Attualità - 30 settembre 2026, 09:12

Asti 2050, l’Accademia di Architettura di Mendrisio studia il futuro della città

Un semestre di progettazione dedicato al riuso di edifici contemporanei abbandonati o in disuso: 24 studenti hanno visitato Asti per avviare la ricerca sul patrimonio esistente

Per quattro mesi Asti diventerà oggetto di studio per gli studenti dell’Accademia di Architettura di Mendrisio, che ha dedicato il corso di Progettazione del semestre invernale 2026 alla città piemontese con il titolo "Asti 2050".

L'Accademia, fondata nel 1996 dagli architetti Mario Botta e Aurelio Galfetti, affida il laboratorio alla cattedra Reduce Reuse Recycle, composta dall'architetto tedesco Muck Petzet, dall'architetto astigiano Paolo Catrambone e dall'architetta svizzero-kosovara Gresa Shehu.

Il lavoro si concentrerà sugli edifici contemporanei abbandonati o in disuso della città, con l'obiettivo di sviluppare strategie per il riuso del patrimonio edilizio esistente attraverso il minimo intervento possibile.

Ogni anno lo studio sceglie una città italiana e porta gli studenti a confrontarsi con nuove strategie di riuso. La metodologia pone l'esistente al centro del progetto, applicando i principi della sostenibilità in architettura: edifici, strutture e materiali vengono valorizzati e trasformati, preservando le risorse e l'energia già incorporate e riducendo il ricorso a nuovi materiali, le emissioni e l'impatto ambientale.

Da Way-Assauto all'ex ospedale

Asti è stata scelta come caso di studio per la presenza di numerosi contenitori vuoti e per una condizione post-industriale che, secondo l'impostazione del laboratorio, rappresenta un terreno particolarmente interessante per sviluppare nuove ipotesi di riuso.

I 24 studenti, provenienti da Svizzera, Italia, Spagna, Albania e Danimarca, hanno visitato la città dal 16 al 20 settembre, accompagnati dai docenti. Nel corso della visita hanno conosciuto alcuni dei luoghi individuati come oggetto di ricerca, tra cui l'Ospedale Civico, l'ex Way-Assauto, la Maternità, le Antiche Mura, la zona est delle ex caserme e il Pensionato Maina.

La visita ha rappresentato l'avvio di una prima fase di ricerca urbana e sociale, che costituirà la base per il successivo lavoro progettuale del semestre.

L'orizzonte del 2050

Il titolo "Asti 2050" richiama l'orizzonte temporale fissato dall'Unione Europea per il raggiungimento della neutralità climatica, in coerenza con gli obiettivi dell'Accordo di Parigi. Il 2050 diventa così il riferimento per affrontare i temi della transizione energetica e ambientale e per interrogarsi su nuove visioni urbane e sociali.

Il progetto è stato reso possibile dalla collaborazione tra l'Università della Svizzera Italiana e l'Ordine degli Architetti di Asti, guidato dall'architetto Maurizio Pugliese, che ha fornito supporto e documentazione nella preparazione del laboratorio, anche attraverso le ricerche sul patrimonio edilizio contemporaneo.

Durante i giorni trascorsi ad Asti è arrivato inoltre il supporto di FuoriLuogo e del Foyer delle Famiglie, che hanno offerto ospitalità, di AssoAlbania, che ha contribuito a far conoscere la propria comunità, e di Paolo Terzuolo, per la visita all'ex Waya Assauto.

Il lavoro degli studenti proseguirà ora in Svizzera, coordinato dal gruppo di docenza e arricchito dal contributo di ospiti italiani e internazionali. Il percorso culminerà nel 2027 con una mostra dei progetti.

L'obiettivo è che i lavori possano alimentare il dibattito e proporre nuove visioni concrete per la città del futuro, in una fase di trasformazione e di riscrittura delle prospettive urbanistiche di Asti.

Redazione