Una chiesa di San Rocco gremita e un pubblico attento e partecipe hanno accompagnato, venerdì sera a Villafranca d’Asti, la presentazione dell’“Insultario Piemontese–Italiano” di Paolo Sirotto, un volume dal titolo volutamente provocatorio che, dietro le parole meno gentili della tradizione piemontese, nasconde un vero e proprio viaggio nella storia e nella cultura del territorio.
L’iniziativa è stata promossa dall’Associazione culturale Per San Rocco, con il patrocinio del Comune di Villafranca d’Asti e la collaborazione dell’Ecomuseo Basso Monferrato Astigiano.
Ad aprire la serata è stato Nico Novara, vicepresidente dell’associazione, che ha invitato il pubblico a non fermarsi al titolo del libro. “Gli insulti raccontano molto di un popolo: la sua storia, la sua cultura e il suo modo di vedere il mondo”, ha spiegato.
L’Insultario, infatti, non nasce come una semplice raccolta di parolacce o imprecazioni, ma come un lavoro linguistico e antropologico, frutto di anni di ricerca e accompagnato da un approfondito studio etimologico sulle espressioni tramandate dalla tradizione piemontese.
Dalle famiglie al dizionario
Accanto a Sirotto è intervenuto Davide dei Farinei dla Brigna, storico gruppo rock-folk da anni impegnato nella diffusione della lingua piemontese, soprattutto tra le nuove generazioni.
Nel corso della serata l’autore ha raccontato anche l’esperienza dell’Associazione Arte ci pare, realtà di cui è tra i fondatori e che si occupa di promuovere lingua, musica e tradizioni piemontesi. Un’attività che ha raggiunto anche l’estero, in particolare l’Argentina, dove numerosi discendenti degli emigrati piemontesi continuano a coltivare il legame con le proprie origini.
Proprio Davide ha raccontato la particolare genesi dell’Insultario. La raccolta è cresciuta anche grazie a un appello rivolto ai fan della band, ai quali è stato chiesto di condividere modi di dire, imprecazioni e insulti tramandati nelle famiglie e nei paesi.
La risposta è stata significativa: centinaia di persone hanno contribuito alla raccolta, permettendo di recuperare espressioni che rischiavano di perdersi e che sono successivamente entrate a far parte del volume.
Il piemontese, una lingua con una storia
Uno dei passaggi centrali dell’incontro è stato dedicato alla dignità linguistica del piemontese.
Sirotto ha ricordato come il piemontese non sia semplicemente un dialetto parlato, ma abbia alle spalle una lunga tradizione scritta. Tra le testimonianze più antiche figurano lj Sermon subalpin, ventidue prediche risalenti alla fine del XII secolo, mentre nel 1783 venne pubblicata la prima Grammatica piemontese.
Una storia che si è sviluppata attraverso numerose varianti locali. La scrittura moderna, tuttavia, si basa su regole condivise, elaborate nel Novecento dalla Companìa dij Brandé, che hanno contribuito a dare una forma più unitaria alla lingua.
Durante la serata è stato inoltre ricordato il riconoscimento del piemontese nel quadro europeo delle lingue regionali e minoritarie, mentre l’UNESCO lo considera una lingua storica da preservare.
L’ironia dietro l’insulto
Il dialogo con il pubblico ha poi portato a una domanda apparentemente paradossale: come può conciliarsi l’immagine tradizionale del piemontese, spesso associato a misura e rispetto delle forme, con un repertorio così ampio di insulti e imprecazioni?
La risposta di Sirotto ha riportato il tema sul terreno culturale. Nel piemontese, ha spiegato, l’insulto può conservare una componente di leggerezza e ironia che lo distingue dall’espressione della semplice rabbia.
Una volta sottratta alla sua funzione offensiva e inserita nel proprio contesto storico e sociale, anche una parola volgare può diventare testimonianza della memoria collettiva, raccontando il modo di vivere, l’umorismo e la mentalità di una comunità.