Attualità - 28 settembre 2026, 09:57

Il TAR fa tramontare il progetto del motocross a Castagnole Monferrato

I giudici amministrativi respingono l'impugnazione contro il parere negativo di compatibilità ambientale espresso dalla Provincia di Asti

L'area in cui avrebbe dovuto sorgere la pista ora bocciata dal TAR

La lunga contesa sul futuro della Valle Randolo trova un punto fermo davanti alla giustizia amministrativa. Con la sentenza numero 01818/2026, il Tar Piemonte ha infatti respinto il ricorso presentato dalla società Monferrato Srl. L'atto impugnava la determinazione con cui la Provincia di Asti, il 31 gennaio 2023, aveva sancito la non compatibilità ambientale dell’opera, determinando il successivo esito negativo del procedimento presso lo sportello unico per le attività produttive.

L'impianto sportivo, pianificato in località Valenzani nel territorio comunale di Castagnole Monferrato, era al centro del dibattito da oltre un decennio. I rilievi mossi nel corso dell'iter hanno riguardato la portata ecologica dell'intervento, che avrebbe causato una profonda alterazione dell'equilibrio locale: tra gli elementi più discussi figuravano il taglio di oltre 7.500 alberi di alto fusto, un marcato inquinamento acustico e una compromissione generale del paesaggio collinare.

Il bilancio del comitato civico

A guidare l'opposizione al crossodromo è stato il Comitato Vigilanza Motocross, organismo nato inizialmente per seguire da vicino le fasi istruttorie e poi trasformatosi nel fulcro della mobilitazione di residenti e associazioni ambientaliste. La complessità del percorso amministrativo ha richiesto negli anni lo svolgimento di ben otto Conferenze di Servizi, oltre a ripetuti contenziosi nelle aule di tribunale.

Soddisfazione è stata espressa dal vertice del comitato, Claudio Vella, che definisce il pronunciamento una svolta definitiva: "Con questa sentenza possiamo affermare che è stata messa una pietra tombale sul progetto così come lo abbiamo conosciuto e contrastato", rimarcando come non siano giunte proposte alternative in grado di superare le criticità sollevate. Per il portavoce, l'esito "premia il lavoro e la determinazione di tutta la squadra del comitato, dei professionisti e delle associazioni a difesa di un territorio che non avrebbe tratto reali benefici dall'opera", ponendo l'accento anche sul notevole dispendio di energie e risorse pubbliche che hanno accompagnato una pianificazione carente sotto il profilo della sostenibilità.

La conclusione della vertenza apre adesso lo spazio a una programmazione alternativa per il borgo astigiano. L'auspicio dei cittadini è che la salvaguardia dell'ecosistema si traduca in investimenti capaci di valorizzare le specificità agricole, paesaggistiche e sociali dell'area, orientando le prossime scelte verso una crescita economica autenticamente compatibile con il contesto del Monferrato.

Redazione