Sanità - 06 settembre 2026, 10:40

Coperture vaccinali oltre il 95%: il Piemonte mantiene la guardia alta contro la difterite

I dati regionali confermano livelli ottimali tra i più piccoli, ma gli specialisti ribadiscono la necessità di non abbassare le difese

I recenti avvenimenti di cronaca hanno riacceso i riflettori su una patologia che decenni di immunizzazione capillare hanno reso quasi invisibile, ma che non è mai stata del tutto cancellata dal territorio italiano ed europeo: la difterite. L'attuale contenimento dell'infezione non rappresenta un traguardo automatico o definitivo, bensì il riflesso diretto di una costante adesione vaccinale capace di creare una barriera protettiva a beneficio dell'intera collettività, con particolare riguardo per i neonati e per chi non può ricevere il siero per ragioni cliniche.

Il quadro clinico della malattia è originato dal batterio noto come Corynebacterium diphtheriae. La trasmissione interumana avviene prevalentemente per via aerea, tramite le goccioline respiratorie espulse attraverso colpi di tosse e starnuti da soggetti contagiati, oppure attraverso il contatto cutaneo diretto in presenza di ferite o lesioni; il microrganismo, inoltre, può albergare anche in portatori del tutto asintomatici. Dopo una fase di incubazione che varia normalmente tra due e cinque giorni, il quadro clinico esordisce con astenia, febbre moderata, dolore alla gola e rigonfiamento dei linfonodi cervicali. L'elemento distintivo della forma respiratoria è la formazione di una pseudomembrana grigiastra su faringe e tonsille, un ostacolo meccanico che può compromettere severamente le vie aeree e l'atto della deglutizione.

L'aspetto più critico risiede tuttavia nella produzione di una potente tossina batterica. Questa sostanza è in grado di riversarsi nel circolo ematico e intaccare apparati vitali quali il sistema nervoso centrale e il muscolo cardiaco, provocando miocarditi, disfunzioni del ritmo, insufficienza cardiaca e deficit neurologici irreversibili, fino all'esito fatale nelle persone sprovviste di anticorpi. In presenza di un contagio conclamato, il solo impiego della terapia antibiotica riesce a eradicare il batterio ma non neutralizza in tempo utile la tossina già diffusa, imponendo trattamenti tempestivi ad alta specificità.

La misura più sicura per scongiurare complicanze severe rimane la somministrazione del presidio profilattico, basato su una versione inattivata della tossina che addestra le difese immunitarie senza innescare la patologia. Nel calendario sanitario nazionale, la formulazione è inserita nel ciclo esavalente somministrato ai neonati — che include la difesa contro tetano, pertosse, poliomielite, epatite B e infezioni da Haemophilus influenzae di tipo B — ed è seguita da richiami durante l'età scolare, l'adolescenza e con cadenza decennale nell'età adulta.

Sul fronte territoriale, il Piemonte evidenzia un trend solido rispetto all'obiettivo di copertura ottimale al 95% fissato dal Ministero della Salute per i ventiquattro mesi di età: per la coorte dei nati nel 2022 il dato consolidato a fine 2024 si è attestato al 95,05%, salendo al 95,7% a fine 2025 per i nati nell'anno 2023. Preservare tali quote di partecipazione è indispensabile per scongiurare focolai epidemici e garantire la tenuta dello scudo immunitario collettivo.

Per ulteriori approfondimenti e aggiornamenti sulle iniziative sanitarie regionali, è possibile consultare la pagina ufficiale all'indirizzo: https://www.regione.piemonte.it/web/temi/sanita/difterite-vaccino-continua-fare-differenza

Redazione