Attualità - 01 ottobre 2026, 12:14

Diocesi di Asti, la Chiesa torna alle radici: fede, sinodo e nuove sfide per l’anno pastorale

Il vescovo Marco Prastaro presenta gli orientamenti 2026-2027: "La fede deve tornare al suo principio ispiratore, Gesù Cristo". Tra cammino sinodale, patrimonio da ripensare, missione e attenzione alle fragilità del territorio

Le foto della presentazione (Merphefoto)

Tornare alle radici della fede, concretizzare il cammino sinodale, ripensare la gestione delle parrocchie e del patrimonio ecclesiastico, prendersi cura degli anziani e mantenere aperta una dimensione missionaria. Sono queste alcune delle direttrici degli orientamenti pastorali della diocesi di Asti per l’anno 2026-2027, presentati questa mattina dal vescovo Marco Prastaro durante la conferenza stampa in Vescovado.

Un anno che sarà soprattutto dedicato a trasformare in iniziative concrete il lavoro di riflessione svolto negli ultimi anni. Gli orientamenti prendono spunto dalla parabola evangelica della casa costruita sulla roccia e si collegano al documento dei vescovi italiani "Radicati e costruiti in Cristo", elaborato al termine del cammino sinodale delle Chiese in Italia.

"Per chi si definisce cattolico non è più possibile pensare la propria azione senza tornare continuamente al principio ispiratore della fede: Gesù Cristo", ha spiegato Prastaro. L’immagine della casa sulla roccia diventa così il punto di partenza per una riflessione sulla necessità di recuperare i fondamenti della fede in una società nella quale, ha sottolineato il vescovo, la presenza cristiana non può più essere considerata un dato acquisito. "Non viviamo più in un contesto nel quale la fede cristiana può essere data per scontata. L’epoca della cristianità, nella quale il pensiero cristiano rappresentava il riferimento prevalente della società, è ormai alle nostre spalle".

Dalle radici della fede alla vita concreta

Il ritorno alle fondamenta della fede, però, non significa chiudersi all’interno della comunità ecclesiale. Al contrario, secondo Prastaro, una fede autenticamente radicata in Cristo deve tradursi in scelte e comportamenti concreti. "La fede deve diventare visibile nella vita quotidiana e nell’impegno che ciascuno assume nella società".

Da qui lo sguardo della diocesi sulle grandi questioni che attraversano il presente: la pace, l’ecologia, l’accoglienza, il fine vita e il bene comune.

In questo quadro si inserisce anche l’appuntamento del 16 gennaio, quando la diocesi inviterà politici e amministratori locali a una mattinata di confronto. L’obiettivo non sarà entrare nel merito delle singole questioni amministrative, ma interrogarsi sul significato dell’impegno politico per chi si riconosce nella fede cristiana. "Vorremmo proporre una riflessione sul significato dell’impegno politico e amministrativo per chi si definisce cristiano e cattolico, a partire dalla responsabilità verso il bene comune e dalla necessità di testimoniare il Vangelo nella sua interezza".

Il Sinodo entra nella fase della concretezza

Una seconda direttrice riguarda il cammino sinodale, che nell’anno pastorale appena iniziato entra in una fase maggiormente operativa.

Dopo gli anni dedicati alla riflessione e all’individuazione delle priorità, la diocesi ha costituito quattro gruppi di lavoro con il compito di trasformare le indicazioni emerse in proposte concrete.

Il primo ambito riguarda l’iniziazione cristiana, con l’obiettivo di ripensare i percorsi rivolti a bambini e famiglie, costruendo itinerari nei quali possano camminare insieme famiglie, bambini e comunità.

Il secondo riguarda i consigli pastorali parrocchiali, considerati uno strumento fondamentale per favorire il confronto tra parroci e fedeli e rendere le comunità maggiormente partecipi delle scelte. L’obiettivo è valorizzarne la funzione di confronto e corresponsabilità, evitando che diventino soltanto luoghi di organizzazione pratica.

Il terzo tema riguarda la gestione amministrativa e delle strutture, definita dallo stesso vescovo come una delle questioni più complesse. Il parroco rimane il legale rappresentante della parrocchia, ma la diocesi si interroga su come rendere meno gravoso il peso della gestione amministrativa.

A questo si aggiunge la questione del vasto patrimonio immobiliare ecclesiastico. "La gestione di questo patrimonio rappresenta una sfida crescente per le nostre comunità, soprattutto quando il numero degli abitanti diminuisce mentre rimane invariato il numero delle strutture da mantenere", ha spiegato Prastaro.

Il problema riguarda in particolare le parrocchie che possiedono numerose chiese e devono affrontare costi di manutenzione difficilmente sostenibili. È un tema che coinvolge ormai la Chiesa italiana ed europea e che pone anche questioni legate alla tutela del patrimonio e alla possibile destinazione futura degli edifici di culto.

