Si chiude con le dimissioni, a pochi mesi dalla nomina, la presidenza di Maurizio Rasero alla guida di Banca d'Asti. La decisione del primo cittadino astigiano - annunciata in mattinata durante la riunione del consiglio di amministrazione e che dovrebbe venire formalmente ratificata giovedì nell'ambito di una nuova assemblea - mette un punto fermo a una vicenda che negli ultimi mesi ha animato il confronto economico, finanziario e soprattutto politico della città, sciogliendo il nodo della convivenza tra l'incarico al vertice dell'istituto di credito e la carica istituzionale in piazza San Secondo.
La nomina di Rasero alla presidenza della banca era giunta a fine aprile, sostenuta dalla lista presentata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Asti. Fin da subito la coesistenza tra la carica di presidente e quella di sindaco aveva acceso un fitto dibattito. A far compiere una svolta decisiva al dossier sarebbero stati i recenti rilievi sollevati da Banca d'Italia, che ha chiesto formalmente chiarimenti all'ente creditizio in merito alla compatibilità tra i due ruoli e alle eventuali limitazioni nell'esercizio delle funzioni di presidenza, fissando a metà settembre il termine per i riscontri.
Parallelamente, il fronte politico cittadino ha vissuto settimane di tensione crescente. Come da noi documentato nei giorni scorsi, in occasione della discussione sul Documento unico di programmazione (Dup), la seduta consiliare si era trasformata in un braccio di ferro segnato dall'allontanamento dall'aula dello stesso sindaco Rasero. In quel contesto, le opposizioni avevano sollevato dubbi su incompatibilità e conflitti di interesse legati ai rapporti e alle sponsorizzazioni tra Comune e istituto di credito, mentre dal consigliere di minoranza Michele Miravalle era arrivata la proposta di un "patto per la città" per salvare le priorità amministrative prima della fine del mandato.
La frattura si era poi allargata ulteriormente durante la seduta successiva, con la dura presa di posizione delle minoranze sulle interpellanze ritirate. Come riportato nell'articolo linkato, consiglieri come Maria Ferlisi del Partito Democratico avevano denunciato che "la città non può restare in ostaggio delle ambizioni personali di chi governa", mentre Mario Malandrone di Ambiente Asti aveva rimarcato la centralità della questione politica, sostenendo che la sovrapposizione tra poltrone privava di fatto il capoluogo di una guida amministrativa a tempo pieno.
Con la formalizzazione delle dimissioni da presidente di Banca d'Asti, si conclude una fase di forte incertezza che secondo più osservatori rischiava di paralizzare l'attività politico-amministrativa del capoluogo e le relazioni istituzionali sul territorio. Rimane ora da comprendere come la banca e la politica locale affronteranno i rispettivi percorsi, con l'attenzione della comunità nuovamente concentrata sulle priorità di governo della città.
Mentre analizzando la vicenda dal punto di vista della dirigenza di piazza Libertà, sulla base dello statuto la presidenza passerà pro tempore al vicepresidente Gabriele Mello Rella, mentre in ottica futura già si rafforzano le quotazioni di un'altra figura di spicco degli ultimi decenni di politica astigiana, ovvero Maria Teresa Armosino, già presidente della Provincia di Asti, deputata e Sottosegretario per l'Economia e le Finanze nel terzo governo Berlusconi.
Qualora dovessero trovare riscontro le voci che la vogliono favorita per la successione a Rasero, sarebbe la terza figura politica di spicco a passare alla guida del gruppo bancario dopo il già citato Rasero e dopo Giorgio Galvagno, la cui presidenza aveva fatto seguito alla lunga "reggenza" (ben 16 anni) di Aldo Pia.