani prima di lei, dovrà imparare a convivere con la frase più pronunciata a Palio corso : "Eh, ma io l'avevo detto..."
Per ora, però, il pronostico è registrato. Adesso parola alla pista.