Politica - 15 settembre 2026, 15:50

Minoranza consiliare all'attacco dopo le dimissioni di Rasero dalla Banca

I consiglieri denunciano mesi di stallo per il capoluogo e chiedono una svolta per il futuro della città

Rasero, tra gli assessori Boccia e Morra (anche vicesindaca) durante il consiglio comunale della scorsa settimana

La notizia della rinuncia di Maurizio Rasero alla presidenza di Banca d'Asti ha scatenato un vero e proprio terremoto politico in città. Se dai banchi della maggioranza, almeno per il momento, tutto tace sulle ricadute per l'amministrazione e sul futuro del governo cittadino, dal fronte delle minoranze consiliari si registra un coro compatto e durissimo di reazioni che puntano il dito contro i mesi di stallo vissuti dal Comune.

A tracciare un bilancio severo è Mario Malandrone (Ambiente Asti), che de finisce la vicenda un vero e proprio tracollo su tutti i fronti: "La vicenda delle dimissioni di Maurizio Rasero dalla presidenza della Banca di Asti segna una delle pagine più buie e imbarazzanti per la gestione della politica e delle istituzioni locali", sottolineando la delegittimazione della governance della fondazione bancaria e lo spreco di risorse per le selezioni dei vertici. Per l'esponente civico, il primo cittadino "ha svilito e mancato di rispetto al ruolo e all'istituzione del Sindaco della Città di Asti. Trattare le cariche pubbliche e i vertici delle principali realtà finanziarie della città come tessere di uno scacchiere personale danneggia pesantemente l'immagine di Asti e delle sue istituzioni", concludendo con la richiesta di un radicale cambio di rotta per la comunità.

Sulla stessa linea d'attacco si colloca Massimo Cerruti (Movimento 5 Stelle), che rivendica le battaglie portate avanti nei mesi scorsi a palazzo civico, a partire dalla formale diffida bocciata a giugno: "I fatti ci danno ragione. La sedia vuota lasciata in aula era già la prova plastica del problema che denunciavamo", osserva il consigliere, evidenziando che "non basta un passo indietro tardivo e silenzioso". Per Cerruti il tema investe in pieno gli assetti cittadini: "Chiediamo con la stessa fermezza le dimissioni del presidente della Fondazione Banca d'Asti e dell'intero Consiglio di Amministrazione: sono loro gli autori politici e istituzionali di uno scempio che ha tenuto Asti ostaggio di un conflitto di interesse strutturale negato fino all'ultimo", ribadendo l'intenzione di vigilare affinché si interrompano dinamiche di palazzo a scapito della trasparenza.

A evidenziare l'impatto diretto sull'attività amministrativa è infine Michele Miravalle (Partito Democratico), che parla dell'epilogo inevitabile di una gestione infelice: "È l’ultima tappa di un grande pasticcio, che ha fatto fare una figuraccia sia alla banca che al Comune", evidenziando come la decisione sia maturata sotto la pressione dell'autorità di vigilanza. Secondo Miravalle, a pagare il prezzo più alto è stata la macchina comunale: "Le conseguenze sulla città sono state pesanti, c’è stato un sindaco dimezzato per sei mesi e l’amministrazione è rimasta congelata, nessun problema della città è stato risolto", rendendo indispensabile "aprire, al più presto, una nuova stagione politica e amministrativa".

Un fronte comune che trova concordi anche Vittoria Briccarello e Mauro Bosia (Uniti si può), secondo cui: "La città ha vissuto l’episodio più basso degli ultimi anni, la mossa del sindaco, avvallata dalla sua maggioranza e da chi, come il Parlamentare Coppo, lo ha sostenuto a livello parlamentare, ha minato non solo la credibilità della nostra città ma ha bloccato per 6 mesi i lavori consigliari. Rasero, costretto a dimettersi per salvare il cda, si trova sindaco obbligato. Di certo un finale pessimo è una brutta figura, ma almeno, là dove la maggioranza consigliare ha peccato, ci ha pensato Banca d’italia ad assicurare un po’ di stabilità amministrativa". 

Dai due consiglieri arriva una condanna senza appello: "Una cosa è certa: nessuno di coloro che ha avvallato l’operazione scellerata è giustificabile. Ora speriamo che, in questi ultimi mesi, si pensi alla città. Ora bisogna aver gli anticorpi per proteggere ciò che gli strascichi di Rasero han causato in questi mesi: il piatto pronto per la svendita della banca".
"In ogni caso, in questa breve presidenza, abbiamo assistito a oltre 150 prepensionamenti - concludono guardando all'aspetto lavorativo - , l’equivalente di oltre 100 posti di lavoro persi, e 20 accorpamenti circa. Questo traspare dagli incontri sindacali. Una cosa è certa: il tetto di cristallo è caduto, occorrerà star attenti che non venga rinsaldato".


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