La Fisac Cgil di Asti interviene sulle dimissioni di Maurizio Rasero dalla presidenza della Banca di Asti, arrivate dopo 141 giorni dall'insediamento, e chiede trasparenza sulle scelte che hanno portato alla sua nomina.
Secondo il sindacato, la vicenda avrebbe presentato criticità già nella sua origine. La Fisac ricostruisce il percorso partendo dal maggio 2024, quando la formazione del Consiglio di Indirizzo della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, che la sigla sindacale considera fortemente influenzata dagli equilibri politico-istituzionali del territorio riconducibili a Rasero, portò all'elezione di Livio Negro alla presidenza della Fondazione. Successivamente, la stessa Fondazione propose Rasero alla presidenza della banca.
Per la Fisac si sarebbe così determinato un «cortocircuito istituzionale» tra politica territoriale, Fondazione e governance bancaria, con possibili ripercussioni sulla percezione di autonomia e indipendenza dell'istituto.
"Non occorrevano particolari capacità divinatorie per prevedere l'esito di questa vicenda", scrive Cgil. "Al di là di un quadro normativo già piuttosto chiaro, sarebbe stato sufficiente fare un semplice esercizio: guardarsi intorno nel panorama bancario italiano e verificare quante volte presidenza di una banca sia stata affidata al Sindaco in carica della città in cui quella banca ha la sede. La risposta è semplice: non risulta sia mai accaduto. Evidentemente qualcuno ha pensato che Asti potesse diventare un interessante laboratorio istituzionale. Ma il risultato finale è stato molto diverso da quello atteso. Le dimissioni di Maurizio Rasero dalla Presidenza della Banca di Asti dopo appena 141 giorni chiudono una vicenda che non può essere liquidata come un incidente di percorso. Piuttosto, sembrano la conclusione di un percorso che presentava problemi evidenti fin dall'inizio. Per comprenderne l'origine occorre tornare indietro a maggio 2024. La sequenza degli eventi parla da sola: la formazione del Consiglio di Indirizzo della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, fortemente influenzata dagli equilibri politico-istituzionali del territorio riconducibili a Rasero, porta all'elezione di Livio Negro alla Presidenza della Fondazione; la stessa Fondazione propone poi Rasero alla Presidenza della Banca. Si è così creato un evidente cortocircuito istituzionale che ha finito per sovrapporre politica territoriale, Fondazione e governance bancaria, compromettendo quella percezione di autonomia e indipendenza che dovrebbe rappresentare il primo patrimonio di qualsiasi istituto di credito. La successiva nomina del Sindaco in carica del capoluogo e Presidente della Provincia, incarico lasciato poco prima del passaggio in banca, esponeva infatti l'istituto a prevedibili criticità sotto il profilo dell'indipendenza di giudizio e della gestione dei potenziali conflitti di interesse. E qui entra in gioco un altro elemento della vicenda. Per sostenere l'operazione sono state richieste consulenze e pareri professionali. È quindi legittimo domandarsi quale sia stato il contributo effettivo di queste autorevoli valutazioni. Perché se l'obiettivo era dimostrare la piena sostenibilità della nomina, bisogna riconoscere che il risultato finale non è stato esattamente incoraggiante: dopo pochi mesi sono arrivati i rilievi della Vigilanza e le conseguenti dimissioni. Pag. 1|2 CGIL ASTI FISAC ASTI GIL Per questo motivo desta preoccupazione il ruolo svolto dalla Fondazione, socio di maggioranza della banca, che avrebbe dovuto valutare con maggiore attenzione i rischi regolamentari, reputazionali e istituzionali derivanti da una scelta così delicata. Persino fuori tempo massimo, un consigliere della maggioranza del Sindaco è stato in grado di giustificare il doppio incarico come strumento attraverso il quale la città avrebbe potuto risolvere i suoi problemi, prefigurando la banca come fosse un bancomat e senza minimamente interrogarsi che tale approccio cozzava pesantemente rispetto ai possibili conflitti di interesse. La conseguenza più grave resta però il danno reputazionale arrecato alla Banca di Asti. Una banca vive di fiducia: quella dei clienti, delle imprese, del territorio ed anche delle Autorità di Vigilanza. Una presidenza tanto breve, conclusa a seguito delle contestazioni dell'Autorità, inevitabilmente indebolisce l'immagine dell'istituto. A pagare il prezzo di questi errori sono prima di tutto le lavoratrici e i lavoratori che ogni giorno rappresentano la banca, ne difendono la reputazione e mantengono vivo il rapporto di fiducia con la clientela. Per questo chiediamo che la vicenda venga affrontata con la massima trasparenza e che tutti i soggetti coinvolti si assumano le proprie responsabilità. La governance della Banca di Asti deve essere guidata esclusivamente da criteri di competenza, autonomia, indipendenza e sana e prudente gestione. La banca non può essere percepita come il punto di arrivo di equilibri politici territoriali. È un patrimonio collettivo che appartiene alla comunità, ai clienti e ai lavoratori che ogni giorno ne garantiscono il valore. Ci aspettiamo pertanto che l'autonomia della Banca, che rappresenta la difesa di tanti posti di lavoro locali, tanto sbandierata anche recentemente da Rasero, venga difesa, dal momento che la parte politica che esprimerà la nuova Presidenza è la stessa del Sindaco".