Il quarto ambito individuato è quello degli anziani. In un territorio caratterizzato da una popolazione sempre più anziana, la diocesi vuole interrogarsi non soltanto sull’assistenza sanitaria, ma sulla dimensione pastorale e spirituale della terza età:  "L’obiettivo è chiederci come accompagnare gli anziani anche nella loro dimensione spirituale e come continuare a offrire loro occasioni per vivere e approfondire la propria fede".

La missione a Nairobi: "La Chiesa deve rimanere aperta"

Tra le novità dell’anno pastorale c’è anche l’avvio di una nuova esperienza missionaria nella periferia di Nairobi, dove dal mese di novembre sarà impegnato don Paolo Lungo, insieme a don Paolo Burdino e a padre Michael, all’interno di una grande parrocchia della periferia della capitale keniana.

Una realtà molto diversa da quella astigiana, con una popolazione parrocchiale che può raggiungere, secondo le stime indicate dal vescovo, tra i 150 e i 250 mila abitanti.

La scelta di inviare un sacerdote in missione in un momento caratterizzato dalla diminuzione del clero in diocesi potrebbe apparire controcorrente. Prastaro ha però ribadito che la dimensione missionaria rappresenta una componente irrinunciabile della Chiesa. "La riduzione del numero dei sacerdoti non può portarci a rinunciare alla dimensione missionaria. La Chiesa deve rimanere aperta agli altri popoli e alle altre Chiese".

Asti entrerà nel progetto missionario già avviato dalla diocesi di Torino, seguendo una modalità sempre più utilizzata dalle diocesi italiane: mettere insieme risorse e sacerdoti per sostenere esperienze che una singola realtà ecclesiale non sarebbe più in grado di affrontare autonomamente. "Di fronte alla riduzione delle risorse, la strada è la collaborazione. Dobbiamo mantenere aperta la Chiesa e non ripiegarci esclusivamente sui nostri problemi"

Il 5 giugno l’assemblea sinodale diocesana

La fase di concretizzazione del cammino sinodale avrà un momento importante il 5 giugno, quando si terrà una nuova assemblea sinodale diocesana. Sarà l’occasione per presentare il lavoro svolto dai gruppi e verificare il passaggio dalle riflessioni degli ultimi anni alle proposte operative.

Prastaro ha sottolineato anche la necessità di rispettare i tempi propri del percorso sinodale: "Il cammino sinodale richiede tempo e non può essere sottoposto alla logica della velocità che caratterizza la comunicazione contemporanea. Il confronto e l’ascolto hanno bisogno di tempi più lunghi". Una prospettiva che, inevitabilmente, si confronta con un sistema dell’informazione nel quale le notizie si susseguono rapidamente. La Chiesa, ha ricordato il vescovo, sceglie invece un percorso fondato sull’ascolto e sulla partecipazione.

Il confronto sulle diocesi: "Le decisioni spettano alla Santa Sede"

Nel corso della conferenza stampa non è mancata una domanda sul futuro delle diocesi piemontesi e sulle ipotesi di accorpamento legate alla diminuzione del clero.

Prastaro ha chiarito che eventuali decisioni non competono alla Conferenza episcopale italiana, ma alla Santa Sede, attraverso il Dicastero per i vescovi. Ha ricordato i recenti processi che hanno interessato alcune diocesi piemontesi e la situazione di Alessandria, senza però anticipare scenari per Asti. Il problema, secondo il vescovo, non riguarda soltanto la necessità di ridurre il numero delle parrocchie affidate ai sacerdoti, ma anche la perdita di competenze che può accompagnare la diminuzione del clero nelle diocesi più piccole. "Una diocesi più piccola rischia di perdere competenze e professionalità necessarie per affrontare ambiti sempre più complessi. La difficoltà non riguarda quindi soltanto il numero dei sacerdoti, ma anche la possibilità di mantenere una struttura capace di esprimere competenze diverse". 

Povertà e salute mentale, il convegno del 17 ottobre

La seconda parte della mattinata è stata dedicata alla presentazione del convegno "Povertà e salute mentale: relazione circolare, diritti negati", organizzato da Caritas diocesana e Pastorale della Salute di Asti, in programma sabato 17 ottobre alle 9 nel salone degli Oblati di San Giuseppe.

A presentarlo sono stati Beppe Amico, presidente della Caritas di Asti, e Tiziana Stobbione, della Pastorale della Salute.

L’iniziativa nasce dalla ricerca nazionale realizzata da Caritas Italiana insieme alla Conferenza permanente per la salute mentale nel mondo Franco Basaglia, presentata a Roma lo scorso febbraio e alla quale ha partecipato anche la Caritas astigiana.

La scelta di riproporre il tema ad Asti si lega alla Giornata mondiale della salute mentale del 10 ottobre e alla Giornata internazionale per l’eliminazione della povertà del 17 ottobre.

"Il tema nasce dalla consapevolezza che povertà e salute mentale si alimentano reciprocamente. Una condizione di malattia può portare alla perdita delle relazioni e del lavoro, mentre la povertà e lo stress legato alla precarietà possono contribuire all’insorgenza o all’aggravamento di problemi di salute mentale", ha spiegato Amico.

"La richiesta di aiuto alla Caritas è un segnale"

Amico ha portato l’attenzione anche sulle situazioni incontrate quotidianamente dalla Caritas: persone con problemi di salute mentale che chiedono aiuto per pagare l’affitto, acquistare la legna per l’inverno, fare la spesa o accedere ai servizi dell’Emporio.

"Quando una persona affetta da una patologia riconosciuta non dispone di risorse sufficienti per sostenere le spese fondamentali, la richiesta di aiuto alla Caritas evidenzia una situazione nella quale alcuni diritti essenziali non sono pienamente garantiti", ha sottolineato.

Secondo i dati richiamati durante la presentazione, la ricerca nazionale evidenzia nell’ultimo decennio un aumento del 154% delle persone con problemi di salute mentale che si trovano in condizioni di povertà.

Il convegno proverà quindi a non fermarsi alla fotografia del problema, ma ad affrontare anche le possibili risposte. Tra i relatori della prima sessione ci saranno Giovanna Del Giudice, che ha collaborato con Franco Basaglia e da anni si occupa di salute mentale, e Vera Pellegrino, ricercatrice di Caritas Italiana che ha lavorato alla ricerca nazionale. "Il problema non riguarda soltanto la singola persona, ma chiama in causa il contesto sociale ed economico nel quale vive. Per questo la cura deve essere accompagnata da un intervento sulle condizioni di vita" ha osservato. 

Farmaci, povertà e una spirale difficile da spezzare

Tiziana Stobbione ha richiamato invece l’attenzione su un aspetto particolarmente concreto: il costo dei farmaci per le persone con problemi di salute mentale: "La difficoltà economica può impedire anche l’accesso alle terapie farmacologiche necessarie. Per una persona già in condizione di povertà, il costo delle cure può diventare un ulteriore elemento di fragilità".

Secondo Stobbione, si crea così un circolo nel quale la condizione economica incide sulla possibilità di curarsi e la mancata continuità delle cure può a sua volta rendere più difficile il recupero di una condizione di vita stabile.

La seconda parte del convegno avrà invece una forte caratterizzazione locale, con gli interventi della dottoressa Mara Barcella, direttore del Dipartimento di Salute mentale dell’Asl di Asti, e della dottoressa Viviana Martinoli, dirigente responsabile del Servizio sociale aziendale.

Uno degli obiettivi dichiarati dell’iniziativa è mettere in evidenza la necessità di una rete territoriale. Caritas e Pastorale della Salute intendono coinvolgere servizi pubblici, associazioni, terzo settore e mondo della scuola, nella convinzione che una questione complessa come quella della salute mentale non possa essere affrontata da singoli soggetti isolati.

"La complessità del fenomeno richiede una rete stabile tra servizi, istituzioni, associazioni, scuola e territorio. Nessun soggetto può affrontare da solo una problematica di questa portata", ha sottolineato Stobbione.

Nel corso della mattinata è stato richiamato anche il ruolo delle realtà che lavorano con adolescenti e giovani e l’esigenza di fornire agli insegnanti strumenti adeguati per riconoscere precocemente situazioni di fragilità.

In questa direzione è già partito sul territorio un progetto pilota "Corso Sentinelle", che coinvolge circa quaranta insegnanti del primo e del secondo ciclo e punta a fornire strumenti per intercettare situazioni di disagio e costruire procedure condivise tra scuola, famiglie e servizi.

Il filo conduttore che lega anche questa iniziativa agli orientamenti pastorali presentati dal vescovo è dunque quello della presenza nel territorio: una Chiesa che, partendo dalle proprie radici, non intende chiudersi nelle proprie strutture, ma confrontarsi con le fragilità e le trasformazioni della società, costruendo nuove forme di collaborazione e di presenza.

Le foto della presentazione (Merphefoto)

Le foto della presentazione (Merphefoto)

Le foto della presentazione (Merphefoto)

Le foto della presentazione (Merphefoto)

Le foto della presentazione (Merphefoto)

Le foto della presentazione (Merphefoto)

Le foto della presentazione (Merphefoto